Campofelice, parla Sceusi: «risposte e ai cittadini»

«La crisi economica ha ormai sfiancato la nostra comunità, i cittadini necessitano di risposte e rassicurazioni». Lo afferma il presidente del consiglio comunale di Campofelice di Roccella, Emanuele Sceusi. Nella qualità di Presidente del Consiglio ha rinunciato al 45% dell’indennità di funzione spettante per la carica ricoperta. Ha destinato la somma a progetti di sostegno al reddito di studenti universitari meritevoli. «Ritengo che le istituzioni debbano manifestare solidarietà nei confronti di chi cerca di preparare il proprio futuro e di chi potrebbe diventare, tramite l’istruzione, una risorsa importante per la comunità campofelicese». Insieme al consigliere Scavone ha presentato varie proposte consiliari, dal baratto amministrativo al bilancio partecipativo. Ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e sta per conseguire la laurea quinquennale a ciclo unico di Giurisprudenza. Mancano solo gli ultimi tre esami. E’ stato consigliere comunale nella consiliatura 2006-2011 e presidente del consiglio comunale in quella 2011-2013. Lo abbiamo intervistato.

Perchè ha deciso di lasciare la maggioranza politica nella quale era stato eletto?
Intanto ci tengo a precisare che la decisione assunta è frutto di una valutazione condivisa con il consigliere Elena Scavone, che in questi anni ha dimostrato di impegnarsi con proposte serie e concrete per la nostra comunità. Le ragioni sono molte e la scelta è stata sofferta. Innanzitutto abbiamo riscontrato una mancanza di collegamento tra l’amministrazione e la cittadinanza, nonostante più volte ed invano avevamo chiesto di indire incontri e momenti di partecipazione, ma soprattutto di condivisione con i cittadini per le scelte da assumere. Avevamo proposto di indire un referendum per far scegliere i cittadini circa la gestione del servizio idrico, nella considerazione che tale decisione avrebbe impegnato il futuro dei prossimi dieci anni e  non poteva essere assunta nel chiuso di una stanza o nel ristretto ambito di una maggioranza. L’ipotesi, dapprima e a parole condivisa, veniva abbandonata e non considerata. Quando decidevano di  organizzare l’incontro con i cittadini si era già deciso di affidare direttamente, seppur temporaneamente, il servizio a terzi; per tale motivo il sottoscritto decideva di non parteciparvi, non accettando il mancato coinvolgimento dei cittadini nella fase antecedente alla decisione assunta. Richiedevamo incessantemente di redigere collegialmente il bilancio, apportando degli elementi di novità come il baratto amministrativo ed altri interventi di grande valore sociale. Si richiedeva, anche in questo caso senza esito, di predisporre il bilancio previsionale nel rispetto dei termini e nel rispetto dell’organo che avrebbe dovuto approvarlo: il Consiglio Comunale;marginalizzato e tenuto fuori dal processo di redazione, salvo poi coinvolgerlo nella ratifica di una scelta, altrove già predeterminata. Nella dichiarazione del 6 Luglio, con la quale prendevamo le distanze dalla nuova maggioranza, lamentavamo proprio la predeterminazione di decisioni fuori dal contesto consiliare, presentate ai consiglieri sistematicamente come emergenziali o ineludibili. Si eccepiva che nelle passate amministrazioni, in cui il sottoscritto partecipava, Campofelice di Roccella era diventato un modello in alcuni settori, ma anche un modello amministrativo e che oggi invece si è perso tutto ciò. Basti pensare al patto per la Sicilia, in cui, a fronte di una media dei paesi limitrofi di finanziamenti ottenuti per importi di circa 4 milioni di euro, Campofelice avrà appena 900mila euro, per non essere dotata di progetti “cantierabili”. Ci sarebbero altre motivazioni addotte che, per ragioni di brevità scelgo di non riportare.

