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Cefalù e le vampe di san Giuseppe: quando la città nella notte s’illuminava ovunque

A Cefalù la tradizione delle “vampe di san Giuseppe” è molto antica e mobilitava l’intera città, soprattutto i quartieri dei pescatori e le campagne dove abitavano i contadini. Tutto iniziava alcuni giorni prima della festa quando iniziava la raccolta della legna che sarebbe dovuta servire al grande falò. Bisognava selezionare i pezzi di legna più pesanti e voluminosi per creare una struttura resistente che doveva dare vita ad una vampa importante non solo per la sua grandezza ma anche per la sua resistenza nel tempo. Fra quartieri e campagne era quasi una gara a chi dava vita alla vampa più alta e più lunga della notte.

La forma della catasta di legna era conica e doveva essere quando più alta possibile. La raccolta iniziava nei primi giorni di marzo e nei vari rioni si assisteva, con il passare dei giorni, alla crescita della “catasta di legno” finendo per fare quasi una vera e propria previsione rionale a chi avrebbe acceso la vampa più grande. I rioni che si davano di più da fare nella ricerca della legna erano quelli che si affacciavano sul mare e sugli scogli: la Giudecca, la Marina, il villaggio dei pescatori, santa Lucia, Mazzaforno, Settefrati. Vampe però venivano accese anche nelle campagne abitate dai contadini: Gibilmanna, Sant’Ambrogio, Campella, Monte. Si racconta che in alcuni anni a Cefalù nella vigilia di san Giuseppe si riuscivano ad accendere anche un centinaio di fuochi sparsi ovunque sul territorio. Vi erano vampe che duravano poco tempo ma ve ne erano anche di lunghe che illuminavano la notte anche per alcune ore. 

Il primo fuoco si accendeva sulla Rocca e serviva a dare il segnale un po’ a tutti visto che da ogni parte del territorio di Cefalù proprio il promontorio che sovrasta la città era a tutti visibile. Dopo l’accensione dei primo fuoco si assisteva alla nascita delle tante vampe sparse ovunque.  La notte di san Giuseppe il territorio cefaludese, e non solo, si illuminava ovunque all’ombra di questi grandi falò. La tradizione racconta che ovunque, mentre si guardavano le fiamme alzarsi verso il cielo, le famiglie mangiavano le sfince opportunamente preparate in ogni famiglia nel corso del pomeriggio.