Uccisa da un albero nelle Madonie: la Regione dovrà pagare 800 mila euro

La Regione Siciliana dovrà risarcire con circa 800 mila euro la famiglia di una turista australiana morta nel Parco delle Madonie. A stabilirlo è stata una sentenza del Tribunale di Palermo, ormai definitiva, che ha condannato l’assessorato regionale all’Agricoltura.

La vittima si chiamava Diane Christine Palmer. Era in vacanza in Sicilia con il marito quando, il primo ottobre 2018, un grande albero le cadde addosso durante un’escursione nel parco. Le sue condizioni furono subito gravissime. Trasportata in elisoccorso a Palermo, rimase ricoverata per 44 giorni, tra interventi chirurgici e cure intensive, fino alla morte, avvenuta il 14 novembre 2018.

I giudici hanno riconosciuto la responsabilità dell’amministrazione regionale per il comportamento dei suoi dipendenti. In quel momento, infatti, nel parco erano in corso lavori di abbattimento di alberi, ma nulla segnalava il pericolo ai turisti.

Un cantiere senza avvisi

Secondo quanto ricostruito nel processo, i due coniugi erano entrati nel parco da contrada Fegotti dopo aver ricevuto indicazioni da un dipendente del corpo forestale. Lungo il sentiero non c’erano cartelli, transenne, divieti di accesso o altri avvisi. Il percorso sembrava del tutto sicuro e regolarmente aperto.

Pochi istanti dopo, un grosso pino, proprio quello su cui si stava lavorando, crollò sui due escursionisti.

Le indagini hanno messo in luce numerose gravi mancanze: l’area dei lavori non era stata delimitata, mancava una segnaletica adeguata, il sentiero non era stato chiuso al passaggio e non erano state prese misure per tenere separati il cantiere e chi camminava. Agli addetti forestali è stata contestata una condotta definita “sbrigativa, negligente, imperita e imprudente”.

Un dettaglio pesa in modo particolare: alcuni cartelli di pericolo sarebbero stati messi solo dopo l’incidente.

Nessuna colpa della vittima

Il Tribunale di Palermo ha escluso qualsiasi responsabilità della donna e del marito. Secondo i giudici, un escursionista comune non può immaginare che lungo un sentiero aperto al pubblico possa cadere un albero di grandi dimensioni.

La sentenza è stata emessa dalla Terza sezione civile, giudice Simona Maria Cipitì. La famiglia è stata assistita dagli avvocati Alessandro Palmigiano, Elisabetta Violante e Licia Tavormina.

“Si trattava di due giovani pensionati che venivano in Sicilia per godere delle sue bellezze”, ha commentato l’avvocato Palmigiano, sottolineando che il rischio non era né imprevedibile né inevitabile.

Per il legale, la decisione è importante non solo per i familiari, ma per tutti i cittadini e i turisti. Il messaggio è chiaro: godere del patrimonio naturale della Sicilia, una delle sue ricchezze più grandi, deve sempre andare di pari passo con una sicurezza reale, e non solo formale.