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Cefalù: omelia del parroco Liborio Asciutto

Si è svolta domenica la festa dell’Addolorata al Molo. Dopo la benedizione della nuova statua e la celebrazione della santa Messa con la benedizione del mare è seguita la processione con preghiera e canti che seguirà il seguente itineraio: largo eroi del mare, piazza Marina, via Veternai, via Candeloro, via Pierre, via Porpora, via Auria, via Candeloro e via Veterani. Ecco l’omelia che ha tenuto il parroco Liborio durante la celebrazione eucaristica.

Oggi qui, dinanzi al mare, alla Città e alla Rocca, rivolgiamo il nostro pensiero a Maria Addolorata. Un titolo, questo che ricorda i sette dolori che il Vangelo, pur nella sua sobrietà, le attribuisce: la profezia del vecchio Simeone secondo la quale una spada avrebbe trafitto il suo cuore; la fuga in Egitto a causa della persecuzione di Erode; lo smarrimento di Gesù nel tempio; il suo incontro con Gesù che, portando la croce, va verso il Calvario; il suo stare ai piedi della croce sulla quale è crocifisso Gesù; il suo accogliere tra le proprie braccia Gesù morto; il suo vederlo seppellire nella tomba.

Da donna forte Maria sopporta tali profonde ferite e proprio per questo continua a stare vicina a quanti nel nostro mondo soffrono: pensiamo – solo per fare qualche fugace riferimento – alle tante persone e famiglie colpite dal recente terremoto in Centro Italia, alle quotidiane vittime delle guerre che insanguinano il Medio Oriente, a quanti vengono uccisi da atti di terrorismo, ai milioni di persone che soffrono la fame e sono costrette a emigrare verso nuove terre. Pensiamo alla donne che in genere sono quelle che maggiormente portano il peso delle croci umane.

Oggi Maria Addolorata guarda anche la nostra città di Cefalù, rivolgendo il suo sguardo amorevole verso quanti in essa soffrono o sono in difficoltà: gli ammalati, gli anziani, coloro che non trovano lavoro, quanti sono oppressi da forme di sopruso e d’ingiustizia. In particolare oggi guarda una città che vede fortemente ridimensionato il suo ospedale, con tantissimi ammalati che, oltre alle sofferenze della malattia, dovranno affrontare ulteriori pesanti difficoltà.

Tra le pochissime frasi che nel N.T. ci parlano di Maria mi piace citarne una dal Vangelo di Luca. Dopo avere accolto l’annuncio che avrebbe coinvolto tutta la sua vita, “Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città della Giudea”, per andare ad assistere, per circa tre mesi, la cugina Elisabetta. La fede è dire di sì alla parola e alla chiamata di Dio, ma poi mettersi subito in fretta ad andare ad aiutare chi è nel bisogno. La Chiesa ci propone Maria come modello di fede e d’impegno di amore verso il prossimo e noi che ci diciamo cristiani dobbiamo imitarla proprio in ciò se non vogliamo che la nostra fede sia vana e inconsistente. E, come fece Maria, dobbiamo vivere la vita di adesione a Dio e alla sua parola, portandola e incarnandola nella realtà di ogni giorno, nel mondo della famiglia, del lavoro e delle situazioni giornaliere. E’ bello pensare che Dio ci sfiora non solo nelle solenni liturgie delle chiese, delle cattedrali o delle cappelle, ma anche – e soprattutto – nella vita comune, nel quotidiano. Come scrive il teologo Ermes Ronchi: “Il nostro è un Dio da sorprendere nelle strade, nelle case, nelle culle, nelle mani di chi spezza il pane, di chi ti vuole bene. Infatti l’immagine che resta di Gesù non è quella della frequentazione del tempio, ma quella della frequentazione della vita: strade, campi, lago, case, la casa dove si banchetta, dove si piange, dove qualcuno ti profuma. E poi, persone, volti e la liturgia dei gesti”. E noi oggi, seguendo Maria che ci accompagna per le vie del mondo, vogliamo rinnovare il nostro sì al Signore e il nostro impegno a testimoniarlo nella vita di ogni giorno.

Mi piace concludere con una preghiera del vescovo don Tonino bello, che possiamo benissimo fare nostra: “Santa Maria, donna feriale, tu che all’interno della casa di Nazareth, tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni, torna a camminare con noi, o creatura straordinaria, innamorata di normalità, che, prima di essere incoronata regina del cielo, hai ingoiato la polvere della nostra povera terra, aiutaci a salvare il quotidiano”.


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