Prima Guerra Mondiale: i Treni Armati nel Carso Triestino

Prima Guerra Mondiale: i Treni Armati nel Carso Triestino
Nel primo conflitto mondiale, i Treni Armati, in particolar modo quelli della marina Militare (muniti di artiglierie da 76 mm e 152 mm), operarono lungo il tratto di costa tra il Canale d’Otranto e Ravenna e costituirono un’efficace difesa litoranea mobile. Sul fronte orientale, anche l’Esercito utilizzò treni armati con pezzi da 152/40 mm per bombardare le zone operative nemiche del Carso Triestino. I treni sanitari e ospedale contribuirono allo sgombero di migliaia di feriti e ammalati.
La Regia Marina durante la Grande Guerra attivò una serie di treni armati, equipaggiati con cannoni navali di piccolo e medio calibro per operare sulla linea ferroviaria adriatica. Furono allestiti nel 1915 dalla Direzione di Artiglieria e Armamenti del Regio arsenale marittimo di La Spezia, che per realizzare i carri di servizio e quelli dei pezzi di piccolo calibro, dei cannoni antiaerei e delle mitragliatrici utilizzava carri pianale tipo POZ delle Ferrovie dello Stato modificati e rinforzati; i carri dei pezzi da 152 mm invece erano costruiti direttamente in arsenale.

I treni non erano blindati ed erano serviti da personale della Regia Marina alle armi e da personale delle Ferrovie dello Stato militarizzato alla manovra.

I pezzi da 152/40, incavalcati su affusti a piattaforma scudati tipo “Ammiragliato” con alzo fino a 28° e brandeggio su 360°, erano inchiavardati singolarmente sui carri tipo Poz. Lo stesso tipo di carro portava invece due cannoni da 120/45 Mod. 1918 su affusto a piedistallo scudati. I pezzi antiaerei da 76/40 Mod. 1916 R.M. erano invece privi di scudatura. I pianali Poz dei pezzi erano dotati di quattro martinetti manuali che alla messa in batteria venivano abbassati sulla massicciata.

I T.A. erano riuniti in un circuito telegrafico militare diretto.

Ogni treno era munito di una cassetta telegrafica da campo e di un apparecchio telefonico, che con apposita asta potevano inserirsi nel circuito telegrafico e così comunicare con gli altri treni, le stazioni e i posti di osservazione. A ciascun convoglio era assegnato un settore di copertura di circa 60 km di litorale ed esso stazionava solitamente in una stazione o in galleria nella zona centrale del settore, in modo da poter raggiungere la zona d’intervento nel minor tempo possibile.
Se la sede non era centrale, poiché gli attacchi navali si concentravano nelle ore del mattino, nelle ore dell’alba il treno si portava in agguato al centro della zona di sorveglianza, in modo da non dover coprire più di 30 km, che alle velocità del tempo erano percorsi in circa 25 minuti. Per ridurre i tempi d’intervento, durante la guerra fu decretato il blocco della circolazione per 40 minuti dall’alba, in modo da avere sempre un binario libero sul quale il treno, ogni mattina, si poneva con le caldaie in pressione, pronto a partire.

La Direzione del servizio treni armati era ad Ancona, difesa stabilmente dai pezzi da 120 mm del T.A. VII. dipendeva dal Comando in capo del dipartimento marittimo dell’Alto Adriatico di Venezia.

Il servizio assicurò la difesa mobile della costa adriatica da Ravenna a Bari, in particolare nelle zone più esposte agli attacchi austro-ungarici tra Ravenna e Termoli e tra Barletta e Bari. Durante il conflitto vennero formati 12 convogli, denominati dalle sigle da T.A. I a T.A. XII. I treni armati operavano in convogli di due treni, uno operativo e uno logistico, che durante gli spostamenti non operativi viaggiavano uniti. A seconda dell’armamento imbarcato, si distinguevano tre tipi di convoglio. Il treno armato era trainato da due locomotive FS 290 o 875, una alla testa e una in coda. Era costituito di norma da 3 a 5 carri dotati di cannoni, da 2 a 4 carri portamunizioni e da un carro comando.

Il treno logistico era invece formato da una carrozza adibita ad alloggio degli ufficiali e sottufficiali, due carrozze alloggio per la truppa, un carro cucina e officina e un carro adibito a deposito materiali.

Nella 2^ Guerra Mondiale, quando l’avvento del carro armato e dell’aereo consentì un incremento della mobilità tattico-operativa sufficiente per un ritorno al combattimento manovrato, ai treni rimase il compito dei grandi trasporti strategici e dello sgombero dei feriti e/o malati con i treni ospedale. I movimenti ferroviari potevano però svolgersi quasi soltanto nella Zona Territoriale, a causa dell’incombere della minaccia aerea e quindi della possibilità di essere colpiti, dall’alto, anche in profondità dietro le linee amiche.
L’evoluzione tecnologica delle armi moderne, per le quali le linee e le installazioni fisse della ferrovia sono divenute facili bersagli, relega ormai il treno – sempre di più – a compiti prevalentemente logistici nelle retrovie sempre importanti e nell’attualità dei nostri giorni come mezzi di supporto in gravi calamità nazionali.

Bibliografia e sitografia
Mario Pietrangeli, “Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella Prima e Seconda Guerra Mondiale (1915-1945)”, Como CESTUDEC, 2012.
Giuseppe Longo 2015, Brebbia di Varese ricorda i suoi caduti, Cefalunews, 2 ottobre.
Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella prima guerra mondiale”, Amarganta, 2018.
Giuseppe Longo 2021, Prima Guerra Mondiale. I marinai italiani sulla costa adriatica: l’approdo dei Treni Armati, Cefalunews, 8 dicembre.
Giuseppe Longo 2022, Le corazzate ferroviarie della Regia Marina nel territorio metropolitano e il Treno Armato di Termini Imerese T.A. 152/1/T, Cefalunews, 15 giugno.

Foto a corredo dell’articolo: Zone di operazione

Giuseppe Longo

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