15 maggio 1977: il giorno in cui la vera Targa Florio finì per sempre

Quella domenica di quasi cinquant’anni fa cambiò la storia della corsa più antica del mondo. Sul rettilineo di Buonfornello, ai piedi delle Madonie, un terribile incidente segnò la fine di un’epoca. Da quel giorno, la Targa Florio non sarebbe mai più stata la stessa.

C’è una data che chiunque ami la storia dell’automobilismo siciliano non può dimenticare: domenica 15 maggio 1977. Quel giorno, sulle strade delle Madonie, si correva la 61ª edizione della Targa Florio. Nessuno poteva immaginare che, al calare del sole, sarebbe finita per sempre un’epoca lunga settantun anni. L’epoca della “Cursa”, la gara di velocità su strada aperta più antica del mondo, ideata da Vincenzo Florio nel 1906.

Una corsa già in difficoltà

Per capire cosa accadde quel pomeriggio, bisogna fare un passo indietro. La Targa Florio del 1977 non era più la gara mondiale dei tempi d’oro. Dopo il 1973 era stata esclusa dal Campionato Mondiale Sport Prototipi. Il motivo era semplice e drammatico: le strade strette delle Madonie, con i muretti a secco a pochi centimetri dall’asfalto e il pubblico a bordo strada senza protezioni, non potevano più ospitare vetture sempre più potenti e sempre più veloci.

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Già nel 1973 si erano contati troppi incidenti. La sicurezza, parola d’ordine dell’automobilismo moderno, era diventata incompatibile con una corsa che si disputava sulle stesse strade dove la gente del posto andava al lavoro o al mercato.

Eppure la Targa resisteva. Tre edizioni si erano corse ancora, dal 1974 al 1976. Edizioni “non troppo entusiasmanti”, come le definiscono gli storici, ma cariche di tradizione. Era impossibile rinunciare alla “Cursa”.

Il 5° giro del Piccolo Circuito

La domenica del 15 maggio 1977 partì come tante altre domeniche di gara. Il percorso era il Piccolo Circuito delle Madonie: 72 chilometri da percorrere otto volte, attraverso Cerda, Caltavuturo, Scillato, Polizzi Generosa, Collesano, Campofelice di Roccella e Buonfornello. Il pubblico era come sempre numerosissimo, accalcato lungo i tornanti.

Le vetture stavano affrontando il quinto giro. Tra esse correva una Osella PA5 di colore giallo con il numero 9, motorizzata BMW. Al volante c’era Gabriele Ciuti, pilota marchigiano, esperto soprattutto di gare in salita.

Chi era a bordo strada notò subito qualcosa di strano: la sua Osella stava correndo senza il cofano posteriore, perso chissà dove sul tracciato. Il pilota però non si fermava, continuava a spingere.

Il dramma a Buonfornello

Era arrivato il momento di affrontare il rettilineo di Buonfornello, uno dei tratti più veloci del circuito. Alla fine del rettilineo c’è un curvone a destra, da affrontare a velocità sostenuta.

Ciuti arrivò in piena velocità. Ma in entrata di curva la vettura, già appesantita dall’aerodinamica mancante, si scompose. Il pilota perse il controllo. L’Osella salì su un terrapieno e finì la sua corsa contro un gruppo di spettatori.

Il bilancio fu drammatico: due persone morte e tre ferite gravi, tra cui lo stesso Gabriele Ciuti, finito in coma. Il pilota si sarebbe salvato e sarebbe vissuto fino al 2023, ma quell’incidente avrebbe segnato per sempre la sua vita. E quella della Targa Florio.

La gara sospesa

La gara fu sospesa immediatamente. La classifica venne stilata sui passaggi del quarto giro, anziché degli otto previsti. Quel pomeriggio le strade delle Madonie si svuotarono nel silenzio, in un’atmosfera di lutto che si respirò fino al mare di Cefalù.

Nelle settimane successive, le autorità presero la decisione che molti temevano da tempo: la Targa Florio come gara di velocità su strada aperta non si sarebbe più disputata. Era già accaduto, vent’anni prima, alla Mille Miglia, fermata nel 1957 per un incidente analogo. Adesso toccava alla “Cursa”.

Dalla velocità al rally: la nuova vita

La Sicilia non poteva però rinunciare alla sua corsa. A partire dal 1978, la Targa Florio cambiò forma. Non più gara di velocità sul Piccolo Circuito delle Madonie, ma rally, con prove speciali e trasferimenti, tipo di gara che permette di garantire la sicurezza di pubblico e piloti.

La numerazione delle edizioni fu mantenuta. Anche oggi, quando si corre la 110ª edizione della Targa Florio dal 12 al 16 maggio 2026, si continua a contare partendo da quel lontano 1906. Una scelta che dice molto del valore identitario della corsa per Palermo, per le Madonie e per tutta la Sicilia.

Cosa resta oggi

Buonfornello è ancora lì. Il rettilineo dove avvenne l’incidente è oggi percorribile in tutta tranquillità. Chi conosce la storia, passando, non può non pensare a quel 15 maggio di quasi mezzo secolo fa.

Le tribune di Floriopoli, a Cerda, sono diventate un luogo della memoria. I musei della Targa Florio, a Collesano, Cerda, Campofelice di Roccella e Termini Imerese, custodiscono fotografie, cimeli e ricordi di un’epoca irripetibile.

La Targa Florio del 2026 attraverserà ancora una volta i comuni delle Madonie e le strade che furono teatro di gare leggendarie. Ma quella vera, quella di Nuvolari, Vaccarella, Ferrari e Porsche, quella che il pubblico aspettava bivaccando sui tornanti dalla notte prima, si è fermata per sempre la sera del 15 maggio 1977.

A cinquant’anni di distanza, ricordarlo è anche un modo per onorare chi quel giorno perse la vita lungo una strada che, per troppi decenni, aveva rappresentato il sogno e il rischio insieme.