Una bellezza che nasce dal mito, oggi sospesa tra le nuvole
Non tutte le città medievali diventano simboli per le loro torri o per la fama. Alcune lo diventano perché sembrano galleggiare nel cielo, sopra un santuario antichissimo. In Sicilia esiste un borgo che concentra in pochi vicoli di pietra il mito, la storia di mille dominazioni e un panorama che abbraccia mezzo Mediterraneo.
Un borgo sospeso tra le nuvole
Quando pensiamo a una città medievale intatta, la mente corre alle torri di San Gimignano. Eppure ne esiste una, in Sicilia, dalla bellezza altrettanto sospesa nel tempo: Erice. Arroccato sulla vetta del Monte San Giuliano, a 750 metri sul livello del mare, è uno dei borghi più belli della Sicilia, con il suo centro storico, le strette viuzze acciottolate e i panorami mozzafiato su tutto il circondario di Trapani. L’abitato, che offre dal giardino pubblico e dal castello una vista incantevole sulle Egadi e su buona parte della Sicilia occidentale, è di forma quasi triangolare, come la spianata su cui si erge.
Il mito di Venere e le mura ciclopiche
Le sue origini affondano nella leggenda. Il borgo fu fondato dagli Elimi, un popolo di origine incerta, e divenne un centro religioso di primaria importanza nel mondo antico: qui sorgeva il celebre Tempio di Venere Ericina, divinità venerata da Fenici, Greci e Romani. Nell’antichità Erice era nota per il suo tempio, dove i Fenici adoravano Astarte, i Greci Afrodite e i Romani Venere; il monte serviva da punto di riferimento per i navigatori e, di notte, un grande fuoco acceso nell’area sacra fungeva da faro. Il tempio, situato sulla punta più alta del monte, era riputato uno dei più ricchi del mondo antico. Di quell’epoca restano le difese: lungo il versante settentrionale sopravvivono circa 700 metri delle mura ciclopiche elimo-puniche, costruite fra il IX e il VII secolo a.C., con iscrizioni in lettere fenicie, 16 torri e alcune postierle.
Il castello sul tempio e la città delle chiese
Con il cristianesimo il tempio venne abbandonato, ma il luogo non perse il suo potere simbolico. Per scoraggiare il ricordo dei riti pagani officiati nel tempio di Venere, vi fu eretto sopra il castello: è il celebre Castello di Venere, il castello normanno edificato sui resti del Tempio di Venere, accanto ai Giardini del Balio da cui si ammira un panorama mozzafiato, e alla Torretta Pepoli. Poco distante sorge il Duomo: la Chiesa Madre, di origini normanne, fu riedificata dal re Federico III d’Aragona nel 1314 e conserva sopra l’altare maggiore una notevole opera marmorea di Giuliano Mancino. Nella Chiesa di San Giuliano, edificata dai Normanni, si conservano le statue lignee dei “Misteri” ericini, portate in processione il Venerdì Santo.
Dai Normanni ai Vespri: una storia di nomi e di sangue
La storia di Erice è un succedersi di dominazioni. L’abitato fu ricostruito in epoca normanna e ribattezzato Monte San Giuliano, perché pare che il Santo fosse apparso in sogno al re durante l’assedio della città. Con la dominazione angioina, sotto Carlo I d’Angiò, la politica divenne sempre più oppressiva, finché nel 1282 esplose la rivolta del Vespro, con la carneficina avvenuta a Porta Spada dove i Francesi vennero massacrati, ed Erice riconquistò la propria autonomia. Il nome Monte San Giuliano restò fino al 1934, quando fu rispolverato l’antico nome elimo del mitico fondatore Erice, figlio di Afrodite e di Bute, re degli Elimi.
La bellezza alla prova del futuro
Oggi Erice è una meta facilmente raggiungibile: una funivia la collega a Trapani, offrendo panorami mozzafiato con l’estremità della falce della città protesa verso le isole Egadi. Dal Castello di Venere e dal Giardino del Balio si gode di un panorama straordinario: da una parte il Golfo di Trapani con le Egadi, le saline e l’isola di Mozia, dall’altra Monte Cofano e San Vito Lo Capo, e nelle belle giornate persino Pantelleria. Per molti, il vero valore di Erice non sta in un singolo monumento, ma nell’essere un borgo medievale rimasto intatto: un unicum sospeso tra il mito e la montagna.















