Nella Basilica Cattedrale di Cefalù, durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, Giuseppe Marciante ha pronunciato parole che non sono passate inosservate. Il riferimento è chiaro: mentre si tutela giustamente il Ramadan, si rischia di disattendere l’inizio della Quaresima, urtando il messaggio cristiano e la sensibilità dei fedeli. Il Vescovo ha parlato con franchezza, partendo da un dato concreto: il Carnevale, un tempo carico di valore simbolico, non si conclude più con il martedì grasso ma sconfina oltre, fino a sovrapporsi all’inizio del tempo quaresimale. È accaduto anche a Cefalù. Non si tratta di una polemica, ma di un richiamo alla coerenza culturale e spirituale di una comunità che rischia di perdere il senso dei propri tempi liturgici e della propria identità.
La Quaresima secondo Marciante: ritorno all’essenziale
Subito dopo il richiamo sul Carnevale, il cuore dell’omelia si è concentrato sulla Quaresima. Per Marciante non è un tempo da esorcizzare né un periodo triste da sopportare, ma un cammino di verità. È l’inizio di un itinerario che conduce alla Pasqua attraverso la conversione del cuore. Non si tratta di imporre obblighi formali, ma di “intenerire” l’anima, di riscoprire quella fame e sete di Dio che spesso resta soffocata dal rumore e dal superfluo.
La Quaresima è definita come un tempo di “radiosa tristezza”, espressione che indica una penitenza illuminata dalla speranza. Digiuno, preghiera ed elemosina non sono pratiche esteriori da esibire, ma strumenti interiori per ritrovare sé stessi e Dio. È un ritorno a casa, tra le braccia del Padre. Un percorso di purificazione e liberazione che rende l’uomo più autentico, più consapevole, più capace di bene. In un tempo in cui tutto sembra ridursi in cenere – come nelle città segnate dalla guerra – la cenere sul capo diventa segno di responsabilità e memoria.
Il confine smarrito tra Carnevale e Quaresima
Il passaggio più forte dell’omelia riguarda proprio lo sconfinamento del Carnevale oltre l’inizio della Quaresima. Non è solo una questione di calendario. È una questione simbolica. Il Carnevale rappresentava tradizionalmente un tempo circoscritto, una parentesi prima del cammino penitenziale. Quando questa distinzione si perde, si perde anche il senso del limite.
A Cefalù, ha osservato il Vescovo, si è persa un’occasione educativa. Si sarebbe potuto dire ai più piccoli che, in un mondo segnato da guerre e sofferenze, era opportuno fermarsi. Si sarebbe potuto trasformare una festa in un gesto di solidarietà. “Siamo ancora in tempo”, ha affermato, per convertire il Carnevale in carità verso i popoli che vivono nelle tenebre e nell’ombra della morte. Non una condanna della festa in sé, ma un invito a darle un senso, a non renderla vuota, a non lasciarla diventare un rumore che copre il grido del mondo.
Ramadan e Quaresima: rispetto e coerenza
Il riferimento al Ramadan è stato chiaro: proteggerlo è giusto. Il rispetto per le altre tradizioni religiose è segno di civiltà. Ma proprio per questo, ha lasciato intendere il Vescovo, non si può essere disattenti verso la propria. Se si chiede tutela per un tempo sacro di un’altra fede, occorre custodire con la stessa sensibilità il proprio tempo liturgico.
Il punto non è il confronto tra religioni, ma la coerenza culturale. La Quaresima è parte integrante della tradizione cristiana e della storia europea. Ignorarla o sovrapporvi eventi che ne contraddicono lo spirito significa indebolire un patrimonio spirituale che appartiene alla comunità. Il richiamo di Marciante non è divisivo: è un invito a togliere le maschere, a guardare in faccia la realtà, a non vivere superficialmente i segni che scandiscono l’anno liturgico.
Digiuno, elemosina e preghiera: il cuore della conversione
Al centro dell’omelia resta l’invito evangelico alla sincerità. “State attenti”, dice Gesù. Eleemosina, preghiera e digiuno non devono essere ostentati. Devono essere vissuti nel segreto. La vera giustizia supera quella degli scribi e dei farisei quando nasce dall’interiorità, non dall’apparenza.
La Quaresima diventa così tempo di riconciliazione. Un’opportunità concreta per accostarsi al sacramento della Riconciliazione, definito anticamente “battesimo delle lacrime”. È il momento favorevole per ricominciare. In un mondo segnato da conflitti e distruzioni, la ricostruzione parte dal cuore dell’uomo. Non bastano iniziative esteriori se non c’è una conversione profonda.
Orientarsi verso la Pasqua
L’appello finale è chiaro: orientarsi verso la Pasqua per rialzarsi e ricostruire ciò che il male distrugge. Coltivare i germogli di bene che crescono accanto a noi. Diventare pionieri di una vita nuova. La Quaresima non è chiusura, ma preparazione alla luce. Non è nostalgia, ma esodo verso una terra promessa.
Il messaggio lanciato dalla Cattedrale di Cefalù è forte: il Carnevale può anche continuare, ma non può oscurare la Quaresima. Il rispetto per le altre tradizioni non deve significare smarrimento della propria identità. Togliere le maschere significa riscoprire la verità del cuore, trasformare la festa in solidarietà, la cenere in speranza, la penitenza in rinascita. In questo passaggio tra coriandoli e ceneri si gioca una sfida culturale e spirituale che riguarda l’intera comunità.















