Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: riflessione

Si conclude oggi, 25 gennaio, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Una ricorrenza annuale, dal 18 al 25 gennaio appunto, che da molti decenni coinvolge tante chiese di diverse confessioni per riflettere sullo scandalo delle divisioni all’interno della “Chiesa una” voluta da Gesù. Riflessione, ma anche preghiera e ricerca di cammini condivisi verso la sperata e auspicata unità. 

Ogni anno il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) incarica un gruppo ecumenico di una data nazione affinché prepari un sussidio per la riflessione e la preghiera da utilizzare durante la Settimana. Per il 2019 è stato scelto un gruppo dell’Indonesia, che con i suoi 265 milioni di abitanti, l’86% dei quali musulmani, è il più grande paese islamico del mondo. I cristiani delle varie confessioni sono solo il 10% della popolazione. L’Indonesia conta più di 17.000 isole, 1.340 differenti gruppi etnici e oltre 740 idiomi locali, e tuttavia è unita da un’unica lingua nazionale. E soprattutto da un principio laico affermato e vissuto dalla maggior parte della popolazione: ‘unità nella diversità’.

Da molti anni tale motto è stato fatto proprio dal movimento ecumenico. La ‘Chiesa una’ verso la quale vogliamo camminare e per la quale operare non sarà una chiesa uniforme e monolitica, ma una realtà che si arricchisce delle diversità delle varie tradizioni religiose sviluppatesi all’interno della cristianità. Una sola fede, un solo battesimo, un solo Cristo, un solo Padre, ma una molteplicità di doni, carismi, esperienze, forme di spiritualità, un comune impegno per la pace, la promozione e lo sviluppo dei popoli.

Ci si chiede: i segni di primavera in questo campo toccati in maniera tangibile, continuano a manifestarsi nella diocesi di Cefalù, rafforzando, in un cammino sia pure silenzioso, le radici indispensabili per una fioritura ricca, traboccante, invasiva, sia ad intra che ad extra? O le gelate invernali hanno fatto seccare tutto, annientando anche una parvenza d’interesse per il dialogo? Dal Concilio Vaticano II (1965) si continua a ripetere, e Papa Francesco ce lo ricorda spesso, che l’ecumenismo non è un impegno opzionale, ma deve dare forma, con  la sua priorità evangelica, a tutte le attività ecclesiali.

Liborio Asciutto – Amalia Misuraca (per il Centro Ecumenico “La Palma”)