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Messaggio del Presidente della Repubblica in occasione dell’apertura del nuovo Anno Scolastico

Rivolgo un saluto molto cordiale a tutti i presenti e a coloro che ci seguono da lontano.

Alla Presidente Alberti Casellati. Alla Ministra dell’istruzione, che ringrazio per il suo intervento e per il suo impegno. Al Presidente della Regione Veneto. Al Sindaco di Vò, al Preside della bella scuola che ci ospita e ci accoglie, ai Sindaci degli altri Comuni di riferimento di questo Istituto, Lozzo Atestino e Cinto Euganeo. Il saluto più grande e affettuoso va alle scolare e agli scolari, alle studentesse e agli studenti di ogni parte d’Italia, insieme ai loro insegnanti. Un ringraziamento alla Rai e a tutti coloro che si sono adoperati per questa occasione così allegra e così significativa. Ad Andrea Delogu e a Flavio Insinna che ci hanno condotto con tanto garbo e simpatia. Agli artisti a agli sportivi che ci hanno accompagnato.

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Oggi è un giorno importante!

L’inaugurazione dell’anno scolastico, mai come in questa occasione, ha il valore e il significato di una ripartenza per l’intera società. Lo avvertono i ragazzi, lo comprendono gli adulti e le istituzioni. Ci troviamo di fronte a una sfida decisiva. Ripartire da Vò Euganeo, dà ancor più il senso di come questa sfida riguardi l’intero Paese. Così come qui a Vò, dopo l’angoscia e le chiusure, è ripresa a pieno ritmo la vita, così la riapertura delle scuole esprime la piena ripresa della vita dell’Italia.

È stata dolorosa la decisione di chiudere le scuole. Necessaria ma dolorosa.

La scuola ha nella sua natura il carattere di apertura, di socialità, di dialogo tra persone, fianco a fianco. Avete sofferto, ragazzi – e abbiamo sofferto tutti, per gli impedimenti e per le limitazioni. La scuola è specchio della società, e ne riflette le difficoltà, ne riflette le aspettative.

Ecco perché questi giorni, in cui le scuole riaprono e si popolano nuovamente dei loro studenti e insegnanti, sono giorni di speranza. Mentre prepariamo il domani, sentiamo il bisogno di ricordare chi è stato colpito dalla malattia, le tante vite spezzate e il dolore patito da molti.

Non dimenticheremo. E cercheremo di trarre insegnamento dagli eventi eccezionali e drammatici che hanno coinvolto tutti i Continenti, e che ci tengono ancora impegnati, richiedendoci responsabilità e prudenza.

La chiusura delle scuole, e tante altre rinunce – che ci sono costate molto sul piano sociale, economico, affettivo – hanno contribuito a salvare vite umane e a evitare più gravi angosce e dolori. Le misure di precauzione sono diventate una prova che il popolo italiano ha saputo affrontare, come in altri momenti difficili della sua storia.

La scuola serve anche a questo: a formare cittadini consapevoli, a sconfiggere l’ignoranza con la conoscenza, a frenare le paure con la cultura, a condividere le responsabilità. La scuola, la cultura, il confronto continuo sono anche antidoti al virus della violenza e dell’intolleranza, che può infettare anch’esso la comunità se viene ridotta l’attenzione.

Siamo sconvolti per la morte di Willy, pestato con crudeltà per aver difeso un amico contro la violenza. Il suo volto sorridente resterà come un’icona di amicizia e di solidarietà, che richiama i compiti educativi e formativi della scuola e dell’intera nostra comunità.

In coerenza con questi valori occorre spiegare il massimo impegno per contrastare chi pratica una violenza vile e brutale che più volte si è manifestata anche nei giorni scorsi per contrastare chi la predica o la eccita nei social.

So bene, cari studenti, che la scuola vi è mancata quando, ai primi del marzo scorso, le sue porte sono state chiuse e avete avvertito quanto valesse l’incontro quotidiano con i vostri insegnanti, la vicinanza dei vostri compagni, quanto la convivenza fosse fattore di crescita e fondamentale strumento di socialità. Quel che è accaduto è stato come una lezione di vita che vi ha fatto comprendere, in modo chiaro, come la scuola sia indispensabile allo sviluppo personale di ciascuno di voi.

