Chi di Carnevale colpisce… di Carnevale perisce…

Sono ormai fermamente convinto che il Carnevale di Termini Imerese non è mai stato “il più antico di Sicilia”. Lo affermo pubblicamente senza volere dare adito ad ulteriori sterili polemiche, come è avvenuto nelle ultime settimane, soprattutto in un noto gruppo social, mediante una serie di botta e risposta, nella quale, mio malgrado, sono stato costretto ad entrare, nonostante la mia naturale ritrosia. In tale gruppo, peraltro, da parte di alcuni membri, ho ricevuto anche espressioni non solo di stima, ma anche di condivisione delle mie puntualizzazioni.

Credo che nessuno possa arrogarsi il diritto di imporre il “dogma” del “carnevale termitano, il più antico di Sicilia”, tacciando di “eresia” quanti non condividono l’assunto, destinandoli all’ostracismo e tacciandoli di mancanza di amore verso la propria città.

Questo putiferio, in realtà, è sorto proprio come tentativo di risposta alle recenti scoperte (o riscoperte?), relative all’antichità del carnevale di Palermo.

Palermo, non dimentichiamolo, fu per secoli la capitale del Regno-Viceregno di Sicilia e sede del suo antico Parlamento. In tale Parlamento quale affluiva tutta l’aristocrazia dell’Isola e che pertanto doveva sfoggiare il suo potere anche attraverso sfarzose manifestazioni carnascialesche lungo gli assi principali della città e ciò si è ripetuto puntualmente almeno dal secolo XVI.

Anche questo aspetto non secondario, fu ampiamente trattato nelle opere di Giuseppe Pitrè, il padre fondatore in Italia della demopsicologia, che insieme a Salvatore Salomone Marino diede origine al monumentale “Archivio per lo studio delle tradizioni popolari siciliane”, opera sinora non più eguagliata. Il Pitré, per raccogliere l’enorme mole di informazioni che poi pubblicò, si avvalse del contributo di studiosi sparsi in tutta l’Isola e per il territorio imerese, scelse il nostro illustre concittadino, lo storico Giuseppe Patiri.

Il Patiri, grazie alle sue parentele all’interno delle famiglie di spicco della cittadina imerese ed in special modo del patriziato, ma anche grazie alla sua attività professionale ebbe accesso non solo ad informazioni di prima mano, ma anche ad archivi pubblici e privati (alcuni ormai irreperibili); dalla viva voce del popolo e dagli anziani del suo tempo poté raccogliere senza sforzo, una mole notevole di informazioni che elargì generosamente al suo amico Giuseppe Pitré.

Il Patiri, inoltre, come è ormai pacifico, fu figura di spicco del carnevale termitano organizzato in maniera moderna, potremmo dire corale di un’intera cittadina, agli albori del suo sviluppo.

Il carnevale di Termini, in tale accezione, ritengo che fu la filiazione di quello di Palermo, e ciò lo affermo sulla scorta delle nuove acquisizioni documentarie (foto, manoscritti, testimonianze e quant’altro) che continuano a sortire fuori da ogni parte e che già danno vita ad un quadro coerente ed attendibile.

Posso affermare, senza tema di smentita, che è ben evidente che nel corso della sua storia, Termini Imerese ebbe come punto di riferimento, proprio la città di Palermo, emulandone non solo i fasti, la toponomastica ed ogni novità che proveniva dalla “Capitale”. “Si è fatto a Palermo? Facciamolo anche a Termini”: questa è stata la parola d’ordine nella cittadina imerese. Ed ancora: “Lo fanno i Palermitani? Noi non siamo da meno, lo facciamo pure”.

Questo atteggiamento positivo di emulazione nei confronti di Palermo, purtroppo è stato sostituito, in tempi recenti, da un assurdo ed eccessivo campanilismo, con una sproporzionata esaltazione del “proprio giardino” di una visione, a mio giudizio, alquanto provinciale e miope, che purtroppo continua a fare proselitismo e mietere “vittime”, tra i giovani ed i meno giovani.

