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Dalla società delle certezze alla comunità della paura: riflessioni nei giorni di coronavirus

Da alcuni giorni una nuova realtà ha buttato in aria la tranquilla, calma e imperturbabile vita che sembrava trascorre senza molti problemi. Da alcuni giorni sono entrate in crisi ideologie e convinzioni che sembravano solidi e incrollabili.  Tutto adesso è messo a dura prova. Quelle sicurezze e quelle certezze che fino a ieri ci sembravano indistruttibili d’un tratto sono crollate. Il mese scorso nessuno riusciva ad immaginare tutto questo. Sono bastati alcuni giorni chiusi in casa, però, per accorgerci che siamo passati da una società audace, salda, sicura e coraggiosa ad una comunità spaventata che vive nel panico e nell’angoscia. Le analisi sociali e politiche che fino a qualche giorno sembravano incrollabili d’un tratto sembrano non esistere più. In cambio ci siamo accorti di avere un nemico comune che si chiama paura. Non la paura irrazionale di prima ma quella concreta che oggi si è materializzata nel vicino. Quel vicino che fino a ieri, invece, chiamavamo compagno di viaggio. E così oggi il vicino è diventato nemico da cui difenderci. In pochi giorni il tranquillo mondo nel quale vivevamo non esiste più. Ci si illude di poterlo ritrovare il giorno in cui usciremo dalle nostre abitazioni. Quello che sarà questo giorno, però, non ci è dato saperlo. Di certo quando lasceremo le nostre case nulla sarà come prima. Ci sarà una società da ricostruire, un’economia da far ripartire, una nuova politica da reinventarsi. La nuova condizione che viviamo ci costringe a confrontarci con la verità della nostra vita. In casa un po’ tutti stiamo sperimentando le conseguenze che hanno prodotto i valori dell’egoismo che facevano girare la nostra società. In casa un po’ tutti ci stiamo confrontando con la presenza di quel Dio che fino a ieri sembrava quasi essere d’inciampo. 

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