“Sopravvivere” … al Natale

Titolo irriverente, provocatorio? No, non è nelle mie intenzioni, è solo il riflesso di un pensiero verso quanti  si confrontano con malesseri, incertezze, disagi, inquietudini. Non penso solo al contesto professionale, che pure ne è il riverbero, ma anche a ciò che in generale caratterizza questa nostra epoca, così profondamente segnata da crisi valoriali, relazionali, affettive.

Il Natale, festività che per noi credenti segna la nascita di Cristo e sottolinea il senso e il valore degli affetti familiari, è anche uno stato d’animo.

Eppure, per alcune persone può non esserci molto da festeggiare e la gioia, la frenesia degli acquisti e degli auguri, l’atmosfera calorosa degli addobbi, possono indurre una dolorosa amplificazione di quei vuoti, di quelle tristezze o malinconie, con cui a Natale diventa più difficile fare i conti.

Già, perché sembra che si debba essere felici a tutti i costi, nonostante si possano provare emozioni contrastanti, fatte di amarezza o di rabbia, dovute a preoccupazioni, a dolori vecchi o nuovi di cui si avverte sempre il peso, ma a cui in qualche modo si riesce a far fronte, a meno che non si percepisca il “pressing sociale” di dover ricacciare tutto nel dimenticatoio, per potersi così conformare a ciò che gli altri  sembrano provare ed esprimere. Un uniformarsi che molti non accettano, un’inautenticità che pesa, un tentativo di farsi contagiare dalla felicità che fallisce e che anzi può far provare sensazioni di inadeguatezza e di estraneità rispetto a un mondo esterno che fregola e di cui non ci si sente di far parte.   

Lo so, non sono riflessioni piacevoli e forse suscitano disapprovazione, ma credo facciano parte di una realtà taciuta a cui, pur sembrando una nota stonata nella melodia del Natale, credo sia giusto dare voce e dignità. Una realtà che spesso si attribuisce tout court ai depressi, agli inconsolabili, ma che invece credo riguardi chi non vuole cedere agli svariati “si deve fare” di questo periodo dell’anno, chi non vuole subire lo stress della fretta e dei grandi preparativi, quando o se questo non corrisponde a ciò che autenticamente sente dentro.

Allora, come “sopravvivere” alla frenesia delle incipienti feste? Credo sia sempre sano, ascoltare, accogliere, rispettare, assecondare i propri vissuti, non forzare i propri sentimenti, non sentirsi manchevoli se si prova qualcosa di diverso e magari difficile da condividere e soprattutto, correre il rischio di essere se stessi senza imporsi di soddisfare le aspettative degli altri. 

Così il mio augurio per il Natale è che ognuno di noi possa essere in sintonia con se stesso, che possa sentire la gioia e la pienezza di dire “voglio” e non “devo”, che possa riscoprire, apprezzare e nutrire il calore degli affetti veri, quelli che ci appartengono e a cui apparteniamo.