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Ospedale, prepariamoci ad azioni forti e politicamente eclatanti: parla Pippo Abbate

«Dobbiamo prepararci ad azioni forti e politicamente eclatanti evitando divisioni nelle decisioni che indubbiamente non farebbero altro che indebolirci». E’ quanto pensa il sindaco di Lascari, Giuseppe Abbate, su quanto sta accadendo con l’ospedale Giglio. Lo abbiamo intervistato.

Vogliono chiudere l’ospedale di Cefalù. Cosa fare per impedirlo?


Evitiamo di parlare di chiusura, ma certamente si profila un grosso ridimensionamento con risvolti inquietanti sul diritto alla salute di un bacino di utenza che va molto oltre le dimensioni geografiche del nostro distretto sanitario. Ci sono specialità che si intendono chiudere in cui il fattore tempo fra evento patologico e risposta terapeutica può costituire la differenza tra la vita e la morte e molto spesso tra guarigione e sequele invalidanti; cito fra tutte l’emodinamica, malgrado il fattore tempo sia stato proprio uno dei parametri a cui l’Assessore Gucciardi ha fatto riferimento, stando a quanto dallo stesso dichiarato durante la presentazione del piano di rimodulazione della rete ospedaliera. Su cosa fare non ci può essere una mia ricetta, ma una soluzione condivisa che veda dalla stessa parte la politica del territorio, gli operatori sanitari e soprattutto la popolazione del distretto e dei Comuni limitrofi. Dobbiamo prepararci ad azioni forti e politicamente eclatanti evitando divisioni nelle decisioni che indubbiamente non farebbero altro che indebolirci. Il ridimensionamento potrebbe ancora più pesante: cosa ce ne faremo della PET senza l’oncologia? Che fine farà l’UTIC senza l’emodinamica? A meno che da una corretta lettura del Decreto degli otto posti di terapia intensiva coronarica e gli otto di terapia intensiva coronarico ed emodinamica, siano solo i primi a saltare lasciando Cefalù nella rete regionale dell’infarto. Per intanto prendiamo atto come la nostra interlocuzione si sia spostata sulla Commissione Sanità, malgrado l’incontro già fissato dal Sindaco di Pollina, on. Magda Culotta, con l’Assessore regionale alla Sanità, per giovedì prossimo, dal momento che il Decreto è stato già trasmesso alla Commissione. È facile ed è una frase d’effetto l’invito di qualche collega Sindaco perché i politici stiano lontano dall’ospedale di Cefalù, non tenendo conto che le regole per salvare l’ospedale dovranno essere scritte dalla politica, quella stessa politica che ha voluto che si spendessero ingenti risorse per creare quel centro di eccellenza che oggi vuole buttare alle ortiche e che ha autorizzato l’esecuzione di lavori di ampliamento per milioni di euro che sono in atto in corso.
Confesso di essere stato fra i pochi Sindaci che hanno disertato l’incontro di Collesano del febbraio 2015, ma proprio perché odio le passerelle e le vetrine. Ho un profondo rispetto per le istituzioni a qualunque livello cosa per cui, nell’occasione che stiamo vivendo, ho chiesto al Presidente del Consiglio del Comune capofila del distretto socio-sanitario di convocare in seduta congiunta ed urgente i Consigli Comunali dei Comuni del distretto, suggerimento che il Presidente Franco ha accolto con una tempestività che è andata oltre ogni aspettativa; se non l’avesse fatto mi sarei sentito legittimato a prendere io l’iniziativa. Non mi risulta che l’amico Giovanni Meli, allora Sindaco di Collesano, abbia avuto analogo comportamento. In ogni caso l’assenza di qualche Sindaco non poteva essere pregiudizievole per iniziative che a seguito di quell’incontro non mi risulta essere state intraprese.

L’ospedale Giglio dice di non ricevere fondi dalla Regione perchè si autofinanzia grazie alle sue prestazioni. Che senso ha chiudere dei reparti che funzionano a livello privato se vengono portati avanti senza fondi pubblici?

La Fondazione si autogestisce finanziariamente attraverso le prestazioni che eroga, sia diagnostiche che terapeutiche attraverso vari tipi di ricovero. Tale prestazioni vengono pagate in parte dagli utenti ma soprattutto dai rimborsi effettuati dalla Regione attraverso l’Azienda Sanitaria Provinciale; è intuitiva comunque che se le prestazioni invece che dall’ospedale di Cefalù vengono erogate da altre strutture pubbliche o private i rimborsi regionali si sposterebbero verso questi ultimi. In ogni caso è da rimarcare come le strutture sanitarie private non abbiano subito, nell’attuale rimodulazione, alcun taglio di posti letto.Registriamo infine come nel corso del 2015, la Fondazione abbia conseguito circa 500 mila euro di utili di gestione, destinati non certamente ad essere divisi tra i soci, ma a migliorare la qualità dell’offerta sanitaria.

