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Chiese madonite: la matrice di Castelbuono un tesoro di arte, storia e religiosità

La Chiesa madre di Castelbuono è dedicata all’Assunta. Le sue origini sono antiche in quanto si ha notizia della sua consacrazione risalente al 1494. Nel XVII secolo l’edificio viene ampliato e vi si trasferiscono l’amministrazione e l’archivio della vecchia matrice. La nuova chiesa viene aperta al culto nel 1701 ma dopo circa un secolo ha bisogno di nuovi lavori per i danni causati dai terremoti del 1819 e del 1820. Viene ricostruita grazie al sostegno economico della cittadinanza ma nella nuova struttura non c’è più posto per la cupola originale e nemmeno per i due campanili danneggiati dagli sciami sismici. La ricostruzione della chiesa risente del fatto che la città di Castelbuono non è stata sempre sotto la giurisdizione della stessa Diocesi. Dalle origini fino al 1816, infatti, è ricaduta sotto la giurisdizione dell’Arcivescovado di Messina, dal 1817 al 1843 sotto quella del Vescovado di Nicosia e dal 1844 fa parte della Diocesi di Cefalù. All’interno della chiesa officiava la “Comunia” dei sacerdoti della città che nel 1866 vi istituisce la biblioteca nella quale confluiscono le opere delle corporazioni religiose soppresse. A Castelbuono, infatti, erano presenti diverse comunità religiose: i padri conventuali della chiesa di san Francesco, i benedettini cassinesi del convento della chiesa di sant’Anna, gli agostiniani eremitani, le suore benedettine del monastero di santa Venera, i domenicani della chiesa del Rosario, i frati minori osservanti della chiesa di sant’Antonino. Sino al 1957 la Matrice nuova resta ed opera quale unica chiesa parrocchiale. Alla fine degli anni ’50, infatti, il vescovo Emiliano Cagnoni ripristina la matrice vecchia ed erige una nuova parrocchia nella chiesa di Sant’Antonino martire.

La nuova Matrice oggi si presenta in stile neoclassico con l’interno a croce latina su tre navate sorrette da dodici colonne in pietra, rivestite di stucco. Di particolare manifattura sono gli stucchi che rivestono le quattro colonne dei due altari del transetto perché caratteristici dell’arte dei Serpotta. Interessanti anche gli angeli che si trovano sull’arco trionfale della cupola perché appartengono a Vincenzo Messina. All’interno della chiesa si trova una grande croce in legno risalente alle origini della chiesa, XV secolo, ed un trittico antonelliano che raffigura la Madonna, Sant’Antonio Abate e Sant’Agata. L’opera mostra nella zona alta l’Ecce Homo con la vergine e l’arcangelo Gabriele. Nella predella, invece, si trovano raffigurate alcune scene del martirio di Sant’Agata, del fuoco di Sant’Antonio e della Natività. All’interno della chiesa si trovano anche alcune statue realizzate da Filippo Quattrocchi che raffigurano san Sebastiano, san Rocco, san Vito, l’Immacolata e il Risorto.

Sulle navate laterali si trovano diversi altari con alcune belle tele che provengono da altri luoghi di culto cittadini. Interessante è la tela che raffigura San Giuseppe mentre passeggia con il Bambino. Nella navata di destra, in particolare, si trova la cappella dell’Addolorata con all’interno un Crocifisso del 1768 incastonato in un artistico reliquiario che copre l’intera parete con cento vetri reliquiari. Sotto l’altare è custodito il corpo di san Pio Martire giunto da Roma nel 1772. Nella stessa cappella si trova la nicchia con le reliquie del beato Guglielmo. Il suo corpo è stato riesumato nel 1500 e collocato dentro un’urna d’argento. E’ compratono della città e l’urna con i suoi resti mortali vengono portati in processione ogni anno durante la festa di Sant’Anna assieme all’urna argentea con il teschio della Santa e all’immagine della Madonna del Carmelo. Nella stessa cappella si trova una tela che raffigura san Giuseppe nelle sue ultime ore di vita.

Un’altra cappella da ammirare è quella del Santissimo che si trova in fondo alla navata destra. Risale al 1600 e sono di bella fattura gli stucchi che inneggiano all’Eucaristia. Molte interessanti anche le due tele che vi si trovano che raffigurano la comunione di San Luigi Gonzaga e Gesù che porge la Comunione. L’opera più interessante è il maestoso tabernacolo sovrastato dal ciborio realizzato con intarsi, reliquiari e argenti ripartiti su più piani.

La chiesa custodisce un tesoro proveniente dalla Matrice vecchia. E’ composto da suppellettili liturgiche, paramenti sacri, dipinti devozionali, sculture lignee, gonfaloni processionali, tabernacoli, reliquiari, ex-voto, preziosi monili offerti dalle famiglie del luogo. Da non perdere l’ostensorio di Bartolomeo Tantillo del XVI secolo. In sagrestia si trova una portantina settecentesca con alcune miniature di Giuseppe Velasquez a cui è attribuita anche una tela del XVIII secolo raffigurante la Deposizione.