Il segretario di stato vaticano Parolin a Monreale

«Non si può essere pietre vive rimanendo nell’isolamento, sconnessi dalla comunità che ci trasmette i doni del Signore. Non si vive nella Chiesa come atomi indipendenti ed autoreferenziali». È la raccomandazione del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, nella sua omelia della messa celebrata a Monreale in occasione del 750esimo anniversario della dedicazione della cattedrale, avvenuta il 25 aprile 1267 ad opera del cardinale francese Rodolfo Grosparmi, vescovo di Albano e legato pontificio di Papa Clemente IV.

«Lo scenario che si apre all’occhio del visitatore di questa Cattedrale – fosse anche il più distratto o il più lontano dalla fede – suscita meraviglia per l’armoniosa e radiosa concentrazione di perfetta bellezza», ha detto il porporato guardando il magnifico duomo che padre David M. Turoldo chiamò «mirabile tesoro».

Allo splendore di questo luogo, «che ripercorre attraverso immagini la storia della salvezza, corrisponde il miracolo quotidiano che ci fa gustare l’Eucaristia», ha detto Parolin. «Partecipando con devozione ad un’azione liturgica in questo tempio e, in modo del tutto speciale alla santa messa, possiamo fare esperienza di un tempo e di un luogo dove l’umanità si affaccia sull’eternità, sfiora il divino, e dialoga con esso, ricevendone grazie e consolazione. Possiamo entrare in una benedetta terra di confine, dove Dio comunica con noi e noi con Lui. Grazie all’Eucaristia di cui ci nutriamo, formiamo una vera comunità che cammina insieme e supera sterili egoismi e vuoti personalismi».

Dunque «al magnifico edificio materiale corrisponde quello spirituale, che si costruisce nell’amore». In particolare il segretario di Stato ha indicato «tre pilastri» fondamentali della Chiesa delle origini «e, di riflesso, di ogni comunità veramente ecclesiale, che si esprime nella perseveranza, vissuta nella concordia, e nella condivisione dei beni spirituali e materiali». Il primo è «l’insegnamento degli Apostoli, testimoni diretti del Signore, da interiorizzare con un impegno serio e continuato». Il secondo è «la comunione», che indica «la libera condivisione dei beni materiali» e che «garantisce che ciascuno non manchi del necessario per vivere e che i poveri possano contare sulla solidarietà e generosità di tutti». «Chi vuole essere discepolo del Signore non può non soccorrere chi è nella necessità», ha detto il cardinale Parolin. «Il cristianesimo è, ad imitazione di Cristo, irradiazione verso tutti e, in modo speciale verso i poveri, della carità».

Terzo pilastro è «lo spezzare il pane con i fratelli nell’Eucaristia in letizia e semplicità di cuore». «Esercitando la virtù dell’umiltà, partecipando alle gioie e ai dolori della comunità, facendo della liturgia la principale fonte della carità per assomigliare sempre più al pane eucaristico di cui ci nutriamo, la fede diventa luce che diffonde la carità», ha affermato il porporato.

E ha aggiunto un quarto pilastro: «L’assiduità alle preghiere nel tempio, specialmente in alcuni momenti significativi della vita della comunità cristiana». Perché «nel riunirsi dei fedeli, Dio opera segni e prodigi, rinsalda e fa crescere la comunità e disperde le forze disgregatrici. Ne nasce una vita bella e gioiosa, che sa affrontare le vicende umane, nella loro alternanza tra gioie e dolori, alla luce del Vangelo, senza fughe dalla realtà, ma con la gioia pasquale nel cuore».

Fonte: Lastampa.it