Le maschere carnascialesche di Termini Imerese, antico retaggio del Carnevale di Palermo

Nuove notizie sulle maschere del carnevale termitano

Anche nel libro di Cocchiara-Di Mino pubblicato nel 1925 si parla del “Nannu” che fa testamento e muore bruciato, antico retaggio del carnevale palermitano

Le maschere carnascialesche di Termini Imerese, antico retaggio del Carnevale di Palermo. Non è inusuale creare personaggi carnascialeschi ispirandosi a maschere o costumi tradizionali propri di una cittadina. Infatti, le due maschere simbolo del carnevale di Termini Imerese “U Nannu ca Nanna” (il nonno e la nonna di carnevale) realizzate da un ignoto artigiano nella seconda metà dell’Ottocento, sono il tipico esempio di importazione “tout court” del modello palermitano. In realtà, per Carnevale, sin dall’Ottocento, nei quartieri storici di Palermo, insieme alle diversificate maschere popolari, fu presente anche il celeberrimo fantoccio del “Nannu”. In seguito, il vegliardo, durante la consueta sfilata nel centro storico cittadino, fu accompagnato da un’altra maschera, la “Nanna”, ossia la parodia della moglie. Entrambi percorrevano in gran pompa magna, la strada più antica di Palermo, il Corso Vittorio Emanuele, l’antico Càssaro, che si estende nella sua lunghezza da “Porta Nuova” a “Porta Felice”. E’ obbligo rilevare che nella tradizione popolare, il “Nannu” fu assurto a simbolo del medesimo Carnevale, e secondo un antico rituale di purificazione, veniva bruciato o mandato alla forca l’ultimo giorno della festa, nell’Ottagono di Piazza Vigliena, comunemente conosciuta come i “Quattro canti di città”. Il rito della morte di “Carnevale”, rappresentava l’eliminazione del vecchio e del male accumulato nel ciclo dell’anno precedente, e la propiziazione del bene, nel nuovo anno che si apprestava a cominciare. Nel corso delle mie ricerche inerenti alla storia dell’antico Carnevale di Palermo, grazie ad un mirato suggerimento bibliografico (1) mi sono imbattuto in un interessante quanto raro documento storico. In verità, si tratta di un brano che ho estrapolato dal libro intitolato: “Ove il cedro fiorisce” (2), Edizioni Sandron 1925, a cura degli eruditi Calogero Di Mino e Giuseppe Cocchiara (3). Nel sopraccitato libro, alla voce – Carnevale – gli autori spiegano, in modo semplice e breve, circa l’uso comune di far nascere sul momento, personaggi carnascialeschi che si “…imperniano su vecchie maschere tradizionali…”. Esattamente, come nel caso di Termini Imerese, dove l’ignoto artigiano, nella seconda metà del XIX secolo, per realizzare le sue maschere di carnevale, si ispirò a quelle dei “Nanni” di Palermo.

Il Carnevale (tratto da“Ove il cedro fiorisce”)

«Carnevale è sinonimo di baldoria. In tutte le case, dove non ci sia un lutto recente, si suona, si balla e si beve. Fuori le maschere girano per le vie, picchiano alle case di amici, offrono confetti, lanciano qualche lazzo, si fermano su le piazze, portando dovunque il buon umore. Sulle piazze si rappresentano delle vere e proprie farse, alcune delle quali si imperniano su vecchie maschere tradizionali, comuni a tutta l’isola (Pulcinella, Pasquino, Nofriu, Peppi-Nappa): altre nascono, si può dire, sul momento, si ispirano all’oggi, mettendo in caricatura tipi locali, e gli avvenimenti nazionali che più si prestino alla parodia. Il popolo personifica il Carnevale in un pupazzo (lu nannu) che viene bruciato a mezzanotte dell’ultimo giorno, dopo avergli fatto fare testamento».

(1) Si ringrazia per l’utile suggerimento bibliografico, il Ricercatore Storico Militare Michele Nigro, Sottotenente (r.cpl.) della G.d.F.

(2) “Ove il cedro fiorisce”. Libro Sussidiario per la cultura regionale. Almanacco illustrato, per la 3ª, 4ª e 5ª classe elementare della Sicilia, in conformità dei Programmi Ufficiali del 1 ottobre 1923 e approvato definitivamente dal Ministero della P.I. Remo Sandron Editore – Libraio della Real Casa – 1925

(3) Giuseppe Cocchiara, personaggio di spicco nello studio delle tradizioni popolari, fu considerato uno dei maggiori studiosi del folklore in Europa

Bibliografia:

G. Cocchiara (1938) “La vita e l’arte del popolo siciliano nel Museo Pitrè”

G. Cocchiara (1941) “Giuseppe Pitrè e le tradizioni popolari”

G. Cocchiara (1947) “Storia degli studi delle tradizioni popolari in Italia”

G. Cocchiara (1951) “Pitrè, la Sicilia e il folklore”

G. Cocchiara (1952) “Storia del folklore in Europa”

G. Longo (2012) “Giuseppe Cocchiara un poliedrico etnologo siciliano”

G. Longo, 2016 “Il Carnevale di Termini Imerese non è il più antico di Sicilia”

G. Longo, 2017 “Il Carnevale di Palermo del 1799 nel racconto di Giuseppe Pitrè”

Foto a corredo dell’articolo: Carnevale di Palermo, carro dei Nanni (anni 30’ del XX secolo). Ph. Rosario La Duca (a sin.); Carnevale di Termini Imerese, le due maschere del Nannu e della Nanna anni 50’ del XX secolo. Collezione privata.

Giuseppe Longo
giuseppelongoredazione@gmail.com
@longoredazione

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