Seconda Guerra Mondiale: L’affondamento della nave da battaglia “Bismarck”

Seconda Guerra Mondiale: L’affondamento della nave da battaglia “Bismarck”
Il 27 maggio di ottantatré anni fa la corazzata tedesca “Bismarck” dopo essere stata attaccata ripetutamente dalle corazzate inglesi appartenenti alla “Home Fleet”, e alla “Forza H”, rispettivamente la “King George V” e la “Rodney”, terminava definitivamente la sua missione originaria, ossia, condurre una vera e propria “guerra da corsa” contro le navi mercantili britanniche. La nave da battaglia tedesca era stata costruita nei cantieri Blohm und Voss di Amburgo, varata il 14 febbraio 1939, entrò in servizio il 24 agosto 1940. Il 18 maggio 1941 la “Bismarck”, insieme all’incrociatore pesante “Prinz Eugen” al comando dell’ammiraglio Johann Günther Lütjens, salpava dal porto di Gdynia nel Baltico, con la missione di intercettare e distruggere le navi da carico inglesi.

Riportiamo per i lettori la relazione dello storico navale Virginio Trucco, circa l’ultima missione della corazzata Bismarck, considerata una delle navi da battaglia più possenti del secondo conflitto mondiale.

«All’inizio del 1941, le corazzate “Scharnorst” e “Gnesenau”, durante la loro missione di guerra da corsa nell’Atlantico avevano affondato navi per 115.662 tsl ed avevano terminato la crociera senza danni. Forte di questi risultati l’ammiraglio “Raeder”, pianificò l’operazione “Rheinüburg” (Reno), che prevedeva l’utilizzo oltre alle succitate navi anche della “Bismarck”. La “Bismarck”, impostata nel 1936, era entrata in squadra nell’agosto del 1940, dislocava a pieno carico 50.955 tonnellate, il suo armamento era composto da 8 cannoni da 380mm in 4 torri binate, 12 cannoni da 150mm in 6 torri binate, 16 cannoni da 105mm contraerei in 8 torri binate e 28 mitragliere antiaeree, il potente apparato motore gli permetteva di raggiungere i 30 nodi di velocità.

L’operazione pianificata per metà aprile, subì dei ritardi a causa del prolungarsi dei lavori di ripristino sulle due corazzate, alla fine si decise di affiancare alla “Bismarck” il moderno incrociatore “Prinz Eugen”.

Il 25 aprile l’Ammiraglio Raeder, convocò a Berlino l’Ammiraglio Günther Lütjens, comandante della flotta tedesca per affidargli il comando della missione, Lütjens pensava che sarebbe stato meglio rimandare l’operazione a quando le due corazzate ai lavori fossero state pronte, oppure all’entrata in servizio della “Tirpiz” gemella della “Bismarck”, ma davanti alle ragioni di Raeder, non insistette.
Le navi lasciarono la Germania il 19 maggio per raggiungere il fiordo di Kors, dove avrebbero ultimato i rifornimenti. Durante la navigazione al largo delle coste svedesi, le navi furono avvistate dall’incrociatore svedese “Gotland”, che inoltrò un rapporto sull’avvistamento, che riuscì ad arrivare all’ambasciata inglese, un altro avvistamento, fu inviato all’ammiragliato da parte di un agente norvegese ed indicava la presenza delle navi nel fiordo di Kors.
Le due segnalazioni davano la certezza all’ammiragliato che le navi erano in mare, ma non avevano idea delle intenzioni dei tedeschi, pertanto inviò gli incrociatori “Suffolk” e “Norfolk” a sorvegliare il Canale di Danimarca e gli incrociatori “Arethusa”, “Manchester” e “Birmingham” nel tratto di mare fra l’Islanda e le isole Faer Øer, mentre metteva in allarme la “Home Fleet” al comando dell’Ammiraglio Tovey. Alle 21.00 del 21 maggio Tovey decise di rafforzare la vigilanza inviando a sud dell’Islanda l’incrociatore da battaglia “Hood” e la corazzata “Price of Wales” scortate da 6 cacciatorpediniere.

