Prima Guerra Mondiale: il forzamento del Canale di Fasana

La notte del 1° novembre di cento anni fa il motoscafo armato silurante della Regia Marina, (M.A.S. 20) al comando del tenente di vascello Ildebrando Gorian, spingendosi nel Canale di Fasana, in Alto Adriatico, alla volta del porto omonimo, tentava invano di affondare l’incrociatore austriaco “Mars”. L’ardita impresa rientrava nell’ottica della Regia Marina italiana di colpire il nemico fin dentro la “tana del lupo”; questa decisione era stata presa, visto la riluttanza della k.u.k. Kriegsmarine di affrontare scontri in mare aperto. Per superare l’empasse iniziale, il Capitano di Vascello Carlo Pignatti Morano, dopo opportuni studi innovativi, che prevedevano tra l’altro di munire i M.A.S. di motore insonorizzante e dotare la torpediniera avvicinatrice di un congegno per l’abbassamento delle ostruzioni marine, presentò all’Ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel un progetto per forzare il porto militare di Pola. Tuttavia, già da qualche tempo i ricognitori italiani avevano avvistato diverse unità navali nemiche lungo il Canale di Fasana, che separa la costa occidentale istriana dalle isole Brioni. Il Canale, nei pressi di Pola, era difeso sia a nord che a sud da barriere antisommergibile. Però, un ulteriore conferma della ricognizione aerea italiana di una grossa unità alla fonda, convinse l’Ammiraglio Thaon di Revel di approvare il piano d’azione. Pertanto, il 31 ottobre dal porto di Venezia salparono alla volta della costa istriana il cacciatorpediniere “Zeffiro”, e la torpediniera “9PN”, che conduceva a rimorchio il “M.A.S. 20”. Le 3 unità erano scortate da quattro esploratori, a cui si aggiungevano altri quattro cacciatorpediniere stanziati al largo del Porto di Pola: “Carabiniere”, “Alpino”, “Fuciliere” e “Geniere”, pronti a intervenire nel caso di un attacco delle unità navali austriache. In merito all’azione italiana che portò al tentativo di colpire l’incrociatore “Mars”, quest’ultimo, salvato da una doppia rete protettiva che lo cingeva, abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (1) di parlarci dell’intrepida spedizione italiana che senz’altro diede prova della vulnerabilità delle basi austriache lungo la costa istriana.

