Con la Fase 2 l’Italia rischia altri 23 mila morti: i dati di uno studio inglese

Durante la Fase 2 l’Italia rischia fra 3.000 e 23.000 morti in più a causa del coronavirus. Lo spiega una ricerca dell’Imperial College London diffusa il 4 maggio. La ricerca è stata realizzata dal team guidato dal professor Neil Ferguson, lo studioso che con i suoi calcoli ha convinto a metà marzo il governo britannico di Boris Johnson a cambiare passo verso il distanziamento sociale nella battaglia contro la pandemia. Lo studio si basa sul fattore mobilità quale punto di riferimento di un più generale cambiamento di «comportamenti collettivi». Il calcolo, prendendo a campione diverse regioni italiane, prevede due possibili scenari principali. Un incremento dei movimenti della popolazione pari al 20% e uno pari al 40%.
Nel primo caso prevede un impatto potenziale compreso fra 3.000 e 5.000 morti in più, azzardando come propria stima 3.700. Nel secondo fra 10.000 e 23.000 morti in più, con una stima probabilistica di 18.000. «Nonostante l’alto numero di decessi – si legge nello studio – la percentuale della popolazione che è stata infettata da SARS-CoV-2 (il tasso d’attacco) è lontana dalla soglia dell’immunità di gregge in tutte le regioni italiane, con il più alto tasso d’attacco osservato in Lombardia».
Lo studio prende in considerazione tre scenari per le prossime otto settimane, a partire dall’allentamento del lockdowon il 4 maggio: «Uno scenario in cui la mobilità rimane la stessa della quarantena, uno scenario in cui la mobilità ritorna al 20% dei livelli prequarantena, e uno scenario in cui la mobilità ritorna al 40% dei livelli pre-quarantena». «Troviamo che, in assenza di ulteriori interventi, anche un ritorno del 20% ai livelli di mobilità prequarantena potrebbe causare un aumento dei decessi molto maggiore di quanto si sia verificato nell’attuale ondata, in diverse regioni», prosegue lo studio. Per gli studiosi saranno fondamentali nuovi interventi come l’aumento del numero di tamponi e il tracciamento dei contatti, che dovrebbe avvenire con la app Immuni: «Contribuiranno verosimilmente alla riduzione della trasmissione; per questo motivo le nostre stime devono essere viste come proiezioni pessimistiche si legge nello studio – ma bisognerà anche aderire alle misure di distanziamento sociale raccomandate insieme ad una sorveglianza intensificata della trasmissione nella comunità con tamponi, il tracciamento dei contatti e l’isolamento tempestivo degli infetti sono di fondamentale importanza per ridurre il rischio di ripresa della trasmissione».
Ecco lo studio: 
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