La fondazione Giglio formata da enti pubblici porta avanti un ospedale con regole privatistiche. Non è una contraddizione che a gestire privatisticamente l’ospedale di Cefalù siano gli ospedali pubblici più importanti del capoluogo palermitano?

Senza la gestione privatistica che iniziò con la Fondazione “San Raffaele-Giglio”, che vedeva come partner il Comune di Cefalù, l’Azienda Sanitaria e la Regione, non avremmo oggi l’attuale struttura, capace di invertire la rotta, per il nostro territorio e per vaste aree della regione, rispetto all’emigrazione sanitaria verso altre regioni o all’estero.Con il fallimento del San Raffaele di Milano, fallì anche la sperimentazione di Cefalù, lasciando in eredità una struttura di eccellenza e non soltanto perdite per “40 milioni di euro e oltre 70 unità di personale in esubero, figlie di un passato di sprechi e di gestioni allegre”, come affermato dall’on. Culotta. Su queste affermazioni mi sembrano doverose alcune riflessioni. Le perdite per oltre 40 milioni di euro sono interamente dovute a prestazioni sanitarie, sia diagnostiche che per ricoveri, rese e non rimborsate, per in appropriatezza prescrittiva quelle di tipo diagnostico, cosa che doveva essere contestata ai medici di base e non soltanto a chi erogava la prestazione e per irregolarità, in parte formali facilmente sanabili, quelle relative ai ricoveri. Per tali fatti e comunque in corso un procedimento in sede civile che andrà a sentenza nel 2017. Tali perdite in atto costituiscono una massa passiva nei confronti dell’Azienda Sanitaria che ha coperto i debiti, ma non ha ricevuto i corrispettivi importi per le prestazioni erogate, dalla Regione e hanno costituito il grosso del risparmio della spesa sanitaria fiore all’occhiello dell’allora Assessore Massimo Russo.

Dicono che ci sono settanta unità di personale in esubero

Quante alle 70 unità di personale in esubero, frutto più che di gestioni di assunzioni allegre, queste sono state effettuate sotto tutte le latitudini politiche nel solco della più esasperata quanto esecrabile logica clientelare che ha causato tale esubero. Quanto successo durante l’ultima e più recente gestione affidata al Dott. Stefano Cirillo, che aveva come titolo principale quello di essere Segretario del MPA della Lombardia, lo ricordiamo bene tutti, come ricordiamo la sua lista presentata alle amministrative di Cefalù nel 2012, composta esclusivamente da dipendenti dell’ospedale, a supporto del candidato Sindaco del PD, replicando l’alleanza MPA-PD che dava vita al Governo regionale. Sempre sotto la gestione Cirillo la signora Durante, pur senza averne alcun titolo, si è trovata a gestire la Direzione generale e l’attuale Presidente del CdA, Dr. Albano, ha avuto bisogno di circa un anno per accorgersi che non aveva i titoli per gestire la Direzione amministrativa, cosa che nell’ambiente ospedaliero era saputo anche dai muri, anche durante i due anni in cui è stato responsabile della Radiologia, con incarico conferitogli proprio dalla signora Durante. Durante l’incontro di alcuni giorni fa, svoltosi a porte chiuse, con i sindaci del territorio, il presidente del CdA nel comunicare la grave situazione che si stava delineando (ma è stato chiaro a tutti che i giochi erano ormai fatti) chiedeva il supporto dei sindaci  lamentando una difficile interlocuzione con l’assessorato. Ma una domanda sorge spontanea: quale peso poteva avere il Dr. Albano rispetto a quella stessa politica che lo aveva chiamato a presiedere il CdA della fondazione? La presenza degli ospedali pubblici più importanti del capoluogo nella fondazione è stata voluta dalla Regione, dopo i vani tentativi di trovare un partner per il Giglio che sostituisse il S. Raffaele, proprio perché la gestione di tipo privatistico attraverso la fondazione, era l’unica via per salvaguardare i livelli occupazionali.

Perchè nel costituire la fondazione Giglio si è dato spazio al comune di Cefalù quale socio e non invece a tutti i comuni del distretto sanitario?

Ho sempre considerato la presenza nel CdA del Comune di Cefalù, in nome e per conto dei comuni del distretto socio-sanitario 33, di cui Cefalù è capofila.Certamente sarebbe stato auspicabile e doveroso da parte di Cefalù un maggiore coinvolgimento degli altri comuni, cosa che è mancata.

Le Madonie corrono il rischio di scomparire a vantaggio di qualche altra area più vicina al capoluogo?

Le Madonie saranno destinatarie di ingenti risorse nell’ambito dei programmi per le aree interne, la cui perimetrazione è stata definita sulla scorta del criterio dell’andamento demografico. Restiamo fuori i comuni della fascia costiera della città-rete Cefalù Madonie Termini Imerese, da Cefalù a Trabia oltre Cerda e Sciara, comuni che dovranno  avere fra loro la necessaria interlocuzione senza logiche campanilistiche.