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Cosa succede a chi mangia le foglie di rabarbaro? Attenzione alla risposta

Cosa succede a chi mangia le foglie di rabarbaro? E’ sconsigliato l’utilizzo delle foglie di rabarbaro perché sono ricche di acido ossalico, una sostanza dagli elevati poteri lassativi che influisce negativamente sulle funzionalità renali. L’acido ossalico se assunto in dosi importanti, può scatenare reazioni tossiche. L’acido ossalico può avere effetti tossici acuti, di tipo corrosivo nei confronti della bocca e del tratto intestinale, con possibilità di emorragie, convulsioni, coliche renali. Gli effetti crosonici sono dovuti al fatto che si lega con diversi importanti minerali (ferro, magnesio e calcio), impedendone l’assorbimento e determinando, alla lunga, stati di carenza che possono portare allo sviluppo di patologie come osteoporosi e anemia. Per questo, è bene sapere, che le foglie di rabarbaro sono sconsigliate da mangiare.

Quali sono i benefici del rabarbaro? Il rabarbaro è un digestivo in quanto stimola la secrezione dei succhi gastrici e della bile. Se assunto in piccole dosi il rabarbaro ha proprietà astringenti, perché contiene anche tannini che hanno invece effetto astringente. I rabarbaro è una delle verdure a più basso apporto calorico. Ecco perché viene spesso inserito nelle diete dimagranti. Il rabarbaro è anche una verdura antitumorale perché ricco di beta-carotene e di composti fenolici come la luteina e la zeaxantina. Grazie al ferro e al rame contenuti nel rabarbaro, inoltre, questa buona verdura stimola la produzione di nuovi globuli rossi, aumentando l’ossigenazione del sangue e la sua circolazione.

Chi non deve mangiare il rabarbaro? Il rabarbaro non va mangiato in dosi eccessive per via del forte effetto lassativo. Devono evitarlo nella propria dieta le donne in gravidanza e in allattamento. Il rabarbaro va evitati anche dai bambini sotto i due anni e dalle persone che soffrono di problemi gastro-intestinali come le coliti. Le foglie di rabarbaro, inoltre, contengono ossalati in gran quantità, il loro impiego in cucina è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali e a tutti per evitare intossicazioni. Il consiglio per chi vuole mangiare il rabarbaro è di consultare il medico di fiducia prima dell’uso e attenersi alle dosi indicate.

Il rabarbaro aiuta ad abbassare il colesterolo? Il rabarbaro è povero di grassi e di calorie, non contiene colesterolo e ne facilita l’eliminazione grazie alla buona presenza di fibre alimentari. Ecco perché il rabarbaro aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari. I principi attivi del rabarbaro, inoltre, sembrano esercitare un’azione antimicrobica. Per questo agirebbe positivamente sui livelli di colesterolo, promuovendo l’eliminazione di batteri e tossine e il flusso di sangue nella mucosa dell’intestino finendo per ridurre la permeabilità di quest’ultima. Il rabarbaro viene utilizzato in caso di emorragie gastriche, herpes labiale ed insufficienza renale. È utilizzato per facilitare l’intestino in caso di emorroidi.

Il rabarbaro può interagire con alcuni medicinali? Bisogna sempre stare attenti nel mangiare il rabarbaro quando si assumono alcuni medicinali. Il consiglio è di rivolgersi sempre al proprio medico. Il rabarbaro interagisce con la digossina, aumentandone la tossicità. Interferisce inoltre con l’assorbimento dei farmaci assunti per via orale. Aggrava anche le carenze di potassio se assunto insieme a diuretici, corticosteroiri e radice di liquirizia. Il rabarbaro potenzia gli effetti negativi dei farmaci pericolosi per il fegato e potenzia anche l’effetto dei lassativi stimolanti. Il rabarbaro potrebbe interagire con gli antiaritmici. Sempre il rabarbaro potrebbe stimolare le contrazioni uterine e avere effetti genotossici.