I templi greci dorici più belli d’Italia non sono a Paestum né a Metaponto. Sono in Sicilia, nella Valle dei Templi

Un tempio così perfetto che Goethe lo preferì a quelli di Paestum

Non tutte le rovine raccontano la stessa cosa. Alcune restano sassi sparsi; altre attraversano due millenni e mezzo restando in piedi, quasi intatte. In Sicilia esiste un luogo dove la grandezza della Grecia antica è sopravvissuta meglio che in qualunque altro sito italiano.

Una valle di templi sul mare

Quando si pensa ai templi greci in Italia, la mente corre ai grandi santuari della terraferma — Paestum, in Campania, e Metaponto, in Basilicata. Eppure i templi dorici meglio conservati si trovano sulla costa meridionale della Sicilia. La Valle dei Templi nel 1997 è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO, in considerazione del fatto che Agrigento era una delle grandi città del Mediterraneo antico ed è stata conservata in condizioni eccezionali. Con i suoi 1.300 ettari, è uno dei parchi archeologici più vasti del Mediterraneo.

Akragas, una delle città più ricche del Mediterraneo

Per capire quei templi bisogna risalire alla città che li costruì. La città di Akragas fu fondata nel VI secolo a.C. da coloni provenienti da Gela e in poco tempo divenne una delle polis più ricche e influenti della Magna Grecia, grazie alla fertilità del territorio e alla posizione strategica lungo le rotte commerciali del Mediterraneo. Il filosofo Empedocle, nato proprio qui, raccontava una comunità raffinata e culturalmente vivace, e i grandi templi costruiti lungo il crinale della collina rappresentavano non solo luoghi religiosi, ma anche simboli di potere e prestigio della città.

Il Tempio della Concordia, il gioiello

È un edificio in particolare a giustificare il primato. Il Tempio della Concordia di Agrigento, assieme al “Theseion” di Atene e al “Tempio di Nettuno” (o di Era) di Paestum, è fra i templi dorici meglio conservati al mondo. Alla fine del IV secolo d.C., in epoca bizantina, il tempio fu adattato a chiesa cristiana dal vescovo Gregorio, e questo ne preservò l’eccellente stato di conservazione. Non è un’impressione recente: visitando Agrigento il 25 aprile 1787, Goethe spese grandi parole per il tempio della Concordia, osservando che la sua linea snella lo avvicinava al concetto del bello e che, a paragone dei templi di Paestum, lo si sarebbe detto la figura di un dio di fronte all’apparizione di un gigante.

Non solo la Concordia

La valle, però, è un’intera città di templi. Il Tempio di Giunone, costruito intorno al 450 a.C., domina l’intera valle dalla sua posizione panoramica e conserva 25 delle sue 34 colonne originarie. Il Tempio di Giove Olimpico doveva essere il più grande tempio dorico mai costruito, ma rimase incompiuto a causa della distruzione di Akragas nel 406 a.C.: le sue dimensioni erano impressionanti, 113 metri di lunghezza per 56 di larghezza, con colonne alte 20 metri. Si incontrano poi il Tempio di Eracle, tra i più antichi del sito, e il Santuario delle Divinità Ctonie, conosciuto come Tempio dei Dioscuri (Castore e Polluce); davanti al Tempio della Concordia è installata una moderna statua di Icaro donata dallo scultore polacco Igor Mitoraj.

La bellezza alla prova del futuro

Il valore di questo luogo va oltre la Sicilia. La Valle dei Templi è una delle più grandi e stupefacenti testimonianze del mondo antico che si trovano sul territorio italiano, insieme ai siti di Pompei ed Ercolano, ed è riconosciuta universalmente come la più affascinante e maestosa testimonianza che la Magna Grecia abbia lasciato in eredità alla Sicilia e all’Italia intera. Per molti, il vero valore di Agrigento non sta in una singola colonna, ma nell’essere un unicum: la più completa e meglio conservata “città di templi” che la Grecia antica abbia lasciato in Italia.