Il Teatro Stesicoro nel disegno planimetrico novecentesco in seno al Palazzo Civico di Termini Imerese

L’attuale sede storica del Comune di Termini Imerese, un tempo il “Palazzo del Magistrato”, si trova nella centralissima Piazza Duomo e occupa un’area che include oltre l’adiacente grande piazzale anche la limitrofa via Vincenzo La Barbera, posta sul versante sud-occidentale; il Largo Pietro Ruzzolone sul fronte retrostante; e la via Stenio sul lato nord-orientale. In quest’ultimo fianco sporge a fronte della chiesa Madre, il superbo balcone del XVII secolo, sorretto da una mensola d’appoggio e due sottomensole realizzate in pietra. Il balcone seicentesco che guarda verso la Chiesa Madre rappresenta uno degli elementi architettonici del ‘600, sopravvissuti dopo l’originaria costruzione dell’edificio.

Il Palazzo del Magistrato esistente sin dal Quattrocento fu ampliato e risistemato tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. In quest’ultima configurazione (con l’ambiente interno a pianta rettangolare), era compreso anche il “Teatro Stesicoro”, denominato durante il dominio Borbonico “Real Teatro S. Francesco”. Tra il 1910 e il 1912, il Palazzo di Città fu ristrutturato pesantemente. In realtà oltre a smantellare il Teatro Comunale, fu innalzato un secondo piano e si aggiunse altresì un corpo di fabbrica nella parte retrostante. Le modifiche interessarono anche il prospetto principale e le facciate laterali. Tali rimaneggiamenti sfalsarono l’originaria configurazione dell’edificio che da quella volta ha sempre mantenuto l’attuale aspetto.

La pianta che riportiamo qui di seguito (per gentile autorizzazione dell’Architetto Giovanna Mirabella, poiché l’immagine è tratta dal suo “Censimento dei beni culturali di Termini Imerese” L.I.S. s.r.l. 1991”), rappresenta l’interno del Municipio antecedente al 1910, ovvero, quando il Palazzo di Città era a un solo piano, con le peculiari entità pittoriche e architettoniche interne: il grande salone con la soffitta lignea, la Sala del Consiglio affrescata dal pittore e architetto termitano Vincenzo La Barbera (1577 circa – 1642), e il Teatro “Stesicoro” interamente costruito in legno.

Pianta del Palazzo di Città antecedente al 1910

 

Il Teatro Comunale “Stesicoro”, con il tipico impianto a ferro di cavallo, prerogativa dell’architettura dei teatri all’italiana, occupava un’area di circa 160 m2 e poteva contenere 250 spettatori (Cfr. Il Teatro irrimediabilmente perduto: lo “Stesicoro” nel Palazzo Civico di Termini Imerese. https://cefalunews.org/2020/09/04/il-teatro-irrimediabilmente-perduto-lo-stesicoro-nel-palazzo-civico-di-termini-imerese/)

Certamente, il Teatro termitano, classificato dal Governo di III ordine, rappresentò un valore aggiunto per la nostra città, un altro gioiello di ingegneria che purtroppo oggi non possiamo più contemplare e godere.

Tuttavia, tra i fortunati predecessori che beneficiarono di questa piccola preziosità architettonica, annoveriamo anche Giuseppe Patiri (1846 – 1917) noto paletnologo, etnologo e studioso di storia termitana. Infatti, egli, il 27 febbraio del 1876, all’interno del suddetto teatro organizzò per l’originaria Società del Carnevale, il veglione carnascialesco. Rammentiamo che l’eclettico Patiri fu tra l’altro anche il promotore dell’antico Carnevale di Termini Imerese (il quale è a buon diritto considerato uno dei più antichi d’Italia ed erede diretto dell’antico carnevale di Palermo), tramite la suddetta primigenia benemerita Società del Carnevale.

(Cfr. Riflessioni sulla festa carnascialesca di Termini Imerese l’erede indiscussa dell’antico Carnevale di Palermo. https://cefalunews.org/2019/02/04/riflessioni-sulla-festa-carnascialesca-di-termini-imerese-lerede-indiscussa-dellantico-carnevale-di-palermo/).

