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La dignità del lavoro

‘Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero’, Sandro Pertini

Il primo maggio 1886 a Chicago i sindacati iniziarono uno sciopero per rivendicare migliori condizioni contrattuali, in particolare per ridurre ad 8 ore l’orario giornaliero di lavoro. La protesta continuò per diversi giorni. Il 3 maggio la polizia attaccò senza preavviso i manifestanti provocando due morti e diversi feriti. Il giorno dopo durante il presidio di Haymarket Square dalla folla qualcuno lanciò un ordigno che provocò l’uccisione di un poliziotto. Le forze dell’ordine reagirono sparando sui manifestanti. Alla fine della giornata si contarono 11 morti e molti feriti. Tra le vittime 7 agenti, ad ucciderli fu il fuoco amico. Cinque lavoratori furono accusati ingiustamente dell’attentato, quattro furono giustiziati, uno per evitare l’impiccagione si suicidò. La loro riabilitazione avverrà solo nel 1893. Non si seppe mai chi lanciò l’ordigno che provocò la tragica reazione della polizia.

Nel 1886 nelle fabbriche si lavorava anche 16 ore al giorno e la ‘sicurezza’ non era neppure presa in considerazione ed i morti sul lavoro erano un fatto quotidiano. Tre anni dopo da quei tragici eventi, il 20 luglio del 1889, a Parigi, durante il primo congresso della Seconda Internazionale, fu deciso dai partiti socialisti e laburisti europei di indire ogni primo maggio una manifestazione per ridurre la giornata lavorativa ad 8 ore. Da allora, in quel giorno dell’anno si celebra la festa dei lavoratori.

Oggi la dignità del lavoro è riconosciuta in quasi tutto il mondo. Due secoli di lotte operaie e contadine, di scioperi e di vittime innocenti non sono state vane. È cresciuta l’importanza del ruolo e della professionalità dei lavoratori. Ma non tutto è dato per sempre. Nulla è gratis e non ci può essere cambiamento senza impegno e conflitto sociale. Per molti il lavoro è vissuto ancora come un’imposizione che si è disposti a subire solo per garantire un minimo di sussistenza economica alla propria famiglia. Si tratta, di occupazioni occasionali o di attività precarie e mal retribuite. A cui si devono aggiungere luoghi di lavoro spesso pericolosi ed alienanti e datori di lavoro improvvisati ed autoritari.

Il lavoro deve diventare un’attività che consenta ad ognuno la possibilità di esprimere la propria creatività e le proprie capacità. Non basta più lottare per la conquista dei diritti, è giunto, per i lavoratori, il tempo di battersi per ricoprire ruoli di primo piano nelle scelte e nelle decisioni strategiche su cosa, su come e per chi produrre.

‘Un uomo che non ha un lavoro, che vive nella miseria, non è libero’. Certo. La libertà dal bisogno ha come presupposto il lavoro, a condizione, però, che esso non sia una necessità economica o peggio ancora un’attività da svolgere per garantire il profitto e la ricchezza di pochi.

Fonte it.wikipedia.org

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