Il 22 quando la ricognizione aerea sul fiordo di Kors, comunicò che le navi tedesche non erano più presenti, venne ordinato all’incrociatore da battaglia “Repulse” di raggiungere la “Hood”,

mentre alle 22.45 la “Home Fleet” con la corazzata “King George V”, nave ammiraglia di Tovey, la portaerei “Victorius”, gli incrociatori “Galatea”, “Hermione”, “Kenya” e “Aurora” e 7 cacciatorpediniere, lasciò l’ancoraggio di Scapa Flow. La squadra tedesca intanto dirigeva verso il Canale di Danimarca passando a nord dell’Islanda.
Il 23 maggio alle 19.22 dalla “Bismark” venne avvistato un incrociatore inglese, che scomparve nella nebbia, ci fu poi un secondo avvistamento, contro di questo, la “Bismarck” sparò qualche salva, con l’unico risultato che qualche scheggia cadde sul ponte del “Norfolk”, senza che questo riportasse danni, a bordo della corazzata non sapevano che il primo avvistamento riguardava l’incrociatore “Suffolk”. Dopo il breve scontro, le navi tedesche ripresero la loro rotta nella nebbia, seguite dai due incrociatori inglesi che le tenevano sotto controllo con i propri radar. Accortosi di essere seguito Lütjens cerco per tutta la notte di rompere il contatto, senza riuscirvi.

Dopo un’iniziale difficoltà di trasmissione, a causa del ghiaccio formatosi sulle antenne, il “Suffolk” riuscì ad avvisare l’Ammiragliato e la squadra in mare sulla rotta e velocità delle navi nemiche.

Il vice ammiraglio Holland, imbarcato sulla “Hood”, decise d’intercettare le due navi nemiche, a mezzanotte le due formazioni si trovavano a circa 100 miglia di distanza, Holland, fece chiamare il posto di combattimento e manovrò per attaccare l’avversario verso le 2.30 del 24 con condizioni di luce a lui favorevoli. I due incrociatori che tallonavano Lütjens, persero però il contatto, così Holland si trovò senza notizie sulla posizione del nemico, solo verso le 3.00 del mattino si riuscì a riprendere il contatto con i tedeschi, verso le 5.30 dalla “Price of Wales” furono avvistate le navi nemiche, le due squadre aprirono il fuoco quasi contemporaneamente da una distanza di circa 20.000m, la “Bismarck” e la “Prinz Eugen” concentrarono il tiro sulla “Hood”, mentre gli inglesi si concentrarono sulla “Bismarck”.
Da subito il tiro tedesco risultò più preciso rispetto a quello inglese, quasi subito la “Hood” fu colpita a centro nave, dove si sviluppò un incendio e poco dopo fu centrata sempre a centronave da un altro proiettile che perforò il ponte penetrando nelle santebarbare, facendole esplodere.

La nave si spezzò in due e affondò con tale rapidità che solo 3 uomini sui 1415 dell’equipaggio si salvarono, i tedeschi concentrarono il tiro sulla “Prince of Wales”, che fu ripetutamente colpita e con incendi a bordo ed una falla che causava un forte imbarco d’acqua, si ritirò dal combattimento. Mentre la “Prinz Eugen”, non aveva riportato danni, la “Bismarck” era stata raggiunta da tre proiettili, che avevano provocato danni ad un locale caldaie e a due depositi nafta, non erano danni rilevanti, ma la nave adesso non poteva superare i 28 nodi e la perdita di nafta provocava una lunga scia visibile a distanza.

La riduzione della velocità e soprattutto la perdita di carburante indussero Lütjens ad interrompere la missione.

L’ammiraglio, poteva scegliere o rientrare in Germania rifacendo il cammino percorso o dirigersi verso i porti della Francia per eseguire le riparazioni e poi riprendere la missione. Valutando i pro e i contro scelse di dirigersi verso la Francia, opzione che gli dava la possibilità di scrollarsi di dosso gli inseguitori una volta in Atlantico dove avrebbe potuto contare sull’appoggio dei sommergibili in missione. Ordinò alla “Prinz Eugen” di rientrare in Germania e mentre (per creare un diversivo), impegnava con le sue artiglierie gli inseguitori, l’incrociatore riuscì a sganciarsi senza essere notato.
L’affondamento della “Hood”, aveva fortemente colpito gli inglesi, l’Ammiragliato, ordinò alla Forza H di stanza a Gibilterra e formata dall’incrociatore da battaglia “Renown”, dalla portaerei “Ark Royal” e l’incrociatore “Sheffield”, di uscire in Atlantico. Alle corazzate “Rodney” e “Ramilles” fu ordinato di abbandonare i convogli che stavano scortando e dirigere verso la Bismarck, agli incrociatori che seguivano la nave si era aggiunta la “Prince of Wales”, con i suoi caccia di scorta, questa formazione con l’avvicinarsi alle zone di operazione dei sommergibili tedeschi, iniziarono a zizzagare ad un tempo.

Tovey, resosi conto di essere troppo lontano, decise di cercare di rallentare la “Bismarck” lanciandogli contro gli aerei della “Victorius”, dalla portaerei si alzarono 9 siluranti Swordfish, che dopo più di un’ora avvistarono la nave ed iniziarono l’attacco.

