Mentre la Sicilia continua a bruciare, arriva dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice un intervento destinato a far discutere. Il messaggio è netto: quello a cui stiamo assistendo non va letto come una semplice emergenza, ma come il risultato di anni di decisioni, comportamenti e omissioni che hanno reso il territorio sempre più fragile.
Non un’emergenza, ma un esito annunciato
Il punto centrale della riflessione dell’arcivescovo è proprio questo: quanto accaduto in questi giorni sarebbe l’esito ultimo di decenni di decisioni, scelte, gesti e omissioni. Un’affermazione che sposta il dibattito dal piano della cronaca a quello delle responsabilità di lungo periodo, invitando a smettere di considerare i roghi come un fatto imprevedibile che si ripete ogni estate per caso.
Le responsabilità della politica
Lorefice non risparmia chi ha amministrato la cosa pubblica. Secondo l’arcivescovo, la responsabilità del disastro ricade certamente su chi ha avuto in mano la gestione del territorio e sulla politica. Ma il ragionamento non si ferma qui.
Un’accusa che coinvolge tutti
L’aspetto più duro dell’intervento è l’allargamento della responsabilità all’intera comunità. Lorefice chiama in causa le crepe educative, il modo stesso in cui le comunità cristiane annunciano il Vangelo e, in definitiva, tutti i siciliani in quanto popolo. Nessuno, insomma, può chiamarsi fuori.
L’elenco di ciò che non è stato fatto è lungo: non si è agito abbastanza per cambiare il modo di prendersi cura della Terra, per superare la logica dello sfruttamento e del profitto, per combattere le mafie, per difendere ambiente, territorio e beni culturali, per creare lavoro e servizi sociali. Il giudizio finale è severo: siamo stati pigri, individualisti, fatalisti e distratti da interessi di parte.
Le parole già pronunciate tre anni fa
Non è la prima volta che l’arcivescovo usa questi toni. Lorefice ha richiamato l’incendio del luglio 2023 che devastò la chiesa e parte del convento di Santa Maria di Gesù, arrivando a lambire le spoglie di San Benedetto il Moro. Allora aveva pronunciato le stesse identiche parole. Il fatto che debba ripeterle a distanza di tre anni è, di per sé, un segnale su quanto poco sia cambiato nel frattempo.
La vicinanza alle comunità colpite
Accanto alla denuncia, l’arcivescovo ha espresso solidarietà alle comunità travolte dalle fiamme, citando in particolare Castronovo di Sicilia, Belmonte Mezzagno, Trabia, Lercara Friddi e Roccapalumba, insieme ai tanti altri Comuni colpiti. A ciascuno ha rivolto l’assicurazione di essere custodito nel cuore del vescovo e dell’intera Chiesa palermitana, in un momento di prova e sofferenza.
Un intervento che unisce dolore e denuncia, e che invita la Sicilia a guardarsi allo specchio prima della prossima estate.















