A Sant’Ambrogio, piccola frazione di Cefalù, un pomeriggio è bastato per dimostrare che la memoria di un paese può diventare un racconto da condividere. L’appuntamento era fissato per le 17.30 nei locali dell’ex scuola, oggi sede anche della Pro loco. L’obiettivo, dichiarato fin dall’inizio, era ambizioso: “cercare insieme i fili invisibili che ci tengono uniti”.
I primi ad arrivare si sono seduti su un muretto all’ombra, tenendo d’occhio quasi furtivamente il cancello. Poco alla volta sono arrivati gli altri: chi con una busta della spesa piena di ricordi, chi con la voglia di ascoltare quelli degli altri, chi spinto dalla curiosità e chi con vassoi e thermos, pronti per il momento conviviale.
Dalle origini del borgo alle storie di emigrazione
Il racconto è cominciato dalle origini del borgo, ricostruite da chi ha dedicato tante energie a ripercorrere la storia delle famiglie ambrosiane. Tra i cognomi spicca quello dei Piraino, scritto con o senza la “i lunga” per un vezzo spagnoleggiante di un vecchio impiegato comunale.
Si è passati poi alle storie di emigrazione e ai sogni a esse legati. A partire dal 1880, con la grande richiesta di operai per la costruzione delle ferrovie americane, molti abitanti di Sant’Ambrogio partirono per l’America. Lo scrittore James Baldwin raccontò che le traversine delle ferrovie americane erano fatte “da un negro e un irlandese”: viene da pensare che, forse, c’era anche un ambrosiano. Molti partivano e tornavano più volte, mettendo da parte i soldi necessari per comprare, a ogni ritorno, un lotto di terra: prima di proprietà della Chiesa, poi messo in vendita dal neonato Stato italiano dopo il 1866.
Alzando gli occhi, la scritta “Spazio Ricreativo Anziani” offriva una chiave di lettura: ricreare la comunità, ricercare i fili invisibili.
Una foto che commuove e i sapori della memoria
Mentre molti giovani sognavano l’America, altri erano costretti a lavorare duramente nei campi. Una foto ha commosso tutti i presenti: ritrae una squadra di giovani operai in un podere. Era stata inviata al padre di uno di loro, non in buona salute, per testimoniare il valore e la correttezza del figlio nel lavoro. A mandarla era stato il “padrone” del podere, un nome ancora oggi ricordato con rispetto, Prospero Giardina.
Non sono mancate le pagine più amare, come la storia di chi, ad appena sette anni, si ritrovava con una zappa in mano. E poi i momenti più leggeri, con i racconti dei “fratelli di latte” e degli espedienti per imbucarsi nelle case più agiate.
Infine è arrivato il momento del caffè, accompagnato da delicatissimi anelli di pasta fritta passati nello zucchero. Il pomeriggio è volato via, lasciando una certezza: la vita ha la forza di trasformarsi in un racconto. E con essa la voglia di rivedersi per un altro caffè dei ricordi.
A cura della Pro loco Sant’Ambrogio