Dopo avere annunciato la sua uscita dalla maggioranza come l’hanno presa i consiglieri con i quali fino ad allora aveva portato avanti la sua attività politica?
Con i consiglieri di maggioranza la frattura è avvenuta gradualmente, poiché non avevano gradito che il sottoscritto, a tutela anche del loro ruolo e delle loro prerogative di consiglieri comunali, richiedeva con note scritte indirizzate al sindaco e all’amministrazione di affrontare taluni problemi, programmare alcuni interventi e soprattutto rispettare  i termini imposti dalla legge in fatto di bilancio ed altre materie di stretta competenza consiliare. Anziché rafforzare queste rivendicazioni tutt’altro che pretestuose, vista la condizione in cui versa il nostro comune e vista l’importanza che il Consiglio Comunale riveste nella vita democratica di un paese, mi contestavano che sceglievo di notiziare anche i consiglieri di minoranza delle mie comunicazioni ufficiali. Tuttavia è necessario dire che dell’originaria maggioranza che mi aveva eletto presidente rimanevano appena sei consiglieri, ai quali si aggiungevano altri tre consiglieri provenienti dai banchi dell’opposizione. Nell’ordine prendeva le distanze dalla maggioranza il capogruppo della stessa, circa 10 mesi prima della nostra decisione, poi decidevamo noi di uscire dal gruppo della maggioranza e successivamente si dimetteva un consigliere comunale che, fino a tale atto, aveva ricoperto il ruolo di capogruppo di maggioranza. Anche per tali ragioni, oltre che per assurgere ad una seria funzione di controllo e di garanzia tanto nella rivendicazione del rispetto delle prerogative del Consiglio Comunale, per le quali non ci si può permettere acquiescenza, quanto nella organizzazione e conduzione dei lavori consiliari. I nove consiglieri della nuova maggioranza decidevano quindi di presentare una proposta di revoca del sottoscritto dalla carica di Presidente del Consiglio comunale. La proposta di revoca otteneva solo nove voti dei dieci necessari, il risultato politico, oltre che legittimare nuovamente la mia posizione, era la mancanza di ulteriori consensi alla proposta di revoca che non veniva accolta dai consiglieri di minoranza.

E come hanno reagito, invece, i consiglieri di opposizione?
I consiglieri di opposizione hanno compreso il trasporto e il disagio vissuto  prima e dopo la nostra scelta di prendere le distanze dalla maggioranza. Tra tutti il consigliere Giuseppa Ingrao ha sottolineato l’esigenza di difendere il nobile principio di dissentire ed il coraggio di manifestare questo dissenso all’interno delle istituzioni e ricoprendo anche ruoli amministrativi importanti. Tuttavia, in ciò dimostrando anche credibilità nei loro ragionamenti, non hanno risparmiato critiche al sottoscritto su scelte passate e posizioni assunte. Per questo motivo, pur precisando di assumere una posizione autonoma rispetto alle posizioni in campo, dovuta anche alla nostra provenienza, colgo l’occasione per ringraziarli nuovamente per aver rispettato non già la mia persona, quanto piuttosto i principii e le istituzioni di cui sopra.

Ha avuto modo di parlare con il sindaco dopo la sua uscita dalla maggioranza?
Il giorno dopo la mozione di revoca mi sono recato al comune ed ho, non solo metaforicamente, teso la mano al Sindaco dicendo che, nonostante non condividessi più il nuovo progetto politico, non avrei fatto mancare la mia collaborazione istituzionale e non avrei assunto posizioni ostruzionistiche. A testimonianza di tutto ciò la mia disponibilità ad inserire tutte le proposte di deliberazione provenienti dall’amministrazione, il coinvolgimento della conferenza dei capigruppo nella programmazione e nella convocazione del consiglio comunale, pur non rinunciando alle prerogative di consigliere comunale prima e di Presidente del Consiglio super partes.

Volendo lanciare un messaggio all’amministrazione comunale cosa vuole comunicargli?
Come ho avuto modo di affermare in un recente documento rivolto alla cittadinanza, la maggioranza ha i numeri per portare avanti i suoi progetti, non essendo la mia figura da ostacolo alla loro volontà. Accettino il controllo che si intende esercitare, poiché è una funzione prevista dalla legge, dallo statuto e dai regolamenti, ma soprattutto perché può essere uno stimolo a fare di più e meglio anche per la maggioranza, che non si deve sentire accusata ma solo pungolata a stabilire delle priorità. Posto che la mozione di revoca ha avuto esito negativo, si accetti ciò che le regole democratiche prescrivono e si ripristini un clima di fattiva collaborazione. Da parte mia la disponibilità affinchè ciò si verifichi è piena e reale. La crisi economica ha ormai sfiancato la nostra comunità, i cittadini necessitano di risposte e rassicurazioni.

E ai cittadini che assistono a quanto sta accadendo a Campofelice a livello politico cosa si sente di dire?
Ai cittadini mi rivolgo affinché pretendano risposte e confronto, le istituzioni sono di tutti e tutti dobbiamo avere la possibilità di conoscere ciò che si decide, possibilmente prima che ciò avvenga. Ai cittadini chiedo di riaccendere le speranze e riscoprire il senso di comunità. E’ il caso di pretendere la selezione di una classe dirigente che riposizioni Campofelice nella giusta posizione di visibilità che l’aveva contraddistinta negli anni passati. Si riscopra e si delimiti, senza nessuna retorica, il bene comune che dovrà essere perseguito e attuato dagli amministratori, sulla base di un confronto continuo con i cittadini.