Via della bellezza: ecco il Tesoro della Cattedrale / 2

Altra novità assoluta  sarà la sala Museo con i preziosi tesori della Cattedrale. La illustra anche per i nostri Lettori lo Storico dell’Arte, dott.  Marco Failla.

IL TESORO DELLA CATTEDRALE (dott.Marco Failla, Storico dell’Arte

Il tesoro della Cattedrale di Cefalù racconta circa sette secoli di storia liturgica del Duomo
cefaludense, che nel 2105 stato insignito del prestigioso riconoscimento di Patrimonio
dell’Umanità dall’UNESCO insieme agli altri monumenti componenti il sito “Palermo arabo-
normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”.
I manufatti che lo compongono, originali quanto preziose creazioni per la maggior parte opera di
argentieri palermitani, spaziano entro un arco cronologico che va dal Xll alla fine del XIX secolo.
Testimonianze d’arte e di storia, esse rappresentano in primis, ieri come oggi, gli strumenti
indispensabili al clero per la Celebrazione quotidiana della liturgia e degli altri uffici religiosi, e nella loro duplice natura funzionale ed estetica vanno osservati ed ammirati: non soltanto prodotti
d’arte, ma anche e soprattutto manufatti di uso liturgico.

Numerose, al suo interno, sono le opere di committenza vescovile, che confermano come anche nel campo delle arti decorative, la storia della Cattedrale di Cefalù sia strettamente legata ai suoi vescovi.
Tra le opere più notevoli del Tesoro si annoverano la piccola stauroteca d’oro di età normanna,
inglobata in una struttura argentea seicentesca; il calice tardo – quattrocentesco definito
“madonita”, magnifico esemplare di una fortunata tipologia molto diffusa nel territorio della
Diocesi; l’esuberante ostensorio in argento dorato con smalti e pietre dure, donato alla Cattedrale alla fine del ‘600 dal Decano del Capitolo Don Pietro Cimino; il raffinato calice in filigrana d’argento dei primi del ‘700 di manifattura messinese e la preziosa pisside aurea in stile Rococò della seconda metà del ‘700, come anche la coeva, grandiosa pisside argentea e i numerosi calici, gli
ostensori e gli altri manufatti d’argento che oltre ad attestare la vivacità della committenza locale
(soprattutto vescovile ma anche clericale, in senso più generale, e laicale), rivelano in pieno la
creatività e l’abilità degli argentieri loro autori, soprattutto per ciò che riguarda il XVII e il XVIII
secolo.