«Nell’estate del 1916, i nostri aerei da ricognizione, segnalavano spesso la presenza di unità maggiori della flotta austriaca nel Canale di Fasana, queste, vi venivano inviate per tenere in esercizio le macchine e gli equipaggi, senza dover correre il rischio di uscire in mare ed essere intercettate dalle nostre unità in agguato. Il capitano di vascello Pignatti Morano, comandante della flottiglia torpediniere di Venezia, presentò all’ammiraglio Paolo Thaon di Revell, comandante in capo del dipartimento marittimo, un piano che prevedeva il forzamento del canale tramite una torpediniera che avrebbe dovuto abbassare le ostruzioni e due M.A.S. che avrebbero effettuato l’attacco risalendo il canale, per permettere l’uscita dei mezzi dopo l’attacco; sul punto di abbassamento delle ostruzioni sarebbe stato posto un battellino con un marinaio a bordo con il compito di segnalare il passaggio che poi sarebbe stato abbandonato sul battello. L’ammiraglio approvò il progetto, ma dato che le ricognizioni indicavano una sola nave per volta autorizzò l’uso di un solo M.A.S. Nei primi giorni di agosto, la torpediniera “9PN” fu inviata in arsenale per l’installazione dell’apparecchiatura per l’abbassamento delle ostruzioni. Questa era composta da due cilindri di piombo ognuno lungo 2 metri con un diametro di 35 cm ed un peso di 1900 kg, i due cilindri erano sospesi ai due lati della prua e dovevano essere collegati all’ostruzione prima di “allascarli” in mare per rimanere appesi all’ostruzione, le prove effettuate, dimostrarono che sia di giorno che di notte i cilindri potevano essere messi a mare in assoluto silenzio in 5 minuti, provocando un abbassamento di un’ostruzione tesa al massimo di circa 2 metri sotto il livello del mare. Occorreva ora silenziare il M.A.S., i vari tentativi di insonorizzare il locale motori e gli scarichi non diedero i risultati voluti, si decise allora di installare due motori elettrici alimentati da una serie di accumulatori che gli avrebbero permesso una velocità di 4/5 nodi per 2/3 ore (la modifica verrà poi applicata a tutti i M.A.S.). Il 31 ottobre uscirono da Venezia il cacciatorpediniere “Zeffiro” al comando del c.c. Costanzo Ciano seguito dalla torpediniera “9PN” al comando del c.c. Domenico Cavagnari con al rimorchio il “M.A.S. 20” al comando del t.v. Ildebrando Gorian, di scorta al piccolo convoglio erano in mare i quattro esploratori della classe Guglielmo Pepe: “Guglielmo Pepe”, “Alessandro Poerio”, “Francesco Nullo” e “Giuseppe Missori” mentre quattro cacciatorpediniere, “Carabiniere”, “Alpino”, “Fuciliere” e “Geniere” incrociavano al largo di Pola pronti ad intervenire in caso di uscita delle navi austriache. Verso la mezzanotte giunti in vista delle isole Brioni, lo “Zeffiro” si ferma mentre la torpediniera prosegue verso le ostruzioni, trovatele viene collegata l’apparecchiatura e viene calato il battellino al cui interno prende posto il marinaio Michelangelo De Angelis, estratto a sorte fra i molti volontari offertisi, alla messa a mare dei cilindri l’ostruzione affonda di circa sei metri per un tratto di circa 50, il M.A.S. accesi i motori elettrici si addentra nel canale dirigendosi su Fasana. Verso le tre viene avvistata la sagoma dell’incrociatore “Mars” di 7400 tonnellate di dislocamento, mentre il M.A.S. si porta in posizione per l’attacco, viene avvistato del fumo, il comandante Gorian, decide di investigare se si tratta di un bersaglio più pagante, ma si rileva che si tratta di un cacciatorpediniere, si ritorna allora al primo bersaglio. Portatosi ad una distanza di 400m alle tre del mattino, il comandante Gorian lancia il primo siluro verso il centro della nave nemica non udendo l’esplosione lancia anche il secondo e seguendolo con il binocolo vede che la corsa si arresta in prossimità della nave, nonostante le ostruzioni del canale gli austriaci avevano circondato la nave con le reti parasiluri e le spolette taglia reti dei siluri non avevano funzionato. Notando l’accensione di alcuni fanali, credendosi scoperto, il comandante ordina l’avvio dei motori termici per allontanarsi alla massima velocità, il borbottio dei motori induce gli austriaci a pensare ad un’incursione aerea, ed i fanali si dirigono verso l’alto alla ricerca di aerei nemici, allora il comandante Gorian ritorna sui motori elettrici e si dirige verso le ostruzioni per uscire dal canale, ritrovato il varco grazie alle segnalazioni del De Angelis, lo prende a bordo e si ricongiunge alla torpediniera che presolo a rimorchio inizia il rientro a Venezia. Al mattino furono trovati 2 siluri impigliati nella rete della corazzata e solo a giorno fatto fu notato l’abbassamento delle ostruzioni di chiusura del canale. Nonostante non ci furono affondamenti, l’incursione fu un duro colpo per la marina austriaca, che si rese conto di non essere sicura neanche nelle proprie basi».

Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979, frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Testi consultati da Virginio Trucco: Le audaci imprese dei MAS di Ettore Bravetta casa editrice Giacomo Agnelli 1930, La grande Guerra in Adriatico di Lucio Martino il Cerchio Editore.

Foto a corredo dell’articolo: M.A.S. 20 tratta dal sito (www.junglekey.it)

 

Giuseppe Longo
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