Mesi duri per tutti, ma a subire le conseguenze più pesanti del lockdown sono stati gli studenti con disabilità. Per tanti di loro le rinunce hanno avuto un costo altissimo, a volte non sopportabile. E di queste sofferenze si son fatte carico le famiglie. Nella ripartenza della scuola l’attenzione a questi studenti deve essere inderogabile, a cominciare dall’assegnazione degli insegnanti di sostegno.

La scuola è davvero un cammino di libertà, verso la conoscenza, verso la piena cittadinanza. Questa strada è piena di valori e di opportunità, che non sempre riconosciamo subito. Ma quando qualcuno o qualcosa ce li manifesta, allora si compie un salto nella crescita. Mi ha scritto un’altra ragazza, di terza media, di Amelia: “Questo tsunami che si è abbattuto su di noi ad un tratto ci ha reso vulnerabili e fragili, ma nello stesso tempo grandi e responsabili”.

Anche dalle esperienze più negative si possono ricavare lezioni. Ad esempio, la didattica a distanza è stata una grande sfida, a cui non eravamo preparati, ma che ci ha fornito strumenti utili per il futuro. In generale, l’uso delle tecnologie digitali ha fatto compiere a tutta la nostra comunità dei progressi che ora possono aiutare il lavoro e migliorare i modelli sociali. I giovani sono più avanti nella conoscenza e nella pratica dei mezzi informatici, e quanto è stato sperimentato a scuola allarga ulteriormente le possibilità di incontro, di confronto, di studio.

Nulla potrà mai sostituire il contatto tra le persone, il tenersi per mano. Tuttavia questa diffusione dello strumento digitale rappresenta un’opportunità che non va dismessa, ma coltivata e inclusa nella didattica e nei percorsi formativi.

Se si è data continuità alla didattica pur in condizioni di inedita difficoltà, questo è stato possibile grazie alla dedizione, all’impegno, al forte senso della missione educativa degli insegnanti. Li ringraziamo per quel che hanno fatto. Ringraziamo molto anche chi ha seguito negli studi i bambini ricoverati nei reparti pediatrici degli ospedali, a Padova come in altre parti d’Italia.

Il lockdown ci ha mostrato anche che hanno sofferto pesanti esclusioni i ragazzi senza computer a casa, quelli che erano privi di spazi sufficienti, coloro che già vivevano una condizione di marginalità. Dobbiamo evitare che il divario digitale diventi una frattura incolmabile. Per fortuna l’iniziativa di tanti insegnanti, l’impegno dei compagni di classe, l’azione positiva di associazioni di volontariato ha evitato, in molte circostanze, ingiuste emarginazioni, riuscendo a fornire i mezzi necessari alla connessione. E’ questa una frontiera nuova della lotta all’abbandono scolastico, e alla marginalità sociale, che resta un obiettivo esigente per la scuola.

Questo periodo ha sottolineato, con grande evidenza, l’urgenza e l’assoluta necessità di disporre della banda larga ovunque nel nostro Paese.

Quello che sta per iniziare non sarà un anno scolastico come gli altri. Vi sono diversi problemi, in via di soluzione, che causano difficoltà. Così come in tanti altri Paesi, in Europa e altrove.

Riaprire la scuola, adottando le indispensabili prescrizioni di carattere sanitario, non è impresa facile. È stato necessario adeguare, in brevissimo tempo, strutture concepite per l’incontro, per il dialogo ravvicinato, a misure di distanziamento che ci appaiono quasi innaturali. E questo sforzo è ancora in atto.

Abbiamo avuto esempi straordinari di collaborazione, di lavoro in comune. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che, in ruoli diversi e con differenti responsabilità, si sono adoperati affinché l’anno scolastico potesse cominciare, assicurando a ogni bambina e bambino, a ogni ragazza e ragazzo, il bene fondamentale dell’istruzione.

