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Stazione di Lascari: la distruzione si è decisa nel 2003

Il destino della stazione ferroviaria di Lascari è stato deciso nel corso di una conferenza di servizi che si è tenuta nel 2003 nei locali della presidenza della Regione. Lo fa sapere il sindaco di Lascari, Giuseppe Abbate, dopo l’uscita di due nostri articoli su quanto sta accadendo in questi giorni con la stazione costruita nel 1887. «Avverto il dovere di intervenire sulla vicenda della stazione di Lascari – scrive il primo cittadino – verso la cui Amministrazione, che ho l’onore di rappresentare dal 2010, si riversa l’accusa di scarso interesse verso i propri beni culturali. Anche il sottoscritto prova tanto rammarico per il destino di un luogo simbolo immortalato da Giuseppe Tornatore ma anche memoria di tante storie personali e collettive del nostro territorio». Il primo cittadino ricorda che fu alla stazione che Lascari accolse l’allora capo del governo Benito Mussolini, a cui era stata conferita la cittadinanza onoraria, che nella sua venuta in Sicilia aveva programmato di fare tappa a Lascari per inaugurare il centro antimalarico. «Mi è impossibile descrivere l’orgoglio provato – continua Abbate – quando un’agenzia di viaggi chiese al Comune di Lascari il supporto del corpo dei Vigili Urbani, per una comitiva di turisti giapponesi in visita ai luoghi di “Nuovo Cinema Paradiso” o l’emozione nel recuperare, insieme al registra Franco Turdo, quale cimelio, quel che restava della panchina originale immortalata nel film».

Il sindaco di Lascari fa chiarezza sulla vicenda. «Il destino della stazione di Lascari è stato purtroppo irrimediabilmente deciso nella conferenza dei servizi tenutasi nel 2003 nei locali della presidenza della Regione, in cui tutti gli enti coinvolti approvarono il progetto con il suo tracciato, con il suo piano particellare di esproprio, con le sue opere accessorie, ivi comprese le barriere antirumore. Senza volere accusare nessuno, ammesso che una soluzione diversa potesse essere trovata, dico soltanto che a quell’epoca ogni sensibilità veniva sovrastata dall’esigenza di fare presto, con il miraggio che i lavori del raddoppio ferroviario potessero dare un grosso impulso all’economia del territorio, garantendo un lungo periodo di lavoro e occupazione».

Per Abbate intraprendere, a lavori in corso, una battaglia per la modifica del tracciato, sarebbe stata non utopia ma mera follia, specie con la galleria lato Cefalù il cui imbocco condiziona il resto del tracciato che investe in pieno l’area di sedime della stazione e ancora a monte parte del magazzino dell’ex sugherificio e della pertinenza del bar Mazzola. «Colgo l’occasione – chiude Abbate – per intervenire sulle preoccupazioni circa l’attuale fermata, assicurando, come mi è stato più volte ribadito da Rfi, che a lavori ultimati ricalcherà l’aspetto della stazione di Campofelice di Roccella, con analoghe pensiline e con l’accesso e l’area di sosta dal lato della S.S. 113».