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La Quaresima: viaggio di ritorno all’Essenziale.

Quaresima è tempo di ritorno all’essenziale.
La Quaresima favorisce il ritorno a quella dimensione vera, profonda e autentica della vita che sta oltre tutto quello che facciamo e che viviamo. È quella dimensione che ci porta al cuore delle scelte che determinano il nostro stile di vita. In questo viaggio il Vangelo ci mostra tre tappe da percorrere senza finzioni e ipocrisia: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. La preghiera che indica ciò che è essenziale nel nostro rapporto con Dio, l’elemosina col prossimo, il digiuno con il creato. La nostra vera identità si gioca in questo triplice rapporto: «Preghiera, carità, digiuno: tre investimenti per un tesoro che dura» (Francesco, Omelia nel Mercoledì delle Ceneri, 06 marzo 2019). C’è una mèta da raggiungere: la nostra liberazione che è la nostra Pasqua, così come ci esorta l’Apostolo Paolo: «Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù» (Gal 5,1). Nostro compagno di viaggio sarà Cristo e il Suo Vangelo: entreremo nella Sua passione e morte e con Lui risorgeremo. L’essenziale nella preghiera. Quaresima è tempo di preghiera. Per capire l’essenziale della preghiera bisogna sapere ascoltare il grido orante di Cristo Crocifisso: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È il grido di Adamo che giace negli inferi e nell’ombra della morte. È il grido assunto dal figlio di Dio che vive il rifiuto degli uomini e il completo abbandono. Gesù è nudo. Lo è anche la Sua preghiera che si spoglia di ogni formula per essere semplicemente un grido. In questo grido c’è la piena obbedienza alla volontà del Padre. Quante volte lo abbiamo sentito sulla bocca di uomini, di fratelli il cui cuore è calpestato dalla sofferenza! Capire questa preghiera non è facile perché essa è un grido che aspetta una risposta. Per Gesù è arrivata il terzo giorno quando il Padre lo risuscitò da morte. Invito tutti a stare accanto a chi vive nella desolazione perché attraversa un momento difficile, perché è nel dolore e aspetta una presenza consolante. Facciamo nostro il grido-preghiera di questi fratelli. L’essenziale nel digiuno. Quaresima è tempo di grazia per liberare il cuore dalle vanità.
È il tempo per fissare lo sguardo su ciò che resta per sempre. È il tempo di guarigione dalle dipendenze che ci seducono. I Cristiani sono chiamati dalla grazia di Cristo a comportarsi «come i figli della luce» e a non partecipare «alle opere infruttuose delle tenebre» (Ef 5,8.11). Gesù ci ha confidato che «questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno» (Mt 17,21). Quando si prega e si digiuna ci si educa a capire cosa è davvero l’essenziale, di cosa si può fare a meno e ciò che è irrinunciabile. Si tratta di attuare un più lucido e coraggioso discernimento nei confronti delle scelte da fare in alcuni settori della vita di oggi. L’elenco è lungo: l’uso eccessivo di bevande alcoliche, il fumo; il consumo alimentare senza giuste regole, accompagnato da uno spreco di risorse; la ricerca incessante del superfluo sollecitati da una martellante pubblicità; la ricerca di forme estreme di divertimento che arrivano allo sballo e mettono a rischio la vita; l’uso morboso ed esagerato dei social che crea dipendenza, riduce le capacità intellettive e ostacola le relazioni familiari. Non posso non denunciare il fenomeno della dipendenza dal gioco: davvero allarmanti i dati appena pubblicati dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli di Stato per il 2018. Nelle Madonie sono stati spesi 89,365 milioni di Euro. Sono numeri che feriscono il mio cuore di Pastore. Ricordo quanto Dostoevskij nell’opera Il giocatore dice sul dramma di chi entra nella ragnatela del gioco: «Il giocatore è una vittima, a prescindere dal suo ceto sociale, una vittima che diviene carnefice verso gli altri e verso se stesso». La ragnatela della cultura dell’azzardo ha raggiunto, in tutta Italia, anche i più piccoli e sperduti paesi in cui si trovano bar, sale scommesse e tabaccherie. Si entra nel tunnel del gioco per vincere la solitudine, compensare la frustrazione e i ritmi monotoni del quotidiano e anche per dimenticare il vuoto che lasciano i figli che vanno via dalle case. C’è una metafora sul gioco d’azzardo che ritengo efficacissima: “è come sprofondare nelle sabbie mobili”, si capisce il pericolo solo mentre si è inghiottiti. Siamo chiamati a convertirci per vivere uno stile di vita pasquale. Invito tutti a vivere ogni venerdì di Quaresima oltre al digiuno e all’astinenza, una speciale rinuncia: il primo venerdì usare il cellulare solo per comunicare cose urgenti, il secondo astenersi dal fumo e dal gioco, il terzo tenere spento il televisore, il quarto astenersi dal bere vino o altre bevande alcoliche, il Venerdì Santo infine riconciliarsi con una persona con la quale si sono interrotte le relazioni. L’essenziale nell’elemosina. Il termine elemosina deriva dal greco eleéô e significa misericordia. L’essenziale dell’elemosina è avere cuore per i miseri. Amare è donare: «dai generosamente e, mentre doni, il tuo cuore non si rattristi» (Dt 15,10). «Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7-8). La carità da una gioia interiore che si sperimenta donando. Se si dona raramente il dono sembra un furto e porta tristezza, ma se il donare diventa generosità porta con sé il dono della gioia. La parola generosità deriva dal latino generosus, (der. di genus -nĕris: nascita, stirpe), letteralmente che è di nascita nobile e ha in sé le migliori doti che si convengono alla nobiltà dell’origine. Noi Cristiani siamo di nobile stirpe perché siamo stati rigenerati nel battesimo come figli di Dio, e abbiamo ereditato i sentimenti di Cristo che: «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,6-7). Iniziando da questa Quaresima, invito tutte le Parrocchie e, in special modo i membri delle Confraternite, a scegliere una “opera segno” di misericordia, da sostenere. Nel segreto del Padre. L’orizzonte preferito dal Padre entro cui vivere la preghiera, il digiuno e l’elemosina è quello dell’intimità del cuore; il luogo segreto dove solo Dio può penetrare e tutto resta invisibile agli occhi esterni. In un tempo in cui si cerca visibilità per apparire, la nostra conversione riguarda la vita interiore, la vita dello Spirito. Dalla sincerità delle motivazioni che accompagnano la verità delle nostre azioni, inizia il nostro cammino a partire dall’Essenziale. Vi auguro, carissimi, di vivere in modo discreto e autentico le opere di penitenza quaresimale, senza voler attirare lo sguardo degli uomini e strappare applausi. Siate felici perché i vostri nomi così sono scritti nel cielo segreto di Dio. Vi benedico di cuore. ✠ Giuseppe Marciante