L’Italia dei Borghi e la sfida dell’accessibilità: senza intermodalità e collegamenti ferroviari efficienti, i borghi d’eccellenza restano tesori difficili da raggiungere.
Di seguito il link della enorme (89 pagine) Guida AEC che mette in relazione i principali Premi Nazionali attribuiti alle stazioni ferroviarie importanti, e tra queste Cefalù, con i dati di accessibilità delle stazioni ferroviarie (n. 314) e la disponibilità di collegamenti intermodali via bus.
L’Italia è il Paese dei piccoli comuni, dei vicoli in pietra e dei paesaggi che sembrano dipinti. Ma cosa succede quando questa bellezza diventa inaccessibile? Il paradosso del turismo contemporaneo è tutto qui: desideriamo luoghi autentici e lontani dal turismo di massa, ma spesso ci scontriamo con la realtà di una rete di trasporti che sembra aver dimenticato le aree interne.
Per rispondere a questa sfida, la sezione italiana di AEC Associazione europea ferrovieri (www.aecitalia.org) ha presentato una guida sistematica di 89 pagine che incrocia i borghi d’eccellenza con la loro reale raggiungibilità ferroviaria.
Il lavoro, nato da quella che gli autori definiscono iconicamente una “crisi mistica” della triade composta da Mario, Oreste e Gennaro di AEC, non è solo una raccolta di dati, ma un manifesto per la mobilità sostenibile. Attraverso l’analisi di 314 stazioni ferroviarie, il report mette in relazione i principali Premi Nazionali – come “I Borghi più belli d’Italia”, “I Borghi Autentici d’Italia – BAI”, la “Bandiera Arancione” del Touring Club, le “Spighe Verdi” e il “Premio Ferroviario Europeo Euroferr” – con indicatori tecnici di accessibilità.
Un’Italia a due velocità: il divario Nord-Sud
Dall’analisi emerge con chiarezza una forte disomogeneità territoriale. I borghi d’eccellenza situati nel Centro-Nord risultano mediamente più accessibili e meglio integrati nel tessuto ferroviario. Al contrario, il Mezzogiorno e le aree interne mostrano le criticità più profonde. Se in Piemonte o in Lombardia è frequente trovare stazioni a ridosso dei centri storici – come nel caso di Acqui Terme, dove la stazione FS è praticamente in centro città, a meno di tre minuti a piedi – in molte realtà del Sud la stazione dista oltre 10-15 km dal borgo premiato, rendendo il viaggio un’impresa per chi non dispone di un’auto privata.
L’emergenza intermodale: il “tassello mancante”
Il vero nodo non è sempre la mancanza dei binari, ma la cosiddetta “emergenza intermodale”. Molti borghi hanno una stazione vicina, ma soffrono per l’assenza di navette dedicate, orari dei bus non coordinati con quelli dei treni e una scarsa integrazione tariffaria.
Esistono però modelli virtuosi da cui ripartire. La guida identifica stazioni che AEC definisce “porte d’ingresso a magici territori”, premiate con il Premio Ferroviario Europeo “Euroferr”, per la loro Valenza Storica, Archeologica, Turistica e Ambientale. Località come Alberobello, patrimonio UNESCO, mostrano come una stazione a un chilometro dal centro, percorribile a piedi, possa favorire un turismo realmente lento e sostenibile. Allo stesso modo, comuni come Castelgandolfo nel Lazio o Bisceglie in Puglia dimostrano che la prossimità ferroviaria (sotto i 10 minuti a piedi) è il volano principale per la fruibilità di un territorio.
Turismo storico – Mobilità quotidiana
Un altro aspetto sollevato dalla guida riguarda la natura del servizio ferroviario. In regioni come la Campania, molte tratte sono state sottratte al trasporto pubblico quotidiano per essere dedicate esclusivamente ai treni storici. L’Irpinia Express, ad esempio, valorizza borghi splendidi come Rocchetta Sant’Antonio (Puglia), Monteverde (Campania) o Bagnoli Irpino (Campania), ma queste stazioni non vedono più da anni treni di linea regolari. Se da un lato il turismo d’epoca ha un grande fascino, AEC sottolinea che la vera coesione territoriale passa per un servizio costante che serva sia il turista che il residente.
In Calabria, la situazione di Camigliatello Silano è simile: la stazione ospita il suggestivo “Treno della Sila”, una ferrovia a scartamento ridotto che rappresenta un’esperienza turistica d’eccellenza, ma non è inserita nel circuito dei normali collegamenti pendolari.
Uno strumento per il futuro
La Guida di AEC Italia si propone come uno strumento operativo per amministratori locali e pianificatori. In un momento storico segnato dalla crescente domanda di turismo, è fondamentale capire che “la qualità dei territori e la qualità della mobilità sono elementi inseparabili”.
Non si può parlare di sostenibilità se per raggiungere una “Spiga Verde” o una “Bandiera Blu” l’unica opzione resta l’asfalto. Il report suggerisce la necessità di potenziare il trasporto pubblico locale (TPL) e di introdurre navette dedicate che trasformino la stazione da semplice punto di transito a hub di accoglienza.
Esempi come Tirano in Lombardia, nodo di scambio tra la rete italiana e il celebre Trenino Rosso del Bernina, indicano la strada: intermodalità spinta, stazioni centrali e servizi urbani gratuiti per i turisti (come il bus circolare attivo fino al 2026). Solo ricucendo il rapporto tra ferrovia, comunità e paesaggio, l’Italia potrà davvero dire di viaggiare verso l’eccellenza.
Stazione Ferroviaria di Cefalù
Sintesi valutativa (secondo guida ferroviaria)
Criterio Esito
Stazione ferroviaria – Presente
Distanza borgo–stazione – 300–500 m
Accesso pedonale – Ottimo
Bus di integrazione – Urbani + extraurbani
Attrattori culturali – UNESCO
Valutazione complessiva Eccellente
Conclusione
Secondo le indicazioni della guida ferroviaria, Cefalù rientra tra i casi di migliore accessibilità in Italia: stazione urbana, distanza pedonale minima, integrazione bus efficiente e attrattori culturali di primissimo livello. È un modello virtuoso di intermodalità ferro–turismo, pienamente conforme (e in alcuni aspetti superiore) ai criteri di qualità individuati nella guida.















