Lo stemma episcopale

Descrizione araldica (blasonatura) dello scudo. D’azzurro, sinistrato d’oro: nel primo all’aratro sormontato da una stella (8) d’oro; nel secondo al fascio di candele al naturale, fiammate di rosso; col capo d’argento, al libro aperto al naturale, caricato dalle Alpha e Omega di rosso.

Il moto: Amore amoris Tui. Le parole del motto episcopale sono tratte dalle Confessioni di sant’Agostino: “Amore amoris tui facio istuc” (2,1,1;11,1,1) e dall’Absorbeat di san Francesco d’Assisi: “Absorbeat, quaeso, Domine Iesu Christe, mentem meam ignita et melliflua vis amoris tui, ut amore amoris tui moriar, qui amore amoris mei dignatus es mori” – “Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perchè io muoia per amore dell’amor tuo, come Tu ti sei degnato di morire per amore dell’amor mio”. La scelta di questo motto vuole identificare il ministero episcopale come risposta concreta all’amore per Cristo e per ciò che di più caro gli appartiene.

Interpretazione: L’aratro vuole identificare il servizio del Vescovo per la Chiesa, fermo e paziente come il lavoro silenzioso ma costante del bue che, trascinando il vomere, prepara il solco affinchè il seminatore vi possa seminare il buon seme, la Parola di Dio, qui rappresentata dal Libro della Sacra Scrittura con lettere Alpha e Omega, a ricordare che il Signore è “l’Alpha e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine” (Ap 22,13). Il libro è posto sull’argento che in araldica simboleggia la trasparenza, quindi la verità e la giustizia, doti su cui deve poggiare lo zelo pastorale del Vescovo nel diffondere la Parola. Un saggio proverbio africano recita: “Bisogna attaccare l’aratro a una stella”: l’aratro è la vita quotidiana, la fatica di essere uomini, il lavoro, è il mistero del dolore, mentre la stella è Cristo, “la stella radiosa” (Ap 22,16) del mattino di Pasqua, la stella che guida e rendebella la notte. Un analogo proverbio arabo dice: “Quando vai ad arare, se vuoi fare il solco diritto, punta l’aratro verso una stella”: agganciare l’aratro alla stella indica che la nostra vita, il nostro lavoro, la nostra fatica quotidiana è guidata da Cristo, dalla parola di Dio, messaggio di speranza e d’amore. Questi simboli campeggiano sull’azzurro, il colore dell’incorruttibilità della volta celeste, le idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio. Il fascio di candele accese ricorda i ceri portati in processione dai fedeli delle varie corporazioni durante la festa di Sant’Agata, patrona di Catania, diocesi di provenienza di Mons. Marciante.