Stamattina, nelle acque del mare di Cefalù increspate da un forte vento caldo di scirocco, è arrivato il Nautilus, un super yacht di 73 metri che porta con sé un vanto tutto italiano. Perché, dietro le sue linee eleganti e imponenti, c’è il lavoro di uno dei cantieri navali più prestigiosi al mondo: quello di Viareggio, in Toscana, culla dell’alta nautica di lusso Made in Italy.
Il Nautilus è stato infatti costruito dal cantiere Picchiotti, il marchio a motore del celebre gruppo Perini Navi, ed è stato consegnato nel 2014. Un’imbarcazione che rappresenta al meglio l’eccellenza della cantieristica italiana, riconosciuta in tutto il pianeta per qualità dei materiali, cura dei dettagli e capacità di unire tecnologia d’avanguardia e bellezza senza tempo. Non a caso, yacht come questo vengono scelti da alcuni degli uomini più ricchi e influenti del mondo.
I numeri raccontano bene la grandezza di questo gioiello del mare. Lungo 73 metri, il Nautilus è dotato di una propulsione ibrida diesel-elettrica, una soluzione pensata per unire prestazioni e attenzione all’ambiente, con una minore impronta ecologica rispetto alle imbarcazioni tradizionali. La sua autonomia raggiunge le 7.500 miglia nautiche, un dato che gli permette di affrontare lunghe traversate anche transatlantiche. Il valore stimato è di circa 90 milioni di dollari, con costi di gestione annuali che si aggirano intorno ai 9 milioni.
La firma del design esterno è di Philippe Briand, nome di primo piano nel mondo della nautica, mentre gli interni raffinati portano la firma del designer Rémi Tessier. A bordo lo yacht può ospitare fino a 12 persone, servite da un equipaggio che conta oltre 20 membri. Un vero e proprio concentrato di lusso e ingegneria, nato dalle mani di maestranze italiane.
La storia del Nautilus è particolare. In origine si chiamava Grace E ed era di proprietà del miliardario statunitense Robert Stiller, imprenditore legato al mondo del caffè. Nel 2018 la barca è stata poi venduta e ribattezzata con l’attuale nome, Nautilus, dal nuovo armatore: Thierry Stern, presidente della prestigiosa casa orologiera svizzera Patek Philippe. Il nome scelto non è casuale, perché richiama una delle collezioni di orologi più celebri e iconiche del marchio.
A segnalare l’arrivo di questa splendida imbarcazione nelle acque di Cefalù è stato, ancora una volta, l’ex sindaco Pippo Guercio, ormai attento osservatore di quanto accade al largo della città. Non è la prima volta: nei giorni scorsi Guercio aveva documentato l’arrivo del Dragonfly, il colossale yacht da 450 milioni di dollari del fondatore di Google Sergey Brin, del Camila, il super yacht turco di ultima generazione appena varato, dell’Anawa, l’explorer da 100 milioni del miliardario brasiliano Jorge Paulo Lemann patron di Burger King e Kraft Heinz, oltre alla Nave Italia. Un lavoro di monitoraggio costante che permette di far conoscere al grande pubblico i passaggi illustri che scelgono le acque di Cefalù.
L’arrivo del Nautilus è motivo di orgoglio anche per un altro aspetto: mostra come le acque di Cefalù attraggano non solo grandi ricchezze internazionali, ma anche autentici capolavori dell’ingegneria e del design italiano. Un’imbarcazione costruita in Toscana che, dopo aver navigato per i mari di mezzo mondo, ha scelto proprio la Sicilia e il suo mare per una sosta. Un piccolo grande spettacolo che unisce il fascino del lusso a quello del saper fare italiano.















