I mosaici bizantini più spettacolari d’Italia non sono a Ravenna né a Venezia. Sono in Sicilia, a un passo da Palermo

Oltre seimila metri quadrati d’oro: tra i cicli musivi bizantini più estesi al mondo

Non tutti i capolavori diventano simboli per la città che li ospita. Alcuni lo diventano perché concentrano in un solo edificio l’incontro di interi mondi. In Sicilia esiste un duomo che racchiude in poche navate l’oro di Bisanzio, la geometria araba e la solidità normanna.

Un capolavoro alle porte di Palermo

Quando si pensa ai mosaici bizantini in Italia, la mente corre subito a Ravenna o a Venezia. Eppure il ciclo più esteso si trova in Sicilia, a pochi chilometri dal capoluogo. Il Duomo di Monreale si trova a 5 chilometri da Palermo, alle pendici di un monte che sovrasta la Conca d’Oro e restituisce una delle viste panoramiche più belle del capoluogo siciliano. Dal 2015 fa parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO come parte dell’itinerario “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”.

Voluto da un re per stupire

Il duomo nasce da un preciso atto di potere. Fu fondato dal re Guglielmo II nel XII secolo: la costruzione iniziò nel 1174 e fu completata in un tempo sorprendentemente breve. Il re Guglielmo II volle creare un luogo di culto che superasse in magnificenza tutti gli altri della Sicilia, come segno del suo potere e della sua pietà religiosa. Grazie all’adozione di tecniche che per l’epoca erano d’avanguardia, la sua edificazione fu rapida: i lavori cominciarono nel 1172 e dopo pochi anni si insediarono i primi benedettini provenienti da Cava dei Tirreni. L’architettura del Duomo di Monreale è una fusione tra lo stile normanno, arabo e bizantino, che si riflette sia nella struttura esterna che nei dettagli interni.

Seimila metri quadrati d’oro

È varcando la soglia che si comprende la sua fama. La decorazione a mosaici di scuola bizantina a fondo oro ricopre quasi interamente le pareti, raggiungendo un’estensione di 6.340 metri quadrati. Oltre 6.300 metri quadrati di tessere in pasta vitrea e oro zecchino raccontano l’Antico e il Nuovo Testamento, dal Libro della Genesi in avanti, come un libro illustrato del XII secolo. Al centro, l’imponente icona del Cristo Pantocratore — tredici metri di larghezza e sette di altezza — domina lo spazio interno, e sotto di esso è raffigurata la Theotokos, la Madre di Dio. Si pensi che dopo Santa Sofia, a Istanbul, è la più vasta opera musiva bizantina che esista al mondo.

Tre culture in un solo edificio

Il vero primato di Monreale, però, non è solo nelle dimensioni. L’iscrizione nella World Heritage List dell’UNESCO riconosce questo monumento come materiale testimonianza di una particolare condizione politica e culturale, caratterizzata dalla feconda convivenza di persone di diversa provenienza: musulmani, bizantini, latini, ebrei, lombardi e francesi. Questo incontro si legge in ogni dettaglio: la parte più antica del pavimento richiama l’arte araba in opus sectile, la tecnica del marmo a intarsio, mentre accanto alla cattedrale il chiostro benedettino si presenta come un mondo a parte. Questi mosaici, di straordinaria qualità e raffinatezza, sono comparabili a quelli della Basilica di San Marco a Venezia.

La bellezza alla prova del futuro

Nato come affermazione del potere normanno, oggi il duomo è un patrimonio condiviso dall’umanità intera. Situato su una collina a pochi chilometri da Palermo, è uno dei monumenti più straordinari del mondo: si è in Sicilia, ma si potrebbe essere a Bisanzio. Per molti, il vero valore di Monreale non sta in un singolo mosaico, ma nell’essere un unicum: l’edificio in cui tre culture del Mediterraneo — quella latina, quella bizantina e quella islamica — hanno trovato, una volta sola, una sintesi perfetta.