Ero molto piccolo, credo facessi le scuole elementari, e poi quelle medie. La mia famiglia andava spesso a Palermo per motivi familiari, e più raramente per i classici acquisti nei negozi. Ora, dovete sapere che mio padre, uno dei suoi pochi difetti, era che non aveva mai preso la patente, ma amava viaggiare, girare la Sicilia in lungo ed in largo, e soprattutto andare a Palermo. Il problema era che, ovviamente, gli mancava l’autista !! Esclusa mia madre, la cui audacia di guida si era spinta in una rarissima occasione sino a Santa Lucia, la scelta ricadeva su un amico di famiglia, una persona a noi cara da sempre, sin da quando ci dava una mano alla pompa di benzina di mio zio Saro Fava.
E questa persona era Filippo Ranzino. Era proprio lui l’autista, o per meglio dire l’amico, che nella quasi totalità delle volte ci accompagnava a Palermo, e lui si prestava sempre molto volentieri, sempre con il sorriso sulle labbra, mai per interesse, solo ed esclusivamente per amicizia, e forse anche perché la compagnia di mio padre lo rallegrava, e dentro quella macchina si sentiva un po’ come a casa sua. Non c’era mai bisogno che mio padre glielo chiedesse; si incontravano alla Villa oppure agli Artigianelli, e bastava un cenno con la testa perché Filippo dicesse subito di si.
A quel tempo la nostra “macchina aziendale”….. era la mitica 126 bianca, nella quale l’equipaggio, oltre a Filippo Ranzino, vedeva sul sedile anteriore mio padre, (navigatore umano, anni prima del Tom Tom) io, mia sorella e mia madre seduti dietro. Mentre mia madre passava il tempo a dire a Filippo di non correre veloce, perché altrimenti lei si …agitava..(Fiat 126, anni 70/80, in 5 ….mamma !!!), io e Filippo avevamo stipulato un patto, secondo il quale, per ogni vettura che lui riusciva a superare, gli avrei offerto un caffè al Bar dei F.lli Di Vita, di fronte agli Artigianelli. E malgrado il (molto) limitato mezzo a disposizione, devo ammettere che Filippo riuscì in oltre cinque anni a collezionare oltre 300 caffè !!! Ma non perché avesse fatto tutti quei sorpassi, ma perché lui aveva messo la regola che ogni camion superato ne valeva…10 !!!
Purtroppo quegli anni finirono troppo presto, insieme alla gioventù, e molti anni dopo io andai a lavorare al Nord Italia. Ma ogni volta che tornavo, ogni volta che torno, e incontro a Filippo, la prima frase che ci dicevamo sempre era: nnu pigghiamu u Cafè ???? Nnu livamu stu diebitu ???
Col passare del tempo, il Bar dei Fratelli Di Vita agli Artigianelli non esisteva più, ed io, ogni volta che lo incontravo, cercavo di estinguere il mio debito, quasi sempre al Bar Duomo da Giovanni. E giunse così l’Estate del 2017. Ad Agosto, quando lo incontrai, sempre con gioia immensa, gli chiesi curioso: “Filippo, ancora avanzi circa 250 cafè, quanti anni ci vorranno di questo passo ????
E lui, tranquillo e senza scomporsi, mi rispose: “e cchi premurà c’è ??, “u tiempu l’aviemu……
Io lo adoravo Filippo Ranzino. Era uno di quegli eroi che ognuno di noi si costruisce nella sua infanzia. Vederlo era una gioia infinita. Quando ho saputo che sua figlia si era sposata a Caltavuturo, con un concittadino di mia moglie, ero felicissimo che lo potevo rivedere anche nel delizioso paesello delle Madonie, la mia seconda patria. Ci sono persone che ti entrano nel cuore perché sono vere, buone, modeste, umili, ma che trasmettono allo stesso tempo la fiducia in te stesso e nelle vita. Filippo era………facciamo una cosa…..FILIPPO E’, quella piccola porzione del nostro cuore in cui trovano spazio solo i migliori, i nostri eroi, le persone più belle e più care che conosci nel lungo cammino della vita.
Filippo è come Nico Marino, perché quando scendo nel Corso io credo di ascoltare sempre la voce di Nico, e di vederlo spuntare che sale da Via Piazza Duomo verso Portaterra. Filippo è e sarà sempre con me, nel più profondo del mio cuore….., anzi, sapete che vi dico, adesso mi siedo accanto a lui, nella 126 bianca, vicino al mio eroe che guidava la macchina, perché con lui accanto faremo altri mille sorpassi, così i caffè che dovrò pagargli non finiranno mai… come il caffè che oggi non ho fatto in tempo ad offrirti.
Ciao, infinito, umile, immenso amico mio.















