Giovedì 10 settembre, a Ginostra, la campanella tornerà a suonare dopo vent’anni di silenzio. Non ci sarà il vociare di una classe, né il via vai di bambini nei corridoi. Ci sarà una sola alunna, Aisha, che a giugno ha compiuto sei anni e che inizierà il suo percorso scolastico in quella che si appresta a diventare la scuola più piccola d’Europa e forse del mondo.
Un borgo raggiungibile soltanto via mare
Ginostra è davvero l’isola nell’isola. Un minuscolo borgo di Stromboli, aggrappato alle pendici del vulcano, dove non si arriva in auto e non esistono strade percorribili dall’esterno: l’unico accesso è il mare. D’inverno ci vivono circa quaranta persone. D’estate il numero si moltiplica e il borgo può arrivare ad accogliere fino a cinquecento presenze, tra residenti stagionali e visitatori attratti da uno dei paesaggi più suggestivi del Mediterraneo.
Quel divario tra i mesi freddi e la stagione estiva racconta bene la condizione di molte piccole comunità insulari. La vita quotidiana si organizza attorno ai collegamenti marittimi, alle condizioni del tempo, alla disponibilità dei servizi essenziali. Tutto diventa più complesso: arrivare, partire, lavorare, curarsi. E mandare i figli a scuola.
Vent’anni senza aule
Per due decenni, nonostante la presenza di famiglie e bambini, la scuola di Ginostra era rimasta chiusa. Una assenza che pesa più di quanto suggeriscano i numeri, perché dove non c’è una scuola le famiglie con figli piccoli tendono a spostarsi altrove, e la comunità si assottiglia anno dopo anno.
Ora la sezione riapre per una bambina soltanto. Per farlo è stato necessario trovare prima di tutto un luogo dove poter mettere un banco, una cattedra, una lavagna. La soluzione è arrivata dalla Curia vescovile, che ha messo a disposizione una stanza della parrocchia della Chiesa di San Vincenzo Ferreri, restaurata di recente dopo anni di abbandono. Tra le parti è stato sottoscritto un contratto di comodato d’uso.
Il percorso istituzionale
L’attivazione della sezione era stata richiesta l’8 gennaio dalla giunta municipale di Lipari all’Ufficio scolastico provinciale di Messina. Il via libera della Regione è arrivato l’19 gennaio. Da quel momento è cominciato il conto alla rovescia verso il primo giorno di lezione.
Aisha non sembra avere dubbi. Non sa ancora chi sarà la sua maestra, ma sa perfettamente quello che vuole: «Non vedo l’ora di andare a scuola».
Una scelta di vita
Dietro quella frase c’è la decisione dei suoi genitori, Rafik Bazine, imprenditore tunisino di 40 anni, e Monica Abbate, siciliana di 33 anni e delegata municipale. Sono loro ad aver scelto di restare a Ginostra e di crescere qui la loro figlia, scommettendo sulla possibilità di vivere in un luogo dove ogni gesto quotidiano richiede più fatica.
«Per noi questo è il luogo dell’anima», raccontano. «Siamo innamorati del nostro paradiso, della natura, del mare, perfino del vulcano che incombe sulle nostre case. E non vogliamo andarcene».
Un banco che vale più dei numeri
Mentre in molte parti d’Italia le scuole riaprono con centinaia di studenti, a Ginostra il nuovo anno scolastico comincerà con una sola bambina. Un banco, una maestra e un’aula ricavata in una stanza della parrocchia. Ma in quel banco solitario c’è la sfida di una comunità che non vuole scomparire, la determinazione di una famiglia che ha scelto di restare e una bambina di sei anni che giovedì attraverserà la porta della sua scuola, protagonista di una storia destinata a fare il giro d’Europa.
Una vicenda che parla anche alle Madonie
La storia di Ginostra tocca da vicino anche il nostro territorio. Nei comuni dell’entroterra madonita il calo delle nascite e lo spopolamento mettono ogni anno sotto pressione le sezioni scolastiche, con pluriclassi e accorpamenti che rischiano di allontanare i servizi dai piccoli centri. Da Cefalù alla dorsale delle Madonie, il tema è lo stesso: una scuola che resta aperta è il primo segnale che una comunità ha ancora futuro.















