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La pace un dono da costruire: prolusione di Mimma Zito

Riceviamo e pubblichiamo la Prolusione all’evento del 16 marzo a cura di Mimma Zito  “La pace: un dono da costruire”

Perché siamo qui riuniti. Per condividere la gioia dell’incontro. L’incontro appartiene ad ogni religione. Ogni religione è incontro. Ho scelto l’agorà come luogo del dialogo. Il dialogo ha le sue radici nel cuore umano ma sconfina nella vita della polis.  “Il dialogo interreligioso affronta problematiche umane che influenzano la vita della polis Panikkar”. Ritengo che il tema della pace non può non avere riflessi nella vita sociale e nella vita dei popoli. E tutti siamo chiamati a diventare operai della pace. Ma qual è il modello al quale ispirarsi per diventare costruttori di pace in un mondo spesso lacerato da chiusure ideologiche o nichiliste? Quale può essere il fondamento di una fraternità veramente universale e al tempo stesso concreta?

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Lo stimato teologo Bruno Forte invita a considerare “la Trinità come fonte di ispirazione per la comunità dei popoli alla fine del II° millennio”. La Trinità è “la memoria delle nostre origini, la compagnia del nostro presente, la meta del nostro andare, quando Dio sarà tutto in tutti”.
Si afferma nel De Trinitate: “vedi la Trinità se vedi l’Amore”. L’amore viene da Dio ma anche la pace è dono di Dio. Non c’è amore senza pace, come non c’è pace senza amore. Costruiamo dunque ponti di pace nell’amore fraterno, perché figli di un Dio che unisce i cuori degli uomini e mai li separa. Il dialogo interreligioso è credere che apparteniamo a un’unica famiglia umana. L’impegno per la pace non è patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose. Costruire la pace è in fondo il mandato che Dio assegna ad ogni confessione religiosa. La pace è certo un dono di Dio da implorare, da chiedere nella preghiera, ma richiede l’impegno fattivo dell’uomo. Messaggio di Papa Francesco per il 1° Gennaio, Giornata Mondiale della Pace: “ Gesù ci offre nel discorso sulle Beatitudini un manuale di costruzione della pace”. Questo è un programma e una sfida per i capi politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali. La non violenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Voglio concludere con un invito. Costruiamo la pace nei nostri contesti di vita, come fiamma che brucia e non si consuma, alimentata dal fuoco dell’amore. Chiediamo con umiltà a Dio il dono dell’amore e della pace per infiammare tutta l’umanità.

Stasera vogliamo essere vicini nella preghiera ma distinti, ognuno con la propria sensibilità religiosa, il proprio vissuto di fede. Vuole essere un momento di convivialità tra le religioni, per chiedere a Dio il dono della pace. La preghiera non è dottrinaria ma è l’apertura del cuore a Dio che ha espressioni differenti, ma ha l’unico scopo di raggiungere Dio. Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente. Ciò che ci unisce è Dio. Vogliamo unirci nella preghiera senza confonderci per chiedere a Dio il dono della pace. Quale raccordo se non il canto può ricercare l’armonia delle voci e dei cuori. Affidiamo alle note del canto il compito di suggellare un’esperienza che senza cadere nel sincretismo vuole essere una richiesta corale a Dio del dono della pace.