Propongo, quindi, per l’ennesima volta, di riflettere serenamente e saggiamente, con un atteggiamento privo di campanilismo e di fuorvianti pregiudizi, su un particolare non trascurabile, essendo quest’ultimo un elemento a mio avviso, determinante e la chiave risolutrice di questa deleteria e ciarliera controversia.

Sappiamo che il nostro Giuseppe Patiri è stato il referente “ufficiale” a Termini Imerese di Giuseppe Pitrè. Che cosa si intende per referente? I vocabolari italiani, in maniera unanime, riportano la seguente definizione: “trattasi di colui che ha il compito di riferire su un qualche argomento mediante una relazione”. Esattamente quello che il Patiri fece nelle sue molteplici corrispondenze con il Pitrè. Anche al più distratto lettore delle opere del Pitré salta all’occhio che non c’é alcun minimo avallo ad una presunta supremazia di antichità del carnevale termitano, anzi, viene sottolineata più volte, la vetustà di quello palermitano.

A mio giudizio, sul carnevale termitano rimangono irrisolte le seguenti domande: Come è allora nata la “leggenda metropolitana” del primato del carnevale di Termini rispetto a Palermo? Sulla scorta di quali presunte “tradizioni orali”? Raccolte ed avallate rigorosamente da chi? Dove sono le prove scientifiche di tale presunto primato?

Invero, nessun documento storico sul carnevale termitano organizzato è stato sinora rintracciato con una data antecedente al 1876.

Dunque, concludo affermando che, in mancanza di notizie certe, documentate e circostanziate, il Carnevale di Termini Imerese, è da considerare fuori dal gioco e da ogni logica che ne presuppone lo status di “più antico di Sicilia”.

Quello che sappiamo è che, per la città di Termini Imerese, la festa di carnevale del 1876 fu veramente l’anno della svolta, un vero e proprio salto di qualità, mediante l’istituzione della benemerita “Società del Carnovale”, un’associazione per la promozione e l’organizzazione della manifestazione carnascialesca, emula di quella quasi omonima di Palermo, e sostenuta dall’illustre Giuseppe Patiri, dal cognato di questi Matteo Geraci, dal barone Balsano e da altri personaggi che attendono ancora di essere svelati. Tale Società, forse sopravvisse, con alterne vicende, sino al 1911 circa.

Il carnevale termitano, prima del 1876 appare inserito in un contesto ristretto, diciamo entro le consuetudinarie “quattro mura”, nemmeno lontanamente paragonabile a quello di Palermo, basato su uno sfarzo esteriore, retaggio della dominazione spagnola.

Il Patiri nelle sue stesure epistolari con il Pitrè, si avvalse per le sue ricerche inerenti al Carnevale “terminese” anche dagli ottuagenari del tempo, i quali diedero il loro contributo di riflessione e di testimonianza del passato cittadino almeno sino alla fine del Settecento!

I vari documenti, che ho potuto esaminare durante una visita preliminare a casa della pronipote del Patiri, ci inducono a evidenziare l’indole dell’illustre storico incline alla meticolosità, una sua predisposizione innata. In realtà, egli con cura maniacale annotava nei suoi appunti ogni minimo particolare relativo alla sua città che tanto amò. Di conseguenza, se lo storico Giuseppe Patiri non dichiarò e non lasciò nulla ai posteri, è perché non c’era nulla di interessante da riferire in merito al Carnevale di Termini.

Infatti, un contesto sociale cittadino (eravamo nel XIX sec.). la Termini di allora tendente a volgere lo sguardo verso i costumi dell’elegante Palermo la “caput mundi siciliana della multiculturalità”, non poteva in altro modo che emulare anche la manifestazione del carnevale già in uso nel capoluogo sin dal XVI secolo.

Comprendo chiaramente che la verità brucia, soprattutto dopo circa vent’anni di racconti favolosi, propinati e divulgati fino ai mass media, ma è la realtà nuda e cruda che ci parla e, purtroppo, è difficile per alcuni farsene una ragione.

