I megaliti dell’Argimusco: la Stonehenge siciliana che resiste in silenzio sopra le nuvole

A circa 1.200 metri di altitudine, in un altopiano sospeso fra i Monti Nebrodi e i Peloritani, si trova uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della Sicilia: l’altopiano dell’Argimusco. Amministrativamente diviso fra i comuni di Montalbano Elicona, Tripi e Roccella Valdemone, tutti in provincia di Messina, questo pianoro custodisce un complesso di grandi rocce di arenaria quarzosa modellate dal tempo in forme così suggestive da essere paragonate alle pietre di Stonehenge, tanto che molti studiosi parlano apertamente di “Stonehenge siciliana”.

I megaliti riconoscibili sono almeno nove, disposti lungo una linea orientata in direzione sud-ovest/nord-est. Le loro forme, sagomate dall’erosione naturale nel corso dei millenni, ricordano figure umane e animali: c’è la “Vergine in preghiera” (chiamata anche l’Orante, una figura femminile a mani giunte), il monaco, un volto maschile, un’aquila. Per alcuni si tratta di sculture lavorate da antichi abitanti del luogo e allineate con i solstizi e con le costellazioni; per altri sono il risultato esclusivo della natura. Il primo a studiare il sito in modo sistematico fu il professor Gaetano Maurizio Pantano, originario del vicino borgo di Montalbano Elicona, che dedicò all’argomento oltre vent’anni di ricerche pubblicate nel saggio “Megaliti di Sicilia” del 1994. Si è ipotizzato che il sito sia stato un luogo di culto preistorico neolitico, dedicato a riti della vita e della morte e all’osservazione degli astri.

Quello che è certo è che dall’altopiano si gode un panorama a 360 gradi che spazia dalla costa tirrenica con le isole Eolie sullo sfondo fino all’Etna, passando per la Rocca Salvatesta e i Nebrodi. Boschi, prati-pascolo, aree umide e rupestri sono rimasti meravigliosamente intatti. Tutto intorno, soprattutto nelle giornate di nebbia, l’atmosfera diventa irreale: i megaliti emergono dal velo bianco con i loro profili enigmatici e il visitatore si sente trasportato in un paesaggio da leggenda nordica più che mediterranea.

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A pochi chilometri di distanza vale la pena visitare anche Montalbano Elicona, annoverato fra i Borghi più belli d’Italia e dominato dal castello che fu dimora residenziale di Federico II d’Aragona. Argimusco non è facile da raggiungere — si arriva attraverso strade di campagna che salgono fra boschi e prati — ma chi ci arriva si trova in uno di quei posti che, per silenzio e mistero, non somigliano a nessun’altra parte della Sicilia.