Attenzione ai versamenti sul proprio conto corrente. Cosa fare?

Attenzione ai versamenti sul proprio conto corrente. I versamenti in contanti sul conto corrente insospettiscono il fisco. I versamenti, infatti, potrebbero essere entrate in nero e per questo spingono al controllo l’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate, infatti, fa scattate le verifiche sui versamenti in contanti sul conto corrente perché suppone che il denaro versato provenga da redditi non dichiarati e, per questo, gli chiede di giustificarli. Se l’utente non riesce a giustificarli ecco che l’agenzia delle Entrate provvede a tassarli, e questo anche se non provengono da attività lavorative.

Quando il fisco si insospettisce dei versamenti? Per lo Stato il correntista può prelevare dal suo conto corrente tutti i soldi che vuole. Per questo non gli chiede di motivare i prelievi. Lo Stato accetta anche che il correntista possa prelevare una cifra superiore alle spese da sostenere. Realizzato un risparmio il correntista potrebbe decidere di versare il risparmio sul suo conto corrente. Per tutto questo non scatta alcun accertamento. L’accertamento potrebbe scattare se il correntista, che ha uno stipendio di mille euro al mese, si trova a versare tremila euro. In questo caso il fisco potrebbe insospettirsi ed ipotizzare che il consumatore abbia percepito un reddito aggiuntivo da lavoro in nero.

Cosa accade al correntista che non riesce a giustificare i proprio versamenti? Se l’Agenzia delle Entrate ritiene valide le motivazioni scritte interrompe gli accertamenti. In caso contrario la conseguenza è la tassazione degli importi versati. Non sono previste conseguenze penali ma solo tributarie. In altre parole bisognerà pagare tasse e sanzioni. L’Agenzia delle Entrate ha 7 anni per gli accertamenti. Il consiglio, quindi, è di di conservare  le prove per un periodo di tempo adeguato.

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