Nel 1905, in un caffè della capitale francese, un giovane palermitano di 22 anni e il direttore della più importante rivista sportiva d’Europa tracciarono su un foglio di carta il percorso di quella che sarebbe diventata la gara automobilistica più antica del mondo. Tutto cominciò così, lontano dalle Madonie ma con la Sicilia nel cuore.
Per molti è una sorpresa scoprirlo, ma la Targa Florio non è nata in Sicilia. La nostra corsa più amata, quella che da 120 anni attraversa le Madonie e fa battere il cuore di Cefalù e dei paesi vicini, fu immaginata e disegnata a Parigi, su un foglio di carta, in una redazione di giornale. Una storia che merita di essere raccontata, perché racchiude tutto il genio di Vincenzo Florio e una bella amicizia con uno dei personaggi più importanti dello sport europeo dell’epoca.
Un giovane palermitano con un’idea folle
Siamo nel 1905. Vincenzo Florio ha appena ventidue anni. È il rampollo più giovane di una delle famiglie più ricche e potenti d’Europa, quella dei Florio di Palermo. Ma non è il classico nobile annoiato. È un ragazzo appassionato di motori, intraprendente, con una visione chiara: portare in Sicilia le grandi corse automobilistiche che stanno facendo impazzire l’Europa.
L’esperienza non gli manca. A diciassette anni guidava già con audacia una Fiat 12-16 HP. Nel 1903 aveva vinto la Padova-Bovolenta su una potente Panhard & Levassor da 40 HP. Nel 1904 aveva organizzato il circuito Palermo-Monreale. E nel 1905 aveva creato la Coppa Florio, una corsa che si disputava nel bresciano e nel bolognese, con un montepremi di 50 mila lire per il vincitore.
Ma il vero sogno di Vincenzo era diverso: organizzare una grande corsa automobilistica sulle Madonie. Quando ne parlava in giro, gli appassionati francesi lo prendevano per matto: chi voleva mai correre su strade sterrate, dissestate, in una terra “sconosciuta e accidentata” come la Sicilia?
L’amico Henri Desgrange e la redazione de “L’Auto”
Vincenzo non si scoraggia. Decide di rivolgersi alla persona giusta, un suo amico francese che è anche uno degli uomini più influenti dello sport europeo: Henri Desgrange.
Chi era Desgrange? Un ex ciclista che tra il 1893 e il 1895 aveva detenuto dodici record mondiali su pista. Un giornalista geniale, direttore del quotidiano sportivo “L’Auto” (l’antenato dell’attuale “L’Équipe”). E soprattutto, l’inventore del Tour de France, che aveva creato appena due anni prima, nel 1903, per battere la concorrenza editoriale.
Desgrange era esattamente l’uomo che serviva. Conosceva il mondo delle corse, sapeva come si organizzava un grande evento sportivo, e soprattutto aveva un giornale con cui dare visibilità mondiale all’idea.
Vincenzo parte per Parigi. L’incontro avviene nella redazione de “L’Auto”. C’è anche un fotografo sportivo famosissimo dell’epoca, Meurisse, e i redattori Faroux e Le Fèvre.
Il percorso disegnato a Parigi
Su un foglio di carta, davanti a Desgrange, Vincenzo Florio traccia il percorso. Lo fa elencando i paesi che le auto dovranno attraversare: Cerda, Caltavuturo, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Petralia Soprana, Geraci Siculo, Castelbuono, Isnello, Collesano, Campofelice di Roccella.
In tutto 146 chilometri e 900 metri di strada sterrata. Un tracciato durissimo, pieno di curve, salite, discese, che va dal livello del mare fino ai mille metri di altitudine, attraverso vigneti, oliveti e paesini arroccati. Un percorso che Florio aveva immaginato studiando il circuito dell’Alvernia, dove si correva la Coppa Gordon Bennett: anche lì innumerevoli curve, saliscendi e un lungo rettilineo. Gli ricordavano le Madonie.
Desgrange, dopo aver visto la mappa, è entusiasta. Decide di sostenere l’idea. Invia subito sul tracciato due redattori e un fotografo per verificare il percorso. Al ritorno a Parigi tutto viene pianificato nei dettagli.
Il telegramma che fa partire tutto
Quando ha la certezza che si farà, Vincenzo Florio invia un telegramma al Conte D’Isnello a Palermo, suo collaboratore. Il testo è rimasto famoso:
“A l’Auto tutto bene! Pregoti scegliere percorso privo passaggi a livello, invia urgentemente at Henri Desgrange ‘L’Auto’ – Parigi – pianta percorso chilometri e attraversamenti – Grazie Abbracci. Vincenzo”
Poche righe, ma sufficienti a far nascere ufficialmente la Targa Florio.
Una targa d’oro firmata Lalique
Per il premio del vincitore, Vincenzo non si accontenta. Incarica il più grande orafo francese dell’epoca, René Lalique, maestro dello stile Art Nouveau, di forgiare le targhe. Lalique era lo stesso artista che lavorava per Cartier e che aveva creato gioielli per la grande attrice Sarah Bernhardt. Il montepremi viene fissato in 40 mila lire: tre quinti al vincitore, il resto diviso tra il secondo e il terzo.
6 maggio 1906: il sogno diventa realtà
Il 6 maggio 1906, alle sei del mattino, finalmente il rombo dei motori sulle Madonie. Sulla linea di partenza ci sono dieci vetture: cinque Itala, una Fiat, due Bayard-Clément, una Berliet e una Hotchkiss. Tra i piloti spicca anche Vincenzo Lancia, futuro fondatore della casa torinese.
Dopo 9 ore, 32 minuti e 22 secondi di gara, su un tracciato durissimo, taglia per primo il traguardo Alessandro Cagno su Itala. Vince con oltre mezz’ora di vantaggio sul secondo, alla media di 46 km/h. Solo sette piloti su dieci arrivano al traguardo.
Vincenzo Florio aveva vinto la sua scommessa. La sua intuizione, nata in un caffè di Parigi e tracciata su un pezzo di carta, era diventata realtà. Sulle Madonie aveva preso vita la prima vera gara automobilistica internazionale del mondo.
Una storia che continua
Da quel 6 maggio 1906 sono passati 120 anni. La Targa Florio si è disputata 61 volte come gara di velocità (dal 1906 al 1977), poi è diventata un rally. Mantiene però la numerazione originale: dal 12 al 16 maggio 2026 si corre la 110ª edizione, ancora una volta sulle strade delle Madonie.
Pochi, tra i tanti appassionati che assisteranno alla corsa, sapranno che tutto cominciò lontanissimo da qui. In una redazione parigina, tra il fumo delle sigarette e l’odore della carta da giornale, quando un giovane palermitano e un ex campione del ciclismo francese disegnarono insieme, su un foglio bianco, il futuro dello sport siciliano.