In particolare, esprimo riconoscenza ai dirigenti scolastici, a tutti gli insegnanti e al personale ausiliario, che con loro hanno strettamente collaborato per riorganizzare le scuole in sicurezza e garantire una didattica la più possibile ordinata. Molti di loro hanno limitato le ferie, o vi hanno addirittura rinunciato. Hanno interpretato al meglio il significato dell’autonomia scolastica, quella appunto che partecipa con creatività alla progettualità della scuola, muovendo dalle sue articolazioni e diversità.

I nostri insegnanti sono chiamati ancora a un lavoro prezioso, che richiederà coraggio e iniziativa. Sappiamo di poter contare sulla loro passione umana e civile, che hanno continuato a esprimere, pur di fronte a incomprensioni e a problemi non risolti.

Il valore della scuola è stato compreso e vissuto, con grande senso del dovere, da tutti i soggetti coinvolti. Negli anni passati sembrava che si aprissero crepe nell’alleanza educativa tra le famiglie e le scuole. Ora la reazione all’epidemia e la riapertura delle scuole hanno trovato in prima fila tanti genitori impegnati e collaborativi. Lo fanno per i loro figli, certamente, ma tutti hanno compreso che le esigenze comuni hanno bisogno di un impegno solidale, insieme.

È tutto questo che rende la scuola una comunità.

L’articolo 34 della Costituzione esordisce con le parole “La scuola è aperta a tutti”, a significare che la scuola, inclusiva e democratica, deve accogliere i bambini e i ragazzi senza discriminazioni, ma anche che ogni cittadino deve sentirsi partecipe e impegnato nei confronti della scuola.

Alla riapertura guarda in questi giorni tutto il Paese.

A questo impegno è chiamata la Repubblica, in tutte le sue istituzioni statali, sono chiamate le Regioni, sono chiamati i Comuni: ciascuno ha una parte da svolgere di sua competenza.

L’emergenza sanitaria ha posto in evidenza problemi e fragilità per troppo tempo trascurati. Vale per il nostro sistema di istruzione come per tanti altri settori. La ripartenza del Paese ci offre però anche un’occasione per compiere un salto di qualità.

Il ritorno a scuola non significa ritorno al passato.

La scuola è, al contrario, un formidabile strumento di innovazione. La nostra partecipazione al programma Next Generation della Unione Europea è una straordinaria opportunità che non possiamo perdere. Un’occasione anche per un vero rilancio della scuola italiana.

Dobbiamo investire nella scuola, a partire da un’adeguata programmazione del reclutamento del personale, da alcuni anni carente. Dobbiamo fare in modo che i migliori laureati abbiano come obiettivo l’insegnamento. Professione di valore e gratificante, che deve riscuotere il dovuto riconoscimento sociale.

La riapertura avverrà inevitabilmente con carattere di gradualità ma con l’obiettivo, irrinunciabile, di assicurare la piena realizzazione del diritto allo studio, ivi compreso il tempo pieno che, per molti alunni e tante famiglie, è strumento di eguaglianza e garanzia di opportunità.

Occorre mantenere un adeguato livello di precauzione finché non cesserà la grande pericolosità del virus. Il diritto allo studio dovrà procedere di pari passo con il diritto alla salute.

Tutti siamo responsabili, e dobbiamo sentirci tali nei confronti degli altri. Una prova di responsabilità è richiesta anche a voi, cari ragazzi, e sono certo che ne sarete all’altezza. Dai comportamenti di ciascuno dipende la sicurezza collettiva; quella dei vostri genitori, dei vostri nonni.

Non c’è una responsabilità superiore che consenta di fare a meno di quella di ciascuno di noi.

Dobbiamo andare avanti sapendo che sui sacrifici di oggi costruiamo il futuro.

Conosco i ritardi e le difficoltà e so bene che vi saranno inevitabili polemiche. So anche che, in atto, vi sono risorse limitate.

Ma un Paese non può dividersi sull’esigenza di sostenere e promuovere la sua scuola.

Oggi la riapertura della scuola è una prova per la Repubblica.

Per tutti. Nessuno escluso.

Auguri per l’anno scolastico!

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