A questo punto non ho nient’altro da aggiungere, solamente lascio la parola alla pronipote del Prof. Patiri che, molto graziosamente, ha voluto rilasciare il seguente commento.

«Qualche considerazione “sulla diatriba” del Carnevale di Termini Imerese, se è il Carnevale più antico di Sicilia o meno. È vero che il mio prozio, Giuseppe Patiri scriveva: “…spero che il colto pubblico si goda il Carnevale più allegramente di quel che non si è fatto negli anni passati…” Ma io vorrei ricordare che nel 1876 Giuseppe Patiri aveva solo trenta anni, per cui il suo ricordo del Carnevale degli anni trascorsi, poteva essere solo un ricordo di un passato alquanto recente… Quindi è giusto ed intelligente, oltre che saper leggere, aggiungere alla lettura, “qualcosa in più”. Non si può basare “sul sentito dire” che in realtà ci porta sempre, indicativamente alla seconda metà dell’800… Fra l’altro, passandomi tra le mani, un fascicoletto edito dal Comune di Termini Imerese nel 1989, anno in cui era sindaco Giovanni Aglieri Rinella, leggo un articolo dell’Assessore al Turismo dell’epoca, che nel 1989, dichiarava: “Questo Carnevale fra poco compie cento anni”… (quindi 1889, data di nascita!………) e poi leggo un articolo di un giornalista che dichiarava: “Carnevale nato tantissimi anni fa, ma non si sa quando” …….. quindi, “negli anni ‘90” tanti annaspavano in un marasma di incertezze!…….   Io non credo che il Carnevale di Termini Imerese sia “il più antico di Sicilia”, non per “partito preso”, ma perché la giusta logica ci porta direttamente al Pitrè, di cui il Patiri era il referente e al quale non diede nessuna informazione in merito, e poi conoscendo benissimo la “maniacale” minuziosità, a volte anche eccessiva, del mio prozio a “centellinare” ogni argomento di suo interesse (il Carnevale lo era), se ci fosse stato un Carnevale di un passato molto lontano, ne avrebbe sicuramente parlato, magari, com’era suo modo di fare, facendo dei paragoni.

Dovremmo accontentarci di considerare il Carnevale, non soltanto una festa gioiosa, ma “come al diletto, si possa unire anche la pietà”, infatti, il Comitato di allora fondò la Casa di Riposo di Sant’Antonino, come ci ricorda la lapide posta sulla facciata di via Falcone e Borsellino (ex via Mazzarino). Ricordiamoci di questa “nobiltà d’animo” del Patiri e di tanti altri dell’epoca, non perdiamoci in assurde e sterili polemiche che offendono l’intelligenza!. In fondo, «i personaggi “u Nannu ca Nanna” ci lasciano il messaggio che nella vita tutto finisce, tutto è effimero, ci lasciano l’insegnamento che, proprio per questo, dovremmo avere fra noi una più gioiosa comprensione, allegria, scherzando magari sui nostri difetti» (concetto espresso dal mio Preside, Professore Giuseppe Sunseri al Liceo Classico). Anche se il Carnevale Termitano non è “il più antico di Sicilia” è stato sempre un bellissimo, gioioso Carnevale, e per me conta solo questo. Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta le Istituzioni, il Sindaco, gli assessori, i relatori, il moderatore, e tutti i Termitani intervenuti alla Manifestazione sul Centenario della morte di Giuseppe Patiri, condotta da tutti magistralmente. Buon carnevale a tutti». (Vilma Scaffidi)

Giuseppe Longo
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@longoredazione

Foto a corredo dell’articolo:Marzo 1913 – Prof. Giuseppe Patiri, paletnologo, etnologo e studioso della storia di Termini Imerese. Foto per gentile concessione di Vilma Scaffidi, pronipote di Giuseppe Patiri.

G. Longo, 2017 – Il Carnevale di Termini Imerese non è il più antico di Sicilia, su cefalunews.org.