Un santo ha camminato e passeggiato a Cefalù: Francesco Sgalambro

A parlare del vescovo Sgalambro come di un uomo e un vescovo Santo è stato l’arcivescovo emerito di Messina Giovanni Marra. Proprio lui lo ha conosciuto in terra messinese quale suo vicario generale prima che Sgalambro fosse trasferito a Cefalù. Il Vescovo Marra all’indomani della morte del presule cefaludese lo ha definito un pastore esemplare e di grande spiritualità per il quale non sarebbe difficile proporre alla Santa sede la beatificazione. La notizia è stata accolta con gioia da diversi presbiteri della diocesi cefaludese che lo hanno conosciuto ed apprezzato ma anche tantissimi fedeli che nel corso del suo episcopato cefaludese lo hanno apprezzato ed amato.

Sgalambro ha fatto del quotidiano la sua santità. Vescovo di Cefalù dal 2000 al 2009 alla sua morte ha voluto riposare per sempre nella cattedrale cefaludese. E’ stato eletto a vescovo di Cefalù il 18 marzo del 2000. Nella cittadina normanna ha iniziato il suo ministero episcopale in un piovoso pomeriggio domenicale di giugno. Era l’11 giugno e quel giorno la Chiesa celebrava la Pentecoste. Una data, quella del suo arrivo a Cefalù, che coincide con l’anniversario della canonizzazione di S. Eustochia Smeralda, fondatrice e prima Abbadessa del Monastero di Montevergine al cui servizio come cappellano Sgalambro è stato dal 3 ottobre del 1958 fino al mattino prima di partire per Cefalù. «Chiaro per me il messaggio proveniente da questa coincidenza – ha detto nella sua prima omelia in Cattedrale – fiducia negli ideali di santità, di autenticità e di purezza nella fede, propri di questa santa, e dedizione di ardente passione al suo grande amore: Cristo Gesù».

E proprio la Santità, l’autenticità e la purezza di fede sono state le note pastorali che hanno colorato la vita del Vescovo Sgalambro a Cefalù. Le prime sue attenzioni pastorali sono andate al mondo della comunicazione. Sgalambro, infatti, si accorge subito che la dislocazione dei diversi comuni non consente una facile comunione pastorale. Per questo chiede un giornale diocesano e ne affida la direzione al giornalista Mario Macaluso. «Facciamo conoscere le tante cose belle che si fanno in questo territorio – diceva – e non si abbia paura di raccontare anche quelle poche belle perchè si cambi vita e si faccia il bene della comunità». L’obiettivo del Vescovo è di informare sulla vita della Chiesa locale e del territorio per formare la comunità e farla crescere nell’unità. Il 14 luglio del 2001 ordina i suoi primi presbiteri cefaludesi. Sono Giuseppe Licciardi e Nicola Crapa. A lui si deve il ripristino in diocesi del Diaconato permanente dopo 775 anni di assenza. Il 15 ottobre del 2005 ordina i primi due diaconi permanenti imponendo le mani su due padri di famiglia: Gandolfo Sausa e Giuseppe Giglio. Due anni dopo, il 22 dicembre del 2007, torna ad imporre le mani su altri sei diaconi permanenti: Vincenzo Camilleri, Salvatore Glorioso, Antonio La Martina, Luigi Mirenda, Salvatore Piazza, Giuseppe Rinaudo. Sempre nel 2005, per rinnovare le comunità parrocchiali, Sgalambro celebra il Convegno eucaristico diocesano che ha preparato con dedizione in tutte le parrocchie della diocesi. Si deve al suo impegno pastorale la costruzione di una nuova chiesa in contrada Spinito a Cefalù dove la comunità per diversi anni ha celebrato in uno scantinato. Il 17 settembre del 2009 ha annunciato personalmente in Cattedrale il nome del suo successore. Alcuni giorni dopo, il 31 ottobre, ha salutato la diocesi e si è ritirato a Messina da dove proveniva.