Breve viaggio mattiniero fra la cenere dell’inferno cefaludese

Abbiamo fatto un breve viaggio mattiniero fra i luoghi visitati dalle fiamme nella giornata dell’inferno cefaludese. Il nostro viaggio parte dal lungomare. Il risveglio dopo le fiamme è assai amaro. Il fuoco non ha risparmiato nulla. Ha distrutto tutto ciò che ha incontrato. Salendo verso santa Lucia ed ammirando la sua baia si presenta un altro spettacolo di desolazione. Anche qui le fiamme non hanno risparmiato proprio nulla. In alcuni casi sono andati in cenere investimenti ed anni di lavoro. Qualcuno grida al miracolo per la chiesetta che non è stata toccata dal fuoco.

Dirigendoci verso Mazzaforno e attraversano Ogliastrillo ci si presentano solo immagini di alberi abbattuti, case circondate dalla cenere e campagne distrutte. Salendo per Roccazzo la scena non cambia. Come non muta il paesaggio di nero e fumo nemmeno al Monte. Scendendo per Campella notiamo ancora immagini di abbandono e distruzione. Fumo e cenere dicono che le fiamme hanno bruciato tutto. Divelti i pali telefonici che in qualche caso ardono ancora. Qui a Campella, purtroppo, quando si dovevano spegnere le fiamme è andata in tilt la linea elettrica che avrebbe permesso di usare l’acqua delle cisterne.




Anche Pisciotto è stato colpito dalle fiamme. Dove è arrivato il fuoco è rimasto solo un deserto nero di cenere e fumo. Le fiamme sono arrivate a ridosso dell’ospedale ed oggi vedere quel nero di cenere fa toccare con mano quanto pericolo abbiano corso i ricoverati del Giglio. Passando oltre la Rocca e dirigendoci verso Sant’Ambrogio si vedono ancora per terra le frasche decespugliate un giorno prima. A Fiume Carbone, invece, dove le fiamme si sono alzate nel pomeriggio di giovedì tutto sembra essere adesso sotto controllo. Il fumo è ancora sui luoghi. Servirebbe qualche lancio d’acqua. Davanti agli occhi solo tanta distruzione. Molte le piante di ulivo che le fiamme hanno abbattuto per terra. In alcune il fuoco vi cova ancora per terra.