C’è una tradizione che resiste al tempo, che si rinnova ogni anno senza mai perdere la sua identità. È il Giro di Castelbuono, la corsa podistica più antica d’Europa, che oggi celebra la sua 99ª edizione. Un evento che non è solo sport, ma cultura, memoria e comunità. Castelbuono ha saputo proteggerla e valorizzarla come si fa con le cose più preziose. E allora viene naturale chiedersi: perché Cefalù non riesce a fare lo stesso con le proprie tradizioni?
Castelbuono, piccolo gioiello delle Madonie, dimostra come l’amore per il proprio territorio possa trasformarsi in un modello vincente. Senza compromessi. Senza se e senza ma. Il Giro di Castelbuono non è mai stato solo una gara: è “a cursa di Sant’Anna”, il cuore pulsante di una comunità che sa essere protagonista, orgogliosa delle proprie radici.
Alle 19 scatterà la gara da Piazza Margherita: 10 giri, 11,270 km, una salita temuta come quella di Via Mario Levante, e un cast internazionale di altissimo livello. In gara fondisti di nove nazioni, con l’Italia che si affida a Yeman Crippa, già protagonista nel 2016, per riportare la maglia azzurra sul gradino più alto del podio, dove manca dal lontano 1989.
La città ha già celebrato l’evento con una vigilia ricca di significato. La presentazione degli atleti ha visto protagonisti nomi noti del giornalismo sportivo come Franco Bragagna e Federico Bini, oltre alla consegna dei prestigiosi premi “Ypsigro” e “Cristiana Matano”. A rendere ancora più intensa la serata, la voce emozionante del soprano castelbuonese Debora Marguglio.
E non è solo un fatto sportivo. Il Giro è festa, orgoglio locale, turismo intelligente, cultura. I bambini della Baby Run, gli atleti master della gara vintage, i giovani delle categorie giovanili: ogni fascia d’età ha il proprio spazio, il proprio applauso, la propria dignità.
Cefalù, con la sua storia millenaria, il suo patrimonio artistico, il suo flusso turistico internazionale, potrebbe – dovrebbe – ispirarsi a Castelbuono. Servirebbe un progetto condiviso, una visione chiara, una volontà politica e sociale di custodire e promuovere le proprie tradizioni come beni comuni.
«Anche quest’anno – ha dichiarato il sindaco Mario Cicero – il 26 luglio non è solo un giorno di sport. È un giorno di dialogo, di comunità, di orgoglio castelbuonese. A cursa non è solo atletica, è un messaggio di civiltà.»
Un messaggio che da Castelbuono risuona forte e chiaro: valorizzare le tradizioni significa dare un’anima vera ai territori. E Cefalù, che di anima ne ha tanta, potrebbe ripartire proprio da qui. (La foto è di Michele Lupo)















