La Chiesa italiana perde una delle sue figure più importanti e influenti degli ultimi decenni. Il cardinale Camillo Ruini è morto a Roma il 16 giugno 2026, all’età di 95 anni. A dare l’annuncio è stata la Diocesi di Roma, che lo ha ricordato con gratitudine per la sua lunga vita al servizio della Chiesa.
Ruini era ricoverato da tempo nella sua abitazione, dove riceveva assistenza quotidiana da medici e infermieri. Le sue condizioni di salute si erano aggravate nelle ultime settimane, dopo un progressivo indebolimento che si era accentuato all’inizio di maggio. Negli anni precedenti aveva già affrontato e superato diverse crisi, tra cui un ricovero nel 2024 per problemi cardiaci e un blocco renale nel 2025.
Chi era Camillo Ruini
Nato a Sassuolo, in provincia di Modena, il 19 febbraio 1931, Ruini aveva studiato filosofia e teologia a Roma. Ordinato sacerdote nel 1954, aveva dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento prima di entrare nei vertici della Chiesa. Nel 1991 Papa Giovanni Paolo II lo creò cardinale.
Quello stesso anno iniziò il periodo che lo rese una figura centrale del cattolicesimo italiano. Ruini guidò infatti la Conferenza Episcopale Italiana (Cei), l’organismo che riunisce i vescovi del Paese, per ben sedici anni, dal 1991 al 2007. Nello stesso periodo, e fino al 2008, fu anche vicario generale per la Diocesi di Roma, agendo di fatto come rappresentante del Papa nella gestione della diocesi.
Sedici anni che hanno segnato la Chiesa
Considerato un teologo raffinato e un abile stratega, Ruini è stato per molti anni il punto di riferimento della presenza cattolica nella vita pubblica italiana. Sotto la sua guida la Chiesa ha attraversato una stagione di grandi cambiamenti, dal crollo della Prima Repubblica fino alle trasformazioni sociali e culturali dei primi anni Duemila.
La sua linea era chiara: i cattolici dovevano avere un ruolo attivo nei grandi dibattiti del Paese, dalla famiglia alla bioetica, dalla scuola ai temi etici. A chi lo accusava di intervenire troppo nella politica, rispondeva con una frase rimasta celebre: “Meglio criticati che irrilevanti”.
Proprio per questo suo peso, gli erano stati attribuiti soprannomi come “Eminenza Grigia”. In ogni caso, anche i suoi critici gli riconoscevano una straordinaria capacità di leggere in anticipo i cambiamenti della società.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio in tutta Italia, in particolare a Sassuolo, sua città d’origine, che oggi saluta uno dei suoi cittadini più illustri.















