Il Surrealismo tra il secondo Manifesto e il dopoguerra

Il Surrealismo tra il secondo Manifesto e il dopoguerra.

Il Secondo manifesto del Surrealismo (Le second manifeste du surréalisme) nasce nel 1929, avrà rispetto al precedente, un’impronta tipicamente politica e nello stesso tempo una profonda esaltazione dell’ego, celebrando specialmente il sogno e l’istinto.

Il Surrealismo, dopo la prima parentesi del 1919 auspice il suo fondatore André Breton, vide in seguito nel 1929, “Le second manifeste du surréalisme” (Secondo manifesto del Surrealismo), pubblicato dallo stesso Breton, affiancato da Paul Eluard. Fu un’accurata celebrazione ed esaltazione del precedente manifesto, ed ebbe un’impronta chiaramente politica, esponendovi gli autori, la loro teorizzazione del movimento: una rivoluzione di tipo marxista della società in contrasto con la mentalità e le logiche borghesi.

Occorre però precisare che Breton non intendeva fare dell’arte uno strumento di mera politica,

per cui, a causa delle sue idee, fu espulso dal partito comunista francese (PCF), nel momento in cui si allineò dalla parte di Trotzkij. Il tentativo di rendere comprensibile questa sua formulazione, fu spiegato nella sua opera autoapologetica: “Légitime défense” (Legittima difesa).

Negli anni seguenti il Movimento diminuì la sua consistenza fino a perdere la sua unione. Nel 1940 André Breton si trasferì negli Stati Uniti, dove pubblicò I prolegomeni a un terzo manifesto del surrealismo. Ritornato in Francia nel 1946, cesserà di produrre fondamentali opere, interessandosi solamente a riproporre stancamente i suoi libri teorici.

Egli cercherà di ridare importanza al gruppo surrealista ricostituito, ma, oramai, era avviata la lenta ed inevitabile decadenza e disgregazione del Movimento.

Breton morì a Parigi, il 28 settembre del 1966, il suo necrologio riportava queste sibilline parole: “Je cherche l’or du temps”, che possono essere interpretate come Io cerco l’oro del tempo oppure come Io cerco l’adesso del tempo. Nel 1976 viene pubblicata l’opera collettiva “La civiltà surrealista” curata da Vincent Bounure. Negli anni Ottanta si hanno due esposizioni internazionali uno a Losanna (1987), un’altra a Milano (1989).

Il XXI secolo si è aperto con due esposizioni internazionali,

rispettivamente nel 2001 (“Surrealismo, il desiderio senza limiti, Londra, curata da Jennifer Mundy) e nel 2002 (“La Rivoluzione surrealista”, Parigi, curata da Werner Spies). In definitiva i surrealisti non furono un gruppo omogeneo, ognuno sviluppò temi e tecniche del tutto personali in funzione del suo talento e del suo estro. Molti esponenti surrealisti diedero espressione in ogni forma d’arte e stile, poiché il loro scopo fu interpretare l’insieme dei fenomeni riposti nell’inconscio e, quindi, fortemente istintivi, al fine di rappresentarli nella realtà, o meglio, pervenire ad una realtà superiore, una “surrealtà” (sur réalisme), che superi anche la logica comune. Le loro tecniche variarono notevolmente a seconda dell’utilizzo dei componenti, in una continua e, talvolta spasmodica, ricerca e sperimentazione.

Tra le varie e talvolta bizzarre tecniche impiegate dai surrealisti ricordiamo il fotomontaggio,

la pittura a fumo o fumage (tecnica ideata da Wolfang Paalen, consistente nel far depositare opportunamente del fumo, prodotto da una candela o da una lampada a kerosene su un supporto cartaceo o di tela), il frottage (tecnica introdotta in Occidente dal pittore Max Ernst e che consiste nello sfregare ripetutamente una mina di piombo o di grafite, oppure un carboncino, su un foglio di carta adagiato su un oggetto dalla superficie ruvida ed irregolare, ad esempio, una tela di sacco, una pietra, del sughero, degli oggetti metallici, dei rametti o foglie e quanto altro), le composizioni tipografiche, i quadri di sabbia, la pittura automatica, la decalcomania (tecnica di trasporto di un disegno da un foglio, opportunamente trattato, su una superficie vitrea o metallica),

i rayogrammes (tecnica innovativa che permette di ottenere immagini da materiali fotosensibili impressionati senza l’utilizzo di obiettivi e di fotocamere e senza negativo,

mettendo a contatto l’oggetto direttamente con l’emulsione sensibile), doppia immagine (combinazione di figure che, a loro volta, creano ulteriori immagini nascoste), utilizzo ed esaltazione degli effetti trompe œil, l’uso di oggetti-simbolo e il grattage (tecnica che consiste nel raschiare il pigmento fresco, precedentemente applicato sulla tela, in modo da ottenere figure sorte in maniera del tutto casuale).

Sistemi, questi, di espressione personale, che, artisti del calibro di Arp, Tanguy, Ichè, Delvaux, Masson, Magritte, Breton, Mirò, Ernst, Brauner, Fini, Picabia, Dalì, Ray, Sciltian, Giacometti, Duchamp, Matta, Paalen e, non ultimo, il siciliano Tinosa (pseudonimo di Salvatore Contino, 1922-2008) esternarono, imprimendo nel panorama artistico internazionale, l’influenza del Surrealismo (superamento del realismo), anche nelle correnti artistiche della seconda metà del Novecento. Il siciliano Tinosa formulò una propria visione del “mondo” tipicamente surrealista: le sue opere, infatti, sono caratterizzate da imponenti strutture da lui stesso definite avveniristiche, svettanti verso l’infinito e terminanti con edifici torreggianti, metafora dell’anelito di elevazione dell’umanità.

Egli prefigurò un’umanità futura capace di sfruttare l’energia dei campi gravitazionali, superando i limiti imposti dalle fonti energetiche attualmente disponibili. Il Tinosa nel 1976 in occasione dell’esposizione internazionale di Parigi “L’Art Libre” riscosse con una sua opera un notevole successo e fu insignito della prestigiosa onorificenza del Diploma d’Onore.

Bibliografia e sitografia:

Second Manifeste du Surréalisme, Paris, éditions Kra, 1930

Giuseppe Longo 2024, Le avanguardie del Novecento: Il centenario del Surrealismo (1924 – 2024), Cefalunews, 19 gennaio.

https://fr.wikipedia.org/wiki/Manifeste_du_surr%C3%A9alisme

Foto a corredo dell’articolo: Second Manifeste du Surréalisme, Paris, éditions Kra, 1930.

Giuseppe Longo

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