La Targa Florio e le donne: da Madame Le Blon a Eliška Junková, le pioniere che sfidarono le Madonie

Negli anni in cui le donne non potevano nemmeno entrare negli automobile club, alcune coraggiosissime piloti sfidarono i pregiudizi e le strade delle Madonie. Storie poco conosciute di Maria Antonietta Avanzo, Eliška Junková e delle altre signore del volante che hanno fatto la storia della “Cursa”.

Quando si parla della Targa Florio, i nomi che vengono in mente sono quasi sempre maschili: Nuvolari, Vaccarella, Ferrari, Moss, Siffert. Ma fin dalla prima edizione del 1906, sulle strade delle Madonie hanno corso anche delle donne. Erano poche, coraggiosissime, e dovevano superare ostacoli che oggi facciamo fatica a immaginare. Ecco la loro storia, una pagina poco raccontata ma straordinaria della corsa più antica del mondo.

1906: Madame Le Blon, la prima donna sulla Targa

Già nella primissima edizione del 6 maggio 1906 c’è una donna lungo le strade madonite. Si chiama Madame Le Blon e affianca il marito Hubert in veste di “meccanico”, cioè di copilota. All’epoca, infatti, le auto da corsa avevano sempre due persone a bordo: il pilota e un meccanico che doveva intervenire in caso di guasti.

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Non guidava, è vero. Ma essere a bordo di un’auto da corsa nel 1906, su strade di montagna piene di buche e sterrato, era già di per sé un atto rivoluzionario. Madame Le Blon apre simbolicamente una porta che resterà chiusa ancora per molto.

1920: arriva Maria Antonietta Avanzo, la “Baronessa volante”

Bisogna aspettare gli anni Venti per vedere una donna alla guida sulle Madonie. E che donna. Si chiama Maria Antonietta Avanzo, nasce a Porto Viro nel 1889 ed è soprannominata la “Baronessa volante”, anche se barona non lo era davvero.

Nel 1920 è la prima donna in assoluto a correre la Targa Florio. Lo fa su una SPA 35/50 Sport. La corsa è massacrante: strade fangose, dislivelli pazzeschi, oltre 100 chilometri di tortuosità per giro. Lei arriva fino a venti chilometri dal traguardo, ma deve fermarsi per mancanza di benzina. Tale è l’ammirazione del cavaliere Vincenzo Florio che vuole offrirle ugualmente una coppa. La Avanzo, per orgoglio, la rifiuta.

Nel 1922 ci riprova. È nella squadra Alfa Romeo. Come compagno di scuderia ha un giovane pilota destinato a diventare un mito: Enzo Ferrari. Si racconta che proprio Ferrari, una notte, le abbia sostituito di nascosto il carburatore della sua auto con uno difettoso, per togliersi una rivale. La leggenda è ancora oggi discussa, ma rende l’idea del clima che le donne pilota dovevano affrontare.

La Avanzo non si ferma. Tornerà ancora alla Targa Florio, fino al 1938, quando a quarantanove anni gareggia per l’ultima volta su una Stanguellini Fiat 1500. La sua vita meriterebbe un film: era amica di Gabriele D’Annunzio (al quale, per sbaglio, uccise la tartaruga), zia del regista Roberto Rossellini, e venne intervistata da un giovane cronista canadese di nome Ernest Hemingway.

1927-1928: Eliška Junková, la cecoslovacca che quasi vinse la Targa

L’episodio più clamoroso della storia femminile della Targa Florio porta però il nome di una pilota cecoslovacca: Eliška Junková, conosciuta in tutto il mondo come Elisabeth Junek.

Nata in Moravia nel 1900, chiamata “Smíšek” (“sorriso”) per la sua espressione sempre allegra, sposa il banchiere Vincenc Junek e con lui scopre la passione per le Bugatti. Nel 1927 debutta alla Targa Florio su una Bugatti Type 30 ereditata dal marito. Le strade dissestate la mettono in difficoltà, ma fa registrare prestazioni di rilievo.

Ma è il 6 maggio 1928 che entra nella leggenda. Al volante di una nuova Bugatti Type 35B, dopo il primo giro è quarta. Nel secondo giro succede l’impensabile: prende il comando della Targa Florio. Per la prima volta nella storia, una donna è in testa a una delle più importanti gare automobilistiche al mondo. Resterà al comando fino alla fine del terzo giro, quando l’italiano Giuseppe Campari riuscirà a superarla.

Eliška chiude quinta assoluta. Ma il dato impressionante è chi si lascia dietro: campioni come Luigi Fagioli, René Dreyfus, Ernesto Maserati e Tazio Nuvolari. Davanti a lei solo quattro piloti, dietro venticinque uomini.

La sua storia avrà però un finale drammatico. Pochi mesi dopo, al Nürburgring, il marito Vincenc muore in un incidente mentre sono al volante della stessa auto, condivisa nella tradizione del tempo. Eliška, distrutta, smette per sempre di correre. Tornerà alla Targa Florio nel 1929 come ospite d’onore, e nel 1966 sarà ancora a Cerda per la 50ª edizione.

Le altre signore della Targa Florio

La storia continua. Dopo Eliška Junková arrivano altre donne pilota. Negli anni Venti corrono anche Margot von Einsiedel. Nel dopoguerra, sulle strade madonite si vedono Ada Pace, Isabella Taruffi, Anna Maria Peduzzi, Maria Teresa de Filippis (che sarebbe diventata la prima donna a correre in Formula 1).

Negli anni Settanta, in piena epoca d’oro della Targa, partecipano l’inglese Pat Moss (sorella del leggendario Stirling), la francese Marie Claude Beaumont, la belga Christine Beckers e altre. La Targa Florio, gara durissima e maschilissima, diventa una palestra per le donne che vogliono affermarsi nel motorsport.

Una memoria che cresce

Oggi al Museo della Targa Florio di Collesano, a pochi chilometri da Cefalù, è custodita una targa commemorativa dedicata proprio a Eliška Junková, donata dall’artista Fanda Bina. Si trova vicino al busto di Vincenzo Florio, nella prima sala del museo. Un piccolo ma importante riconoscimento per una donna che, novantasette anni fa, ha dimostrato sulle nostre strade che il talento al volante non ha sesso.

Quando il 16 maggio 2026 si concluderà la 110ª edizione della Targa Florio, valdrà la pena ricordare anche loro: le pioniere coraggiose che hanno sfidato i pregiudizi del loro tempo e le curve impossibili delle Madonie. Le donne della “Cursa”.