Una delle tre ricevute della Società del Carnovale, datate 1876., rilasciate a Giuseppe Patiri

 

E sempre il versatile Patiri, circa la Sala del Magistrato, o “Cammara picta”, ovvero l’antica sala delle adunanze, affrescata da Vincenzo La Barbera, accenna quanto segue nella sua opera: “Termini Imerese. Antica e moderna”, Fratelli Marsala Editori, 1899.

“…Dello stesso Vincenzo La Barbera sono nella grande sala del Consiglio, dentro il Palazzo di Città, non pochi affreschi pregevolissimi ed in buonissimo stato di conservazione, tutti di soggetto storico locale, e che furono eseguiti l’anno 1610. E’ risaputo che il La Barbera, valente nella prospettiva, levò grido in Palermo anche in questo genere d’arte e vi fu chiamato dai Padri Gesuiti per decorare la chiesa del Collegio Massimo…”.

Ma tornando a dire della Casa Comunale antecedente al 1910, l’edificio si presentava a un solo piano. Ciò nonostante, un ricordo nitido e particolareggiato della suddivisione degli spazi interni lo si deve allo zelo dello storico e giornalista Giuseppe Navarra che così ce lo descrisse nel suo corposo libro: “Termini com’era” GASM, 2000.

«Il bel palazzo rinascimentale in Piazza del Duomo, che per secoli ospitò i reggitori della nostra città, fu costruito nel secondo decennio del 1600, e tuttavia risponde allo scopo, quantunque diversi importanti servizi siano stati decentrati. A pianterreno, con ingresso in Largo Ufficio Tecnico (N.d.R. oggi Largo Pietro Ruzzolone), a destra si trova l’ufficio tecnico, e più in là l’ufficio anagrafe. A sinistra, veniva prima l’esattore, nell’ambiente che, regnando i Borboni, era adibito a prigione, e in seguito c’era l’ufficio dello stato civile. Nel fondo c’era una scaletta che portava al primo piano. Sempre a pianterreno, di faccia alla cattedrale (N.d.R. oggi via Stenio) vi era l’ufficio della pulizia urbana. Al primo piano, valicato il portone, si apriva un ampio corridoio che giungeva ad una veranda a vetri, attraverso i quali si poteva ammirare uno stupendo panorama che abbracciava tutta la città bassa, il S. Calogero, il mare e le Madonie. Nella parte che guardava verso la Chiesa Madre, prospiciente la Piazza del Duomo, veniva prima l’ambiente in pitch pine che serviva come ufficio dei vigili urbani e accostato a questo vi era l’ufficio del ragioniere. Seguiva il piccolo gabinetto del Sindaco, con balcone che guardava la Madre Chiesa, ed in seguito c’era la grande sala consiliare con gli affreschi, la quale terminava, ad angolo, con l’ufficio del segretario che confinava con quello dell’economo, entrambi con balconcino a petto verso Termini Bassa. Nell’ambiente di sinistra (N.d.R. guardando da Largo Pietro Ruzzolone), tutto intero, era stato ricavato il teatro municipale. L’attico era un grande ambiente in legno senza pavimento, che serviva per ripostiglio e venne adattato per uffici verso il 1911».

La dettagliata esposizione del Navarra ci sprona ad immaginare il Teatro “Stesicoro” con il suo palcoscenico calcato dai numerosi interpreti, nelle molteplici e diversificate manifestazioni; la platea, i palchi tutt’intorno, il loggione, il sipario e il proscenio.

Come abbiamo di sopra enunciato, dopo il 1912 il Palazzo di Città fu sottoposto a una pesante ristrutturazione. Infatti, fu aggiunto nella parte posteriore dell’edificio un corpo di fabbrica, che pur rispettando l’originale disegno planimetrico, ne alterò i rapporti volumetrici.

Infatti, questa variazione degli ambienti interni la riscontriamo esaminando la pianta che riportiamo qui di seguito, tratta sempre dalla monografia di Giovanna Mirabella “Censimento dei beni culturali di Termini Imerese”. Scheda 30, Palazzo Comunale.

Palazzo di Città, Pianta piano primo successiva al 1912

 

Oggi, il Palazzo Comunale si presenta all’osservatore con una facciata in stile puramente ottocentesca con una rappresentazione strutturale proporzionata: otto balconi a petto disposti su due piani con una scala esterna per l’accesso al primo piano elevato, dove spiccano due classicheggianti cariatidi acefale fasciate da un elegante panneggio. Al di sopra di esse risaltano: una scultura raffigurante una conchiglia, una targa celebrativa risalente al 1642 e infine sulla sommità del prospetto, si staglia un’aquila ai cui lati sono posti simmetricamente due stemmi a rilievo.

