Sembra la trama di una commedia, e invece è successo davvero. Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, ha chiamato il servizio clienti della sua banca di Chicago per aggiornare i propri dati personali. Ma l’impiegata, dall’altra parte del telefono, non gli ha creduto e gli ha riattaccato in faccia. L’episodio, avvenuto nell’estate del 2025 a circa due mesi dall’elezione al soglio pontificio, è stato rivelato in questi giorni dal New York Times e sta facendo il giro del mondo.
La telefonata che sembra una barzelletta
Il primo Papa americano della storia, nato e cresciuto a Chicago, dopo essersi trasferito in Vaticano aveva la necessità di aggiornare alcune informazioni del suo conto corrente, ancora attivo nella città natale. In particolare, voleva modificare il numero di telefono e l’indirizzo di residenza. Una procedura banale, che ognuno di noi ha affrontato almeno una volta nella vita.
Il Pontefice ha chiamato personalmente la banca, presentandosi con il suo nome anagrafico, Robert Prevost, lo stesso con cui aveva aperto il conto anni prima. L’impiegata ha fatto partire la classica trafila delle domande di sicurezza: data di nascita, codici personali, parole chiave. Il Papa ha risposto correttamente a tutto.
“Mi dispiace, deve venire in filiale”
Nonostante le risposte esatte, però, l’operatrice ha spiegato che per completare l’operazione era necessaria la presenza fisica del cliente in filiale. “Per cambiare numero di telefono e indirizzo lei dovrà venire di persona in banca”, ha detto l’impiegata. Il Pontefice ha provato a spiegare la sua situazione: “Ma io non sono in grado di venire a Chicago, le ho dato tutte le informazioni richieste”. La risposta è rimasta la stessa: “Mi dispiace, non c’è alternativa”.
A quel punto Leone XIV ha tentato il tutto per tutto, rivelando la sua vera identità: “Farebbe un’eccezione se le dicessi che sono Papa Leone?”. Una frase che, invece di sbloccare la situazione, ha avuto l’effetto opposto. L’impiegata, convinta di essere di fronte a uno scherzo o a un tentativo di truffa telefonica, ha chiuso la chiamata senza dire altro.
Il racconto del reverendo McCarthy
A svelare il retroscena è stato il reverendo Tom McCarthy, amico d’infanzia del Pontefice, durante un incontro con i fedeli a Naperville, in Illinois. Il racconto è stato poi ripreso dal New York Times e da numerosi quotidiani internazionali. “Riuscite a immaginare di essere ricordati come la persona che ha chiuso il telefono in faccia al Papa?”, ha commentato McCarthy con un sorriso.
La questione è stata poi risolta grazie all’intervento di un altro sacerdote cattolico americano, che conosceva personalmente il direttore della banca e ha fatto da tramite per completare l’aggiornamento dei dati.
Un Papa concreto, vicino alla gente comune
L’episodio, al di là dell’aspetto buffo, racconta molto della personalità del nuovo Pontefice. Leone XIV viene descritto come un uomo pratico, concreto, che non si tira indietro davanti alle piccole incombenze quotidiane. Un atteggiamento che ricorda da vicino quello di Papa Francesco, che nel 2013, subito dopo l’elezione, volle pagare di tasca propria il conto dell’albergo in cui aveva alloggiato durante il conclave.
L’impiegata, intanto, ha applicato alla lettera le procedure antifrode previste dal suo istituto, comportamento che in tempi di truffe telefoniche dilaganti è considerato non solo corretto ma anche raccomandabile. Il fatto che non abbia ceduto davanti a un nome importante è, paradossalmente, la dimostrazione che il sistema funziona.
Una storia che fa sorridere il mondo intero, ma che ricorda a tutti come anche il capo della Chiesa Cattolica, davanti al servizio clienti di una banca, sia un cliente come tutti gli altri.















