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Le pesche fanno bene o male a chi ha la pressione alta? La risposta della medicina

Le pesche fanno bene o male a chi ha la pressione alta? Le pesche sono un frutto che contengono un buon quantitativo di potassio. E’ un minerale indicato per chi soffre di pressione alta in quanto equilibra la pressione, abbassandola. Il potassio , infatti, aiuta a far funzionare il corpo correttamente, mentre il sodio riduce la capacità dei reni di rimuovere l’acqua e di conseguenza aumenta la pressione sanguigna. Sempre il potassio facilita l’eliminazione dei liquidi in eccesso contrastando ritenzione idrica e cellulite. Insieme al sodio il potassio è uno dei più potenti riequilibratori del bilanciamento idrico dell’organismo a livello cellulare. Nella parte esterna della cellula, infatti, si trova il sodio, mentre in quella interna il potassio. Ora se il sodio è presente in grandi quantità rispetto al potassio, la cellula si “gonfia” di acqua trattenendola all’interno. Il rischio sono ritenzione idrica, edemi e cellulite. Per migliorare l’espulsione di sodio e acqua c’è pertanto bisogno di un elevato apporto di potassio. Secondo una ricerca condotta dall’Università del Texas, «minore è il livello di potassio nelle urine e minore il potassio nella dieta, maggiore è la pressione del sangue».

Quale frutta aiuta a tenere sotto controllo la pressione arteriosa? L’elenco non è molto lungo. Vi si trovano le fragole e i mirtilli. Le rosse fragole sono ricche di antiossidanti che sembrano rilassare l’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni. Anche i mirtilli hanno effetti positivi sui vasi e sulla pressione sanguigna. Contengono i polifenoli che sono potenti antiossidanti come l’acido fenolico, i tannini e le antocianine. Mangiare anguria contribuisce a migliorare situazioni di ipertensione. Le banane invece sono rinomate per la quantità di potassio che contengono. Per questo contrastano l’ipertensione arteriosa. I kiwi al loro interno contengono molti benefici. La luteina, in particolare, ha delle proprietà antiossidanti. Si consiglia di consumare  almeno tre kiwi al giorno, associato ad una dieta equilibrata, apporta miglioramenti nella quotidianità. Il consiglio è di limitare i cibi in scatola e i surgelati.

Le pesche vanno consumate lontane dai pasti? Il consiglio è di consumare le pesche lontane dai pasti. Questi frutti tendono a causare fermentazioni specialmente se in associazione con latticini e carboidrati. Un secondo consiglio è di non bere troppa acqua quando si mangiano le pesche perché potrebbe causare gonfiori. Solitamente si consiglia di consumare la frutta lontano dai pasti principali. Prima o almeno 2 ore dopo il pasto, per evitare di accusare il classico gonfiore, sia a livello gastrico che a livello intestinale. Questo è legato alla fermentazione degli zuccheri presenti al suo interno. Un altro motivo che invita a mangiare la frutta dopo i pasti è che a digiuno i suoi nutrienti verrebbero assimilati più rapidamente, godendo quindi appieno delle sue proprietà benefiche. «Sebbene l’osservazione possa essere corretta – sostiene la nutrizionista Fernanda Scala – alcune preziose sostanze contenute all’interno dei frutti che consumiamo, se combinati correttamente, posso supportare e favorire i processi metabolici, digestivi e di assorbimento di altre sostanze introdotte attraverso la dieta giornaliera. Ad esempio: la bromelina, un enzima proteolitico contenuto in alcuni frutti come l’ananas, favorisce la degradazione proteica, facilitando e migliorando il processo digestivo. La vitamina C, facilita l’assorbimento sia del ferro eme, presente all’interno degli alimenti di origine animale, sia di quello non-eme, contenuto all’interno degli alimenti di origine vegetale. Le fibre solubili, contenute al suo interno, contribuiscono a rallentare, e quindi a limitare, l’assorbimento sia a livello gastrico che a livello intestinale, degli zuccheri e degli acidi grassi saturi contenuti all’interno degli alimenti che consumiamo».