I numeri arrivano freddi, ma raccontano un anno caldo. Nel 2025 la Polizia di Stato e la Digos hanno denunciato 3.243 estremisti violenti di sinistra. Sul fronte opposto, 905 soggetti riconducibili all’estremismo di destra. Non è solo una questione di cifre. È il segno di una tensione che attraversa piazze, università, quartieri. Un movimento continuo, fatto di cortei, slogan, interventi delle forze dell’ordine. Il bilancio emerge dal report diffuso in occasione del 174esimo anniversario della Polizia. Dentro ci sono arresti, misure cautelari, fogli di via. Ma soprattutto c’è una fotografia del clima che si respira nel Paese.
I numeri della sinistra antagonista
Il dato più alto riguarda l’area della sinistra radicale. Oltre tremila denunciati, 38 arresti, decine di provvedimenti amministrativi. All’interno di questo blocco si colloca anche il cosiddetto terrorismo di matrice anarchica e marxista-leninista. Qui i numeri si fanno più ristretti ma più sensibili: 13 arresti, 524 denunciati, 19 persone sottoposte ad altre misure coercitive. Non sono cifre isolate. Si inseriscono in un contesto fatto di mobilitazioni frequenti, presidi, azioni dimostrative. La presenza sul territorio è costante, spesso reattiva agli eventi internazionali.
L’estremismo di destra sotto osservazione
Sul fronte opposto, i dati sono più contenuti ma comunque rilevanti. Sono 905 i soggetti denunciati nel 2025 per reati legati a propaganda e istigazione a delinquere, spesso con riferimenti politici, razziali o religiosi. In questo ambito si registrano 20 misure cautelari non custodiali. Anche qui il fenomeno non è statico. Si muove tra rete e territorio, tra simboli, messaggi e iniziative che restano sotto il monitoraggio costante delle forze dell’ordine.
Le piazze e le proteste
Il 2025 è stato anche l’anno delle manifestazioni diffuse. Migliaia in tutta Italia. Una parte consistente legata alla solidarietà al popolo palestinese. Cortei organizzati in tempi rapidi, spesso in risposta a notizie che arrivavano dall’estero. Nei momenti di maggiore intensità si contano circa mille cortei in quindici giorni, con una partecipazione complessiva che supera il milione e trecentomila persone. Non solo movimenti radicali. In piazza scendono anche realtà più moderate: sindacati, associazioni pacifiste, gruppi civici. Una mobilitazione larga, che cambia forma ma non perde forza.
Gli sgomberi e le tensioni
In questo scenario si inseriscono anche gli sgomberi di spazi occupati storici come Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino. Operazioni che hanno acceso le piazze, generando proteste e momenti di tensione. Le forze dell’ordine si trovano a gestire situazioni che cambiano rapidamente. Dalle occupazioni agli sgomberi, dalle manifestazioni spontanee a quelle organizzate. Il confine tra protesta e ordine pubblico diventa sottile, spesso difficile da mantenere.
Il quadro che emerge è quello di un Paese attraversato da spinte diverse. Numeri che crescono, piazze che si riempiono, tensioni che si accendono e si spengono. Non è solo una questione di sicurezza. È un segnale. Qualcosa si muove sotto la superficie. E il 2025, nei dati della Polizia, lo mette nero su bianco: le piazze non sono più solo luoghi di passaggio, ma spazi dove il conflitto prende forma e voce.