(Cfr. Patrizia Bova, Antonio Contino, Giuseppe Esposito L’estrazione e l’uso delle “brecce a rudiste” (Cretaceo sommitale) in Termini Imerese (PA) nei secoli XVII-XX, in: Gabriele Marino e Rosario Termotto (a cura di), Arte e Storia delle Madonie – Studi per Nico Marino, voll. VII-VIII, Atti della VII e VIII edizione, Cefalù – Sala delle Capriate, Palazzo del Comune, Piazza Duomo, 4 novembre 2017 e 3 dicembre 2018, pp. 119-141).

Per finire, qui appresso, per gentile autorizzazione dell’Architetto Roberto Tedesco, riportiamo la planimetria e l’immagine fotografica del Palazzo Comunale di Termini Imerese, tratte dalla sua monografia, Termini Imerese città romana: itinerario archeologico, Officine Tipografiche Aiello & Provenzano, 2013.

Palazzo Comunale, Pianta piano primo da “Termini Imerese città romana: itinerario archeologico”

 

Bibliografia e sitografia

Giuseppe Patiri, “Termini Imerese. Antica e moderna”, Fratelli Marsala Editori, 1899

Giovanna MirabellaCensimento dei beni culturali di Termini Imerese” L.I.S. s.r.l. 1991

Giuseppe Navarra, “Termini com’era” GASM, 2000

Rosario Nicchitta, “da Himera a Termini Imerese: un percorso lungo duemilacinquecento anni”, GASM, 2006

Roberto Tedesco, “Termini Imerese città romana: itinerario archeologico”, Officine Tipografiche Aiello & Provenzano, 2013

Patrizia Bova, Antonio Contino, Giuseppe Esposito L’estrazione e l’uso delle “brecce a rudiste” (Cretaceo sommitale) in Termini Imerese (PA) nei secoli XVII-XX, in: Gabriele Marino e Rosario Termotto (a cura di), Arte e Storia delle Madonie – Studi per Nico Marino, voll. VII-VIII, Atti della VII e VIII edizione, Cefalù – Sala delle Capriate, Palazzo del Comune, Piazza Duomo, 4 novembre 2017 e 3 dicembre 2018, pp. 119-141

Giuseppe Longo, 2017 – “Proclama” del 1876 di Giuseppe Patiri per la Società del Carnovale, in Termini Imerese”, Cefalunews.org, 7 ottobre.

G. Longo, 2018 – “Il binomio Palermo-Termini, tra porte civiche, manifestazioni carnascialesche e “gustose” leggende metropolitane“, Cefalunews.org, 22 dicembre.

G. Longo, 2019 – “Riflessioni sulla festa carnascialesca di Termini Imerese l’erede indiscussa dell’antico Carnevale di Palermo”, Cefalunews.org, 4 febbraio.

G. Longo,Il centesimo anniversario della morte di Giuseppe Patiri (1917-2017)”, Sicil-Post Magazine – Rivista della Associazione Nazionale di Storia Postale Siciliana (A.S.P.S.) Anno XX – n. 40 – Dicembre 2019, p. 9.

G. Longo, 2020, Quando al Teatro Comunale “Stesicoro” si festeggiava il Carnevale di Termini Imerese, Cefalunews.org, 8 maggio

G. Longo, 2020 – Il Teatro comunale di Termini Imerese e la storia del Palazzo civico: nuovi studi e scoperte, Cefalunews.org, 28 giugno

G. Longo, 2020 – Il Teatro irrimediabilmente perduto: lo “Stesicoro” nel Palazzo Civico di Termini Imerese, Cefalunews.org, 4 settembre

Foto di copertina: prospetto laterale del Palazzo Comunale di Termini Imerese ricadente in via Stenio

Cartolina Palazzo Comunale di Termini Imerese (PA), fine ‘800 inizi ‘900, per gentile concessione di Francesco La Mantia

Cartolina, Termini Imerese (PA), Piazza Duomo e Municipio fine 1910, inizi 1920, per gentile concessione di Francesco La Mantia

Giuseppe Longo
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