Nel mese di gennaio 2026, mentre ampie zone della Sicilia registravano piogge abbondanti e in alcuni casi persino record stagionali, un comune ha fatto segnare un dato opposto, quasi controcorrente rispetto al resto dell’Isola. Parliamo di Gela, dove le precipitazioni complessive del mese sono risultate tra le più basse di tutta la regione. Un dato che sorprende, soprattutto se confrontato con quanto accaduto nello stesso periodo nelle aree montane e sull’Etna, dove in poche settimane sono caduti anche centinaia di millimetri di pioggia.
I numeri che raccontano un’anomalia
Secondo i dati ufficiali delle reti di monitoraggio meteorologico regionali, aggiornati al 28 gennaio 2026, a Gela nel corso del mese sono caduti poco più di 34 millimetri di pioggia. Si tratta di un valore estremamente contenuto per un mese invernale e nettamente inferiore rispetto alla media stagionale di molte altre località siciliane. Per dare un’idea della sproporzione, nello stesso arco temporale alcune stazioni dell’Etna hanno superato i 300 millimetri, mentre diversi comuni dell’entroterra hanno registrato piogge diffuse e persistenti. A Gela, invece, le precipitazioni sono state sporadiche, brevi e mai intense, lasciando lunghi periodi di tempo completamente asciutti.
Perché a Gela ha piovuto così poco
La spiegazione di questo dato va cercata innanzitutto nella posizione geografica della città. Affacciata sulla costa meridionale della Sicilia, Gela è meno esposta alle correnti umide che colpiscono con maggiore forza i rilievi interni e il versante settentrionale dell’Isola. Durante gennaio, molte delle perturbazioni atlantiche hanno scaricato la maggior parte delle piogge sulle zone montuose o lungo il Tirreno, perdendo intensità prima di raggiungere la costa sud. Il risultato è stato un mese caratterizzato da passaggi nuvolosi rapidi, qualche piovasco isolato e lunghi intervalli di tempo stabile.
Il confronto con il resto della Sicilia
Il dato di Gela risalta ancora di più se inserito nel quadro regionale. Nello stesso mese, comuni come Pedara, Linguaglossa o Randazzo hanno vissuto un gennaio decisamente piovoso, con accumuli che in alcuni casi hanno sfiorato o superato il mezzo metro d’acqua dall’inizio dell’anno. Anche nelle Madonie e nei Nebrodi le piogge sono state più frequenti e distribuite. In questo contesto, Gela rappresenta uno degli estremi opposti della mappa pluviometrica siciliana, diventando simbolo di una Sicilia spaccata in due dal punto di vista climatico.
Gela, una città abituata al clima secco
In realtà, la scarsa piovosità di gennaio non è del tutto estranea alla storia climatica di Gela. Il territorio è caratterizzato da un clima tendenzialmente secco, con estati molto calde e inverni miti, spesso poveri di precipitazioni continue. La pioggia, quando arriva, tende a concentrarsi in pochi episodi intensi piuttosto che distribuirsi in modo regolare. Tuttavia, un valore così basso in pieno inverno resta degno di nota, soprattutto in un mese che altrove è stato segnato da maltempo diffuso.
Le conseguenze sul territorio
Un gennaio con poche piogge ha effetti immediati e indiretti. Da un lato, riduce il rischio di allagamenti e problemi idrogeologici, che invece hanno interessato altre zone dell’Isola. Dall’altro, però, accentua il deficit idrico, soprattutto in vista della stagione primaverile ed estiva. Per un’area come quella gelese, dove l’agricoltura riveste ancora un ruolo importante, la mancanza di piogge invernali può incidere sulle riserve d’acqua del suolo e sugli invasi, rendendo più delicata la gestione delle risorse nei mesi successivi.
Un dato che racconta il cambiamento climatico
Il caso di Gela si inserisce in un quadro più ampio di crescente variabilità climatica. Non è tanto la siccità in sé a colpire, quanto il contrasto sempre più netto tra zone molto piovose e zone quasi asciutte nello stesso periodo. Gennaio 2026, con il suo mosaico di estremi, ne è un esempio evidente: mentre alcune aree fanno i conti con piogge insistenti, altre vivono mesi sorprendentemente secchi, come quello registrato a Gela.
Da non crederci, ma tutto documentato
Che a gennaio, nel cuore dell’inverno, una città siciliana abbia registrato poco più di 30 millimetri di pioggia può sembrare incredibile. Eppure i dati parlano chiaro e sono il frutto di rilevazioni ufficiali e continue. Gela, in questo scenario, diventa il simbolo di un’anomalia che invita a guardare con attenzione ai numeri e a non dare per scontato il comportamento del clima, nemmeno nelle stagioni che un tempo erano considerate le più “affidabili”.