Il violento fuoco di sbarramento tedesco non permise ai piloti di avvicinarsi molto ed un solo siluro colpì la nave al centro, non causando grossi danni, ma provocando la morte di un sottufficiale, primo caduto della “Bismarck”. Intanto le violente accostate ad alta velocità effettuate per evitare i siluri, avevano scomposto le riparazioni provvisorie e la nave imbarcava di nuovo acqua, si dovette ridurre la velocità per permettere alle squadre di sicurezza di ripristinare le riparazioni. Nella notte, mentre gli inglesi accostavano a sinistra, la “Bismarck” accostò a dritta, riuscendo cosi ad uscire dalla portata dei radar degli inseguitori, ma a bordo nessuno se ne accorse, tanto che Lütjens, il mattino del 25 maggio trasmise un lunghissimo messaggio al comando tedesco.
Il messaggio, intercettato dalle stazioni inglesi, permise di effettuare dei rilevamenti radiogoniometrici, che furono trasmessi a Tovey, ma un errore commesso dagli ufficiali addetti, diede una posizione della “Bismark” a nord, così tutte le navi inglesi si diressero verso quel punto lasciando libera la nave.

Solo al mattino del 26 maggio, la “Bismarck” fu avvistata da un Catalina, con ai comandi un ufficiale americano che addestrava gli equipaggi inglesi, ripetutamente colpito dal fuoco antiaereo della nave, dovette allontanarsi ma ormai il segnale di scoperta era lanciato.

Tovey invertì la rotta ed ordino alla Forza H, che era la più vicina, di lanciare attacchi aerei al fine di rallentare la “Bismarck”, che altrimenti sarebbe entrata nel raggio d’azione degli aerei tedeschi di base in Francia, che gli avrebbero fornito la copertura necessaria.
L’ammiraglio Sommerville, comandante della Forza H, ordinò allo “Sheffild” di raggiungere la “Bismarck” e di tenerla sotto controllo da lontano, a causa di una serie d’imprevisti, il messaggio fu decifrato dall’Ark Royal, solo dopo che la partenza degli aerosiluranti, che giunti nella posizione indicata, attaccarono l’incrociatore inglese, scambiandolo per la nave tedesca, fortunatamente nessun siluro andò a segno.
Una seconda ondata di aerei, lascio la portaerei alle 19.00 e dopo circa un’ora attaccarono la corazzata, le pessime condizioni meteo, li costrinsero ad attaccare isolatamente, non riuscendo a coordinarsi, solo due siluri, raggiunsero la nave, uno sul fianco destro che procurò lievi danni, ed uno a poppa che provocò seri danni ai timoni, la “Bismarck” non poteva più governare e fu costretta a ridurre la velocità a pochi nodi. Avvisato della cosa, Tovey si regolò per raggiungere la corazzata alle prime luci del mattino, durante la notte la “Bismarck” fu attaccata dai cacciatorpediniere, che sia a causa del fuoco della nave e del mare grosso, non ottennero alcun risultato.

La mattina del 27 maggio, verso le 9.00, Tovey era in vista della “Bismarck” pressoché immobile,

per prima aprì il fuoco la “Rodney”, seguita dalla “King George V”, poi si aggiunsero il “Norfolk” ed il “Dorsetshire”, la “Bismarck” tentò la difesa, ma in breve le sue torri furono messe a tacere, mentre le navi inglesi la circondavano e continuavano a colpirla.
E’ stato calcolato che circa 300 colpi colpirono la nave durante lo scontro. Alle 10.15 fu dato l’ordine di autoaffondare la nave, che scomparve fra i flutti, assieme alla quasi totalità dei suoi 2092 uomini di equipaggio, alla fine i superstiti saranno solo 115. Il relitto della Bismark è stato individuato l’8 giugno del 1989 alla profondità di 4791m, a circa 650 Km dal porto di Brest».

Bibliografia e sitografia:
Giorgio Giorgerini, Le Navi da Battaglia, Ermanno Albertelli Editore, 1972.
Arrigo Petacco, Le battaglie navali del Mediterraneo, Arnoldo Mondadori Editore, 1976.
Giorgio Giorgerini, Storia della Marina, Fabbri Editore, 1978.
Alberto Santoni, Storia e Politica Navale dell’Età Contemporanea, Ufficio Storico della Marina Militare, Roma 1993.
Giorgio Apostolo, Achille Rastelli, Le grandi battaglie del XX secolo, Mondadori, 2002.
José M. Rico, The Battleship Bismarck. The Complete History of the Ship, 2014.
www.maritimequest.com
www.kbismarck.com
www.difesaonline.it

Foto a corredo dell’articolo: Corazzata Bismarck.
Giuseppe Longo

Torna in alto