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Giovani italiani crescono con integratori e cocktail superalcolici

Tre giovani italiani su quattro consumano integratori e bevono mediamente cinque drink a settimana.  Il dato sull’utilizzo degli integratori arriva grazie ad un’indagine condotta da Gfk-Eurisko. quello sui giovani alcolizzati è il profilo dei giovani italiani tracciato da una ricerca dell’Istituto Toniolo e pubblicata per il Mulino all’interno del volume «La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2019».

L’87,6% dei giovani consuma mediamente 5,3 drink alla settimana. La ricerca curata da Elena Marta, professore di psicologia sociale e comunità all’università Cattolica di Milano, fa conoscere un mondo giovanile sconosciuto. I giovani italiani fanno un consumo smodato di bevande alcoliche ed in particolare drink realizzati con superalcolici e amari. Lo studio evidenzia come il consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti è la condizione più dannosa per le patologie e le problematiche legate all’alcol. L’abitudine di bere alcool sarebbe fatta propria dai giovani fin dall’adolescenza, età in cui avviene il loro esordio alcolico. In Italia il primo approccio con l’alcoo, secondo la ricerca sull’istituto Toniolo, per un ragazzo su tre (33,5% del campione) avviene tra i 15 e i 16 anni e mezzo. Ma c’è anche una fetta consistente di loro (circa il 18%) che inizia a farlo addirittura prima dei 15 anni. «Non solo, tra i più giovani abbiamo anche rilevato che – commenta la ricercatrice – il consumo di alcol delle femmine sia in netto aumento rispetto al passato. Quasi si trattasse di un modo per cercare di essere accettate dai loro coetanei con la differenza però che le reazioni e le conseguenze, a causa della diversa struttura fisica, sono senza dubbio più gravi».

Il Rapporto mostra anche come la quantità di alcol consumata si modifichi a seconda delle diverse fasce di età. Il consumo, infatti, aumenta in maniera significativa dai 24 anni, raggiungendo un picco tra i 27 e i 29 anni, per poi osservare una flessione a partire dai 30. Un andamento, quello del consumo maggiore tra i 24 e i 29 anni, che è valido anche i comportamenti a rischio come il binge drinking e